Imprese: insieme la crisi si affronta meglio

di Germana Urbani
Due anni di recessione e 600mila posti di lavoro destinati ad andare in fumo entro la fine del 2009. Questi i contenuti dell’allarme lanciato a metà dicembre da Emma Marcegaglia, presidente nazionale di Confindustria, che ha invitato il governo a convocare un tavolo attorno al quale far sedere tutte le forze politiche e sociali per disegnare insieme quelle riforme che potranno risollevare l’Italia.
Da Rovigo, Unindustria punta a sostenere gli associati sul fronte del credito, facendo ponte con le banche per i fidi e a mettere in campo strategie interprovinciali per quanto concerne i servizi. Innovazione e ricerca per il presidente Fabrizio Rossi, restano poi le parole chiave per continuare ad essere competitivi anche in questi momenti di crisi. Il turismo è uno dei settori su cui puntare maggiormente visto il lavoro svolto lo scorso anno da Pierantonio Macola che investendo sul Delta ha avuto 100mila visitatori a villaggio Barricata.
Ma in una situazione di crisi diffusa, con le banche che stringono i cordoni e alle piccole e medie aziende manca liquidità, e’ quantomai necessario usare prudenza. A lanciare l’allarme è Confartiginato che ricorda come la crisi può mettere in ginocchio diverse aziende e, un giorno, alle porte di una o più di queste imprese si può presentare qualcuno, con un passato poco limpido ma con molti soldi in tasca, e fare un’offerta di quelle che non si possono rifiutare. “In una situazione di difficoltà per il sistema economico bisogna fare molta attenzione — ha affermato il presidente Girolamo Astolfi — Occorre opporsi all’ingresso di tutti quegli elementi “dannosi” e fuorvianti che tentano di introdursi nel mercato mettendone pericolosamente in bilico le regole e arrecando danni alle libere relazioni che devono caratterizzarlo. È necessario tenere sotto controllo sia le forme di criminalità economica sia le forme di infiltrazioni della malavita, che possono costituire una minaccia anche per un tessuto imprenditoriale geneticamente e storicamente sano come quello palesano”. “Oggi — continua Astolfi — è quantomai necessario sostenere le aziende che producono il Made in Italy. A che cosa serve dire o decretare che l’Iva dovrà essere corrisposta solo alla riscossione delle fatture quando queste piccole e medie imprese vedono crollare le ordinazioni e i fatturati del 30-50%? Queste imprese dovranno ridimensionarsi o chiudere. E altra manodopera dovrà far ricorso alla cassa integrazione o alla mobilità. E’ giunto il momento di usare la voce forte in Europa, il nostro governo dica finalmente all’Ue che questa legge sull’etichettatura obbligatoria con trasparenza e tracciabilità è un’urgenza”. A chiedere una filiera firmata, cioè riconoscibile, identificabile sul mercato, in modo che il prezzo del prodotto possa resistere anche nei momenti di crisi, è anche Coldiretti. Questa proposta si aggiunge alla richiesta all’Unione Europea di un intervento sui mercati più consono per far fronte alle speculazioni in atto. “Il serio problema del crollo dei prezzi dei cereali — riferisce Valentino Bosco, presidente di Coldiretti Rovigo — non dipende dalla qualità e neppure dalle quantità di prodotto in circolo, ma è un dato che si spiega soltanto con forti speculazioni che stiamo importando dall’estero. La speculazione si muove con meccanismi sui quali non siamo in grado di influire in modo determinante e per i quali occorre un serio intervento del Governo e della Ue.”

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Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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