Rete idraulica fragile e costosa

Passata l’emergenza è il momento di fare la conta dei danni lungo la rete idraulica della Bassa Padovana, messa a dura prova da giorni e giorni di pioggia battente e da ondate di piena in sequenza. Se in questa stagione, almeno per il momento, non ci sono stati problemi per le abitazioni e i terreni agricoli hanno subito allagamenti tutto sommato contenuti e circoscritti a poche zone, tranne qualche eccezione, altrettanto non si può dire dello stato di salute di centinaia di chilometri di argini, già provati da altre calamità. In testa le nutrie, presenti in migliaia di esemplari iperattivi e prolifici, che scavano lunghe gallerie sulle sommità arginali facendole franare in caso di piena.
A questo si aggiunge l’intensità della corrente che per giorni ha eroso gli argini. Secondo il Consorzio di Bonifica Adige Bacchiglione sono almeno 200 i chilometri di argini che ad ogni piena vengono danneggiati su 1.400 chilometri di sponde presenti nel territorio. Il danno economico è enorme, impossibile da affrontare con le risorse attuali: i tecnici stimano una spesa di 197 euro al metro lineare per recuperare le sponde franate. Solo nella Bassa, da Monselice a Chioggia, ci vorrebbero decine di milioni di euro. “Già in condizioni normali dobbiamo affrontare l’emergenza nutrie. – spiega Graziano Tasinato, presidente del consorzio – Con il maltempo le tante tane invisibili scavate da questi animali fanno collassate i corpi arginali senza alcun preavviso. Non solo: delle decine di pompe idrauliche presenti nel nostro territorio numerose hanno superato la soglia degli 80 anni di onorato servizio e mostrano i segni del tempo. Se vogliamo garantire la sicurezza idraulica della nostra pianura dobbiamo investire sulle opere e le strutture in grado di sopportare grandi masse d’acqua in tempi brevi”. Purtroppo servono risorse notevoli. A finanziare questi interventi dovrebbe essere la Regione ma i fondi sono sempre più risicati, tanto che faticano ad arrivare i finanziamenti per le grandi opere.
Quindi gli interventi pesano sempre di più sulle tasche dei contribuenti, i proprietari di abitazioni e terreni. “Cerchiamo di fare economia a tutti i livelli – aggiunge Tasinato – attraverso l’uso di mezzi operativi più efficienti, contratti di fornitura elettrica vantaggiosi per le nostre idrovore, formazione professionale del personale, nuovi strumenti informatici. Questo ci ha permesso di risparmiare ma non basta. Sollecitiamo in ogni sede l’urgenza di lavori idraulici ma anche la sostituzione delle vecchie pompe di sollevamento, che vantano anche più di 80 anni di onorato servizio.
Con i fondi regionali stiamo lavorando ad importanti opere idrauliche ma i tempi della burocrazia purtroppo impediscono la rapida esecuzione dei lavori, arrecando così un ulteriore danno alla collettività, che già paga di tasca propria”.
Per dare un’idea un’idrovora nuova ,completa di edificio, pompe, tubazioni, cabina elettrica, pompe, quadri elettrici, cavi , telecontrollo, sgrigliatori, esproprio delle aeree costa circa 250.000 euro ogni metro cubo al secondo di portata da sollevare ed espellere. Alcune di queste pompano anche quaranta metri cubi al secondo, quindi vengono a costare dieci milioni di euro.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento