La Madonna col figlio in braccio e una corona di gabbiani

“Valli invita ogni generazione a onorare la Madonna”. Questa iscrizione, applicata sulla base del monumento creato da Giorgio Longhin per la piazza di Valli, porta in sé la storia di una piccola frazione, nata appena dopo la Prima Guerra mondiale a margine delle paludi appena bonificate. Vi erano allora poche case e, dal 1943, una chiesa, dedicata alla Natività di Maria Santissima, sostituita poi da una nuova parrocchiale nel 1965. Intorno al culto mariano sin da allora si è sempre aggregata la comunità di Valli, anche nei momenti più difficili, come l’alluvione del 1966. Ora l’immagine bronzea della Vergine, inaugurata lo scorso 26 aprile, completa la piazza moderna e veglia sulle case intorno. Questa scultura, plasmata da Longhin, sembra quasi approdare a Valli come una barca venuta dal mare, come una zattera di salvezza per tutti, col figlio in braccio e una corona di gabbiani che l’accompagnano festosi. Lo scultore ha concepito questo eidolon come una divinità marina, come una creatura nata in questo paese di terra e acque, come la sposa del Cantico dei Cantici, immersa in un paesaggio agreste, che qui a Valli si fonde con la dimensione lagunare. Così la corte celeste di cherubini si è trasformata in un tripudio di uccelli marini e questi gabbiani dalle ali spiegate, calano il divino nel quotidiano in una metafora immediata e manifesta. La Vergine, che teneramente sorride, è una donna di queste terre, appartiene a questo luogo, si ammanta del profumo delle barene e ha le mani grandi delle contadine che lavorano la terra. Longhin, che più volte ha saputo comprendere e fare propria la tensione spirituale di alcuni tra i maggiori luoghi della cristianità, lavorando in Santa Chiara ad Assisi, nella Porziuncola, e per il Santo Padre, è riuscito ancora una volta a interpretare in maniera originale un tema iconografico tradizionale, calando la divinità nella quotidianità, in un hic et nunc specifico, a margine della laguna. Tra le mani dello scultore il bronzo assume una morbidezza inconsueta, che rende le sue figure più umane, perché apparentemente soggette all’azione del tempo, che sembra lasciare segni indelebili sulla materia. Questo trattamento della superficie, che la rende scabra, opaca, quasi cedevole e ancora plasmabile, inserisce la produzione di Longhin in quel filone anticlassico che da Rodin e Medardo Rosso attraversa il Novecento fino a Marino Marin. Ciò che riesce sempre a sorprendere nelle sue opere, è la partecipazione umana, il carattere energico, il palpito ansimante e caldo che rende le sue figure così vicine agli esseri umani, così familiari e rassicuranti.

MARTA BOSCOLO

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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