Dall’emergenza al business

di Mauro Gambin
Il mondo ha sempre più bisogno di energia. I paesi che fino a ieri appartenevano al terzo mondo ora si stanno industrializzando e le loro economie, esattamente come le nostre, poggiano sulla produzione e sul consumo. L’India e la Cina stanno facendo passi da gigante verso il mondo industrializzato e il loro fabbisogno energetico è crescente. L’aumento esponenziale della richiesta di energia ha messo davanti agli occhi del mondo due nuove emergenze: il prossimo esaurimento dei combustibili fossili e l’elevata quantità di gas serra che sta minando il futuro del Pianeta. Al mondo è stato detto che occorre diversificare le fonti energetiche, così hanno preso spessore le ipotesi più diverse, dalla rivalutazione del nucleare all’impiego dell’idrogeno. Non sono mancati interventi e sussidi da parte dei governi che hanno sostenuto quelle famiglie virtuose capaci di produrre energie da fonti rinnovabili e a contenere gli sprechi.
Ma l’argomento energia non poteva non fare breccia in un territorio che ha sete di sviluppo come il Polesine: lo testimoniano il rigassificatore di Porto Viro e la centrale a carbone di Polesine Camerini. Ma oltre a questi due mega impianti sono anche le centali a biomassa a tenere banco nel rodigino. Di questi impianti, infatti, la Regione Veneto ne ha previsti un po’ su tutto il territorio provocando anche la reazione dei cittadini e delle amministrazioni delle aree interessate. L’insediamento di una centrale di questo tipo è stata autorizzata a Bagnolo con una potenza di circa 2,5 Mw, a Villanova del Ghebbo, con 6 Mw di potenza, a Calto, 12 Mw e a Rovigo dove i megawatt sono ben 41. Quest’ultimo, funzionerà ad olio vegetale, ed è stato recentemente autorizzato anche con il parere contrario della Provincia e del Comune. Ad denunciare l’abuso è stato l’assessore provinciale all’Ambiente Giancarlo Chinaglia che ha spiegato le proprie ragioni e quelle dell’ente che rappresenta. “Noi non siamo contrari alle centrali a biomassa — ha spiegato — siamo contrari al modo con il quale la Regione le “piazza” nel nostro territorio, senza concertare l’insediamento con la popolazione e soprattutto in assenza di un piano energetico che ne attesti la congruità. Un piano era stato discusso, ma da qualche anno è stato chiuso in un cassetto. In assenza di un documento, in compenso, è tutto in Regione che viene deciso. Ad esempio recentemente è stato deliberato che a concedere l’autorizzazione per i nuovi insediamenti a biogas saranno i comuni, nel caso di piccole centrali al di sotto dei 200 kilowatt mentre sarà la stessa Regione a concedere l’imprimatur per gli impianti al di sopra dei 250 kilowatt, tagliando completamente fuori la Provincia.
A bloccare la solerzia del governatore Giancarlo Galan è anche Legambiente che per voce del suo presidente regionale Davide Sabbadin, ha messo in evidenza anche gli aspetti negativi di questo tipo di impianti. “Legambiente non è contraria alle centrali a biomassa e alla loro tecnologia perché rappresentano una grande opportunità di produzione energetica senza l’impiego degli idrocarburi fossili. Tuttavia siamo contrari agli impianti che utilizzano biomasse importate dall’estero, come l’olio di palma, perché sarebbe un controsenso. Infatti, il loro trasporto implicherebbe l’utilizzo di automezzi che funzionano con i derivati del petrolio. Altra contraddizione è la sottrazione di terra alle culture da destinate al mercato alimentare per impiegarle nelle centrali. Questi impianti offrono benefici economici e ambientali solo se funzionano con gli scarti dell’agricoltura, come: i prodotti non commerciabili o le ramaglie derivate dalle potature. Dunque è la gestione ad essere determinate, altrimenti diventa un business esclusivo per chi costruisce queste tecnologie magari sfruttando i finanziamenti pubblici della Comunità Europea”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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