La storia diventa una questione di date

di Mauro Gambin
Anche quest’anno l’Accademia dei Concordi in occasione del 27 gennaio strutturerà una “bibliografia tematica”, sia esponendo pubblicazioni che redigendo un opuscolo, sul tema del Giorno della Memoria. L’iniziativa sarà anticipata di qualche giorno dal recital di poesie d’autore che verrà presentato dagli studenti delle scuole cittadine con intermezzi musicali d’atmosfera, a cura della Società Dante Alighieri di Rovigo in Sala degli Arazzi il 22 gennaio, alle ore 17.
Approfondire l’argomento attraverso dei libri potrebbe essere di rilevante importanza. La storia insegna e per la storia le date sono importanti. Si scoprirebbe, per esempio, che il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita soltanto recentemente dal Parlamento italiano per ricordare le vittime del nazi-fascismo e l’Olocausto in occasione dell’ultima guerra mondiale.
“La Repubblica italiana — così riporta il testo approvato dal Parlamento il 20 luglio 2000 – riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Il testo dunque è chiaro e non lascia posto a fraintendimenti: vi furono persone che vennero perseguitate ingiustamente per il loro credo religioso, per la loro appartenenza politica o per il loro ceppo etnico, meritano il nostro ricordo affinché la loro storia non abbia più a ripetersi. Fu un riconoscimento importante anche per quelle 400 persone insignite dell’alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l’Olocausto, forse è arrivato con un discreto ritardo, ma meglio tardi che mai.
Mai, invece, sarebbe la risposta giusta per le recenti dichiarazioni, del ministro della difesa Ignazio La Russa e del sindaco di Roma Gianni Alemanno, che hanno definitivamente sdoganato i “ragazzi di Salò”, (i militari che volontariamente si arruolarono nella RSI e scelsero così di stare da una parte ben precisa della storia)? “Furono italiani — dissero — combatterono per i loro ideali”. L’8 settembre scorso i due uomini di Stato hanno cercato di mettere la memoria dei repubblichini al fianco di quelle persone che l’ultima guerra l’hanno patita a prescindere delle loro idee. Come se tra i fascisti, che approvarono le leggi razziali e permisero la deportazione di italiani ebrei nei campi di sterminio, e i repubblichini, del dopo 8 settembre, non vi fosse nessuna continuità. Vittime e carnefici, secondo questi due uomini di Stato, andrebbero ricordati entrambi. Magari i primi a gennaio i secondi a settembre. Come se le date e la storia non dovessero insegnare niente.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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di Mauro Gambin
Anche quest’anno l’Accademia dei Concordi in occasione del 27 gennaio strutturerà una “bibliografia tematica”, sia esponendo pubblicazioni che redigendo un opuscolo, sul tema del Giorno della Memoria. L’iniziativa sarà anticipata di qualche giorno dal recital di poesie d’autore che verrà presentato dagli studenti delle scuole cittadine con intermezzi musicali d’atmosfera, a cura della Società Dante Alighieri di Rovigo in Sala degli Arazzi il 22 gennaio, alle ore 17.
Approfondire l’argomento attraverso dei libri potrebbe essere di rilevante importanza. La storia insegna e per la storia le date sono importanti. Si scoprirebbe, per esempio, che il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita soltanto recentemente dal Parlamento italiano per ricordare le vittime del nazi-fascismo e l’Olocausto in occasione dell’ultima guerra mondiale.
“La Repubblica italiana — così riporta il testo approvato dal Parlamento il 20 luglio 2000 – riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Il testo dunque è chiaro e non lascia posto a fraintendimenti: vi furono persone che vennero perseguitate ingiustamente per il loro credo religioso, per la loro appartenenza politica o per il loro ceppo etnico, meritano il nostro ricordo affinché la loro storia non abbia più a ripetersi. Fu un riconoscimento importante anche per quelle 400 persone insignite dell’alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l’Olocausto, forse è arrivato con un discreto ritardo, ma meglio tardi che mai.
Mai, invece, sarebbe la risposta giusta per le recenti dichiarazioni, del ministro della difesa Ignazio La Russa e del sindaco di Roma Gianni Alemanno, che hanno definitivamente sdoganato i “ragazzi di Salò”, (i militari che volontariamente si arruolarono nella RSI e scelsero così di stare da una parte ben precisa della storia)? “Furono italiani — dissero — combatterono per i loro ideali”. L’8 settembre scorso i due uomini di Stato hanno cercato di mettere la memoria dei repubblichini al fianco di quelle persone che l’ultima guerra l’hanno patita a prescindere delle loro idee. Come se tra i fascisti, che approvarono le leggi razziali e permisero la deportazione di italiani ebrei nei campi di sterminio, e i repubblichini, del dopo 8 settembre, non vi fosse nessuna continuità. Vittime e carnefici, secondo questi due uomini di Stato, andrebbero ricordati entrambi. Magari i primi a gennaio i secondi a settembre. Come se le date e la storia non dovessero insegnare niente.

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Anche quest’anno l’Accademia dei Concordi in occasione del 27 gennaio strutturerà una “bibliografia tematica”, sia esponendo pubblicazioni che redigendo un opuscolo, sul tema del Giorno della Memoria. L’iniziativa sarà anticipata di qualche giorno dal recital di poesie d’autore che verrà presentato dagli studenti delle scuole cittadine con intermezzi musicali d’atmosfera, a cura della Società Dante Alighieri di Rovigo in Sala degli Arazzi il 22 gennaio, alle ore 17.
Approfondire l’argomento attraverso dei libri potrebbe essere di rilevante importanza. La storia insegna e per la storia le date sono importanti. Si scoprirebbe, per esempio, che il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita soltanto recentemente dal Parlamento italiano per ricordare le vittime del nazi-fascismo e l’Olocausto in occasione dell’ultima guerra mondiale.
“La Repubblica italiana — così riporta il testo approvato dal Parlamento il 20 luglio 2000 – riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Il testo dunque è chiaro e non lascia posto a fraintendimenti: vi furono persone che vennero perseguitate ingiustamente per il loro credo religioso, per la loro appartenenza politica o per il loro ceppo etnico, meritano il nostro ricordo affinché la loro storia non abbia più a ripetersi. Fu un riconoscimento importante anche per quelle 400 persone insignite dell’alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l’Olocausto, forse è arrivato con un discreto ritardo, ma meglio tardi che mai.
Mai, invece, sarebbe la risposta giusta per le recenti dichiarazioni, del ministro della difesa Ignazio La Russa e del sindaco di Roma Gianni Alemanno, che hanno definitivamente sdoganato i “ragazzi di Salò”, (i militari che volontariamente si arruolarono nella RSI e scelsero così di stare da una parte ben precisa della storia)? “Furono italiani — dissero — combatterono per i loro ideali”. L’8 settembre scorso i due uomini di Stato hanno cercato di mettere la memoria dei repubblichini al fianco di quelle persone che l’ultima guerra l’hanno patita a prescindere delle loro idee. Come se tra i fascisti, che approvarono le leggi razziali e permisero la deportazione di italiani ebrei nei campi di sterminio, e i repubblichini, del dopo 8 settembre, non vi fosse nessuna continuità. Vittime e carnefici, secondo questi due uomini di Stato, andrebbero ricordati entrambi. Magari i primi a gennaio i secondi a settembre. Come se le date e la storia non dovessero insegnare niente.

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