Via Rusteghello ormai solo di nome

Via Rusteghello, ancora nella prima metà del secolo passato, era nota ai piovesi non tanto per il personaggio che evoca, quanto piuttosto per il cospicuo numero di casoni che si trovavano ai suoi lati. Alcuni piccoli e altri grandi, parecchi vecchi e malandati, pochi altri graziosissimi e ordinati, sia all’interno sia di fuori dove faceva spicco di norma un piccolo giardino con (a primavera) giacinti e viole mammole che riempivano l’aria di soavissimo profumo.
I componenti d’ogni famiglia erano di norma tanto numerosi (nel casoné dei “Baraldo” ben diciotto persone!) che spesso si preferiva vivere fuori, all’aperta, sia per consumare i pasti sia per lavorare. “El Bocia” (Bruno Agostini) piazzava fuori della porta di casa, giusto ai margini della strada, anche qualche attrezzo del mestiere e una lampada a molte candele per consentire alla Amalia di fare gli occhielli di giacche e pantaloni pure dopo il tramonto, quando calava la sera.
Nel volgere di tempo di qualche decennio le cose sono però radicalmente cambiate, per cui unico elemento rimasto immutato di quella strada è probabilmente il nome, fedelmente tramandato di generazione in generazione, oltre che scritto sul prospetto del palazzo della famiglia Zecchin, già in passato dei “Carossieri”. Oggi questo angolo di Piove, posto tra città e campagna, si presenta del tutto diverso rispetto a mezzo secolo fa, è completamente muto: sono scomparsi del tutto i casoni, sostituiti da case maggiormente ridenti e confortevoli, e sono sorti gruppi abitativi costituiti da dimore a schiera e da condomini, oltre che da lussuose ville, alcune delle quali addirittura fornite di piscina. Lo stesso fondo stradale, dapprima in terra battuta con un po’ di ghiaia nelle molte buche e negli avallamenti, è stato asfaltato e tirato a lucido quale un biliardo, e i fossi, già con nitide acque dove guazzavano anitre e oche, per buona parte sono stati interrati, a vantaggio della carrabile trasformata in una vera e propria pista da corsa per le automobili che vi transitano correndo a gran carica a tutte le ore del giorno e della notte. Gli automezzi hanno così spiazzato le biciclette, di cui s’erano serviti per lungo tempo soprattutto donne e ragazzi; le prime per recarsi ai negozi del centro storico di Piove, i secondi per andare a scuola. Negli anni Quaranta “cliente” fissa di detta strada era anche la maestra Bardelli, persona colta e distinta, che saliva in sella alla propria bici fuori della porta di casa – il palazzetto dei “Lilo” posto in prossimità del Cristo di Arzerello – per scendervi e riprendere quindi il cammino là dove via Rusteghello incrociava con la provinciale per Padova. Evidentemente era troppo arduo per una donna viaggiare in bici su una strada dove transitavano altri velocipedi, carri trainati da cavalli, motociclette e, mediamente ad ogni mezz’ora, un’autovettura.
Indubbiamente è questa oggi una strada bella e pratica, soprattutto confacente alle istanze della vita moderna, ma ha perso però buona parte del suo antico fascino, dato dalle lussureggianti piante di more che la coprivano d’ombra d’estate, dai lunghi filari di viti dagli sconfinati campi di granoturco postivi in sereno piano da entrambi i fianchi, nonché dai continui capannelli di ragazzetti che l’animavano beatamente con i loro canti e i loro giochi. Scene tutte di un ieri trascorso, incalzato da nuovi costumi, da nuovo modo di concepire e di condurre la vita.

Paolo Tieto

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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