Il suolo si abbasserà di 25-30 centimetri

Con l’approvazione della legge 112/2008 le estrazioni di metano in alto Adriatico sono tornate di attualità. Il governo Berlusconi infatti ha autorizzato il ritorno di questa pratica che, in Polesine, l’Enel non ha mai smesso di considerare.
Secondo l’ente per l’energia le nuove estrazioni non costituirebbero un problema subsidenza per il territorio. Giandomenico Tessarin, esponente di Italia nostra, invece ci ha raccontato che le cose non stanno proprio in questi trermini.
“Il fenomeno — ha spiegato — è ancora in atto, malgrado le estrazioni siano cessate negli anni ’50, e viene misurato periodicamente da vari organi tecnici (Centro Nazionale Ricerche di Venezia, Istituto Geografico Militare, Università di Padova) registrando uno sprofondamento nell’ordine di misura dei 12 -15 centimetri ogni 100 anni. Se a questo aggiungiamo anche l’innalzamento del livello medio del mare, dovuto al periodo di deglaciazione attuale, che salirà di 12-13 centimetri per i prossimi 100 anni, si comprende tutta la pericolosità del fenomeno”. Sommando questi soli fenomeni già in atto, senza ulteriori alterazioni dell’equilibrio idrogeologico, si può valutare cautelativamente in circa 25-30 centimetri l’abbassamento progressivo del suolo rispetto al livello del mare nei prossimi 100 anni. Dalle precedenti esperienze si è constatato che i gravi danni conseguenti ad una estrazione sono riscontrabili solo a posteriori e non è possibile, come invece sostiene l’Agip disporre di indicatori tempestivi del danno arrecato. In tal proposito è possibile citare il professor Zambon cattedratico all’Università di Padova, facoltà di Ingegneria, da una sua recente relazione: “La subsidenza è fenomeno irreversibile e molto differito nel tempo.
I sofisticati monitoraggi programmati per le estrazioni nell’Alto Adriatico non sono sufficienti per evitare il pericolo.
Essi sono come un campanello d’allarme, che però quando suona è già troppo tardi: nell’assestamento successivo delle rocce il suolo continua ad abbassarsi per molti anni ancora. Venezia, Chioggia ed il delta del Po sarebbero ormai perduti “.
E’ il caso di ricordare le recenti esperienze vissute nel territorio a seguito della subsidenza. “Nel caso del Polesine, continua Tessarin, si è iniziato ad estrarre nel 1930, e smesso nel 1954 e la subsidenza è ugualmente continuata sia pure rallentando fino a raggiungere in certe zone i 3,50 metri rendendo le campagne coltivate degli acquitrini, ora trasformati in parco nazionale.
L’abbassamento a forma di imbuto del fondo marino sulla verticale dei giacimenti crea un richiamo della sabbia dagli arenili vicini e questo, durante le mareggiate, comporta l’indebolimento delle difese a mare (murazzi, moli e litorali sabbiosi) con risultati catastrofici per tutta la laguna. In conclusione i danni che sarebbero provocati dalle estrazioni sono assolutamente certi e in buona fede innegabili anche se ovviamente difficilmente quantificabili: non si può dare corso alle estrazioni solo perché vantaggiose al momento e non è accettabile ridurre il rischio dell’impatto sul sistema ecologico della laguna ad una mera considerazione di costi e benefìci economici”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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