Acqua sempre più salata

Puntuale come ogni anno arriva la stangata sull’acqua. A febbraio l’assemblea dei sindaci della Aato Bacchiglione ha previsto una raffica di aumenti delle tariffe dell’acqua. Sono le famiglie della Bassa Padovana, servite dal Centro Vento Servizi ha fare i conti con l’aumento più alto, in media il 7.35 %. Mentre la società si difende e fornisce proprie cifre nel Conselvano scoppia la polemica in diversi Comuni. A Bagnoli si fanno sentire l’associazione “Il Moraro” e la “Lista Terra” mettendo sul banco degli imputati proprio il Centro Veneto Servizi.
“IL CVS è l’azienda che fornisce l’acqua potabile a tutti i comuni della bassa padovana e a cui partecipa anche il comune di Bagnoli. – spiegano i responsabili del Moraro – Nel 2007 il capitale sociale è passato da 13.000.000 di euro a 187.000.000. Con una legge approvata lo scorso agosto votata dai partiti di destra e di sinistra l’acqua ha cessato di essere un bene comune, i privati incasseranno le bollette, le reti idriche resteranno a carico dei comuni a cui spetterà il costo di rifacimento e manutenzione. Insomma ai primi la carne, ai secondi l’osso”.
Ma c’è anche il problema della qualità dell’acqua, aggiunge il comitato che porta le famiglie della Bassa Padovana ai primi posti nella classifica per il consumo pro capite di acqua in bottiglia. L’acqua è attinta direttamente dall’Adige ed ha costi di depurazione molto alti. La rete di distribuzione costruita ancora in parte in amianto cemento, perde il 40% dell’acqua immessa. “In 8 anni – continuano – i cittadini di bagnoli hanno visto raddoppiare la bolletta dell’acqua. La media è di circa 400 euro per famiglia, una famiglia padovana, con acqua di risorgiva ne spende circa 280, a Milano 110, Agrigento 450. La ragione va ricercata nelle operazioni finanziarie costose e di inutili in cui CVS ha partecipato negli ultimi anni e nel mancato controllo dei comuni soci. CVS detiene quote di Cosecon e ad alcune società controllate (trasporti Ecologici e Gestione delle reti gas).
La stessa CVS ha creato una nuova società Centro veneto Gestione Acque di cui non si conosce ancora il ruolo ma il cui consiglio di amministrazione, con quello di CVS, costa 300.000 euro l’anno. I ruoli di responsabilità all’interno di queste società sono stati naturalmente spartiti tra partiti di centro destra e centro sinistra. Proponiamo che l’ amministrazione del comune di Bagnoli si opponga ad ogni nuovo aumento delle tariffe, richieda a CVS come previsto dalla legge finanziaria 2008, di restituire nelle bollette i mancati investimenti circa 1,5 milioni di euro, che dovevano esser fatti per il rinnovo delle reti idriche nella bassa padovana”. L’associazione vorrebbe che alla bolletta fosse allegata l’analisi dell’acqua potabile fornita con i dati sulla durezza, residuo fisso, nitrati, ammonio e cloro residuo.
Al di là delle cifre il Partito Democratico individua una soluzione: “Alla luce di questa situazione di grave ingiustizia ai danni dei cittadini della Bassa Padovana, – spiega Fabio Rocco del Pd – e per garantire maggiore efficienza e qualità del servizio idrico integrato nell’intero territorio provinciale, in vista delle elezioni provinciali, proponiamo che venga creata un’unica azienda provinciale di gestione del ciclo idrico in modo da eliminare i costi di gestione di molte aziende separate, portando così acqua di qualità nella bassa padovana, riducendo le tariffe elevatissime e favorendo l’integrazione con Padova”.
E’ guerra di cifre sulle tariffe dell’acquedotto. Il Centro Veneto Servizi si difende dalle accuse e sostiene che gli aumenti di cui tanto si parla non spieghino effettivamente come stanno le cose. Anzi, l’azienda sostiene che di fatto c’è stata per i propri utenti un aumento tariffario intorno al 5,80 per cento. AcegasAps di Padova, invece, avrebbe registrato invece un incremento medio del 9,74 per cento determinato dall’Autorità d’Ambito lo scorso 6 febbraio.
“Per l’utente medio del Cvs – spiegano i responsabili della società – una famiglia media composta da 3 persone che consuma circa 150 metri cubi l’anno di acqua, subirà un aumento di 14,25 euro annui. A noi risulta che Padova, fino ad oggi, non depura il 50 per cento dei reflui fognari scaricando 15 milioni di metri cubi di acqua non depurata nel Brenta, e quindi nel litorale di Chioggia. Il Cvs depura invece il 100 per cento degli utenti allacciati.
AcegasAps di Padova non fa presente che Cvs depura presso i propri impianti di Albignasego e Ponte San Nicolò i reflui degli abitanti delle frazioni padovane di Guizza, Paltana, Palazzetto e Voltabrusegana che dovrebbe depurare AcegasAps e che da 4 anni non paga al Cvs la propria quota di depurazione. Per far valere i nostri diritti abbiamo ottenuto nei confronti di AcegasAps di Padova già due decreti ingiuntivi dell’importo di 2 milioni di euro non ancora incassati. Per non far pagare ai propri utenti l’inefficienza di Padova, Cvs, nelle more del procedimento ingiuntivo, stiamo valutando ulteriori iniziative, non ultima quella di comunicare al Prefetto l’impossibilità a proseguire nel trattamento dei reflui scaricati dalle frazioni di Padova nel proprio territorio”. Dietro alla guerra di cifre si gioca anche un’altra battaglia fra le due aziende di servizi.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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