No del Veneto alle estrazioni in alto Adriatico

Con la chiusura dei rubinetti di gas metano dalla Russia, ritorna alla ribalta il problema delle estrazioni di metano in Alto Adriatico. L’area, ricca di giacimenti, è però anche estremamente delicata e le estrazioni di gas naturale potrebbe portare al rischio subsidenza, come avvenuto in passato.
La questione è stata risollevata dal ministro allo sviluppo economico Claudio Scajola, che ha spiegato in un’intervista le motivazioni che hanno portato il Governo a inserire un emendamento nel disegno di legge sullo sviluppo già approvato alla Camera e ora in discussione in Senato, che prevede una “revisione della clausola che impedisce l’estrazione in Alto Adriatico, in modo che in accordo con la Regione Veneto si possa di nuovo prendere energia dal sottosuolo”.
Ma l’accordo con la Regione Veneto per il momento manca del tutto: “Non siamo nel deserto o nel cuore della valle Padana o della Basilicata — ha spiega Giancarlo Galan in un’intervista al Gazzettino -. Vogliono trivellare a poche miglia dalla nostra costa, lungo la quale ci sono gioielli come la Laguna di Venezia, il Delta del Po e le spiagge”.
Del resto il Veneto sta già dando molto in termini energetici: si tratta della Regione con il più alto numero di centrali idroelettriche ed è l’unica che si è dotata di un rigassificatore utile a tutta Italia. Con il rigassificatore off shore in completamento al largo di Porto Viro, il Veneto contribuirà al 17% del fabbisogno nazionale di energia. In cinque anni di attività del rigassificatore sarà resa disponibile una quantità di gas pari a quella che si avrebbe perforando i giacimenti presenti sui fondali delle coste venete. Del resto non bisogna scordare che negli anni Cinquanta il terreno si è abbassato anche di 4 metri in alcune zone del Polesine, proprio a causa delle estrazioni.
Il Governatore della Regione ha dalla sua la Lega, la Confturismo e i sindaci dei Comuni costieri, compreso Romano Tiozzo. Nonostante le rassicurazioni dell’Eni, non mancano pubblicazioni scientifiche sui reali problemi di subsidenza che potrebbero essere indotti dalle estrazioni e Galan sceglie il principio di precauzione. Nessuno vuole mettere a repentaglio la salute del litorale per un bisogno contingente, risolvibile con la ricerca e l’incentivazione di fonti energetiche alternative.
Categorico anche Gianfranco Bettin, consigliere regionale dei Verdi: “Le estrazioni in Adriatico e il nucleare — sostiene – sono due scelte inefficaci ai fini dell’autosufficienza energetica, dannose per l’ambiente e per la sicurezza dei cittadini, oltre che un ostacolo per gli investimenti indirizzati a sviluppare le fonti rinnovabili”.
Per ora il rischio di ripresa delle estrazioni sembra essere stato accantonato grazie ad un emendamento della Lega presentato nel decreto legge anti-crisi da Massimo Bitonci e Massimo Polledri. L’emendamento specifica che per estrarre il gas nell’Alto Adriatico servirà il parere della Regione Veneto. Così facendo, sarebbe bloccato il tentativo da parte dell’Eni di recuperare il gas naturale senza il consenso dei cittadini.
Marta Boscolo

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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