L’artefice delle grandi navi in… miniatura

La stanza è piccola, un laboratorio in miniatura. Una sorta di santuario dove prendono vita le imbarcazioni più elaborate, i galeoni più precisi, le spingarde ed i cannoni di epoca napoleonica. In quel piccolo mondo, racchiuso in pochi metri quadrati, nascono piccole miniature dalla precisione certosina; vere e proprie prove d’autore nate dai lunghi mesi, anni, trascorsi a bordo delle petroliere come capo-operaio responsabile della meccanica. Anni lunghi passati tra gli oceani ed i porti di tutto il mondo. Una vita quasi monastica quella passata a bordo, un tutt’uno con l’elemento acqua, una osmosi con l’imbarcazione stessa. Così Enzo Sambo (nella foto), dopo anni di navigazione, ha messo a frutto quella sua passione per la precisione, nel costruire galeoni e cannoni d’epoca in ogni loro minimo dettaglio. L’officina di bordo poteva offrire oltre al materiale necessario, come ottone, rame, legno ecc, anche le apparecchiature, l’utensileria per realizzare le sue creazioni. Sembra che ancora da bambino, appena appreso l’uso della parola, avesse chiesto a suo padre se poteva dotare di motore la culla. Ma tant’è. E pensare, come poi ci dirà, che tutto è nato da una scommessa.
Che lavoro faceva?
“Nasco come idraulico ed elettricista, ma sempre con una gran voglia di trafficare con motori, bielle, pistoni ecc. Dopo qualche anno a terra, mi sono imbarcato a bordo delle petroliere del gruppo D’Alessio di Livorno. Mi occupavo di tutti i motori e della parte meccanica. Era il 1978”.
Ma avrà avuto parecchio tempo libero per dedicarsi alla sua passione?
“Non creda. In pratica ero sempre in servizio. Capitava che sacrificavo il sonno, che poi immancabilmente non riuscivo a recuperare. Un po’ di tempo libero lo trovavamo quando la nave ormeggiava. Si scendeva a terra e si acquistavano i ricambi che servivano per completare le nostre navi”.
Lei parlava di una scommessa, si spieghi meglio.
“Con un collega avevamo scommesso che non riuscivo a costruire la laboriosissima “Indiscret”, un galeone inglese a tre alberi. Vinsi io e vendetti il galeone”.
E poi?
“Da lì cominciò questa mia passione, dapprima per le imbarcazioni d’epoca, poi per le locomotive ed infine per i cannoni. Alla Indiscret seguì la famosa “My flower”, fino ad arrivare al Bounty. Allora ero imbarcato su una piccola petroliera, la “Capraia”, che riuscii a copiare riducendola in miniatura dopo che il Comandante di Armamento era riuscito a procurarmi i disegni originali”.
Grazie alla tecnologia di bordo, torni compresi, lei poteva lavorare con una certa tranquillità?
“Mi è stata di grande aiuto, tanto che ora, che sono in pensione, ho attrezzato, come vede, questo mio laboratorio con un piccolo ma essenziale tornio”.
Quante ore di lavoro richiede una nave come la My Flower, per esempio?
“Generalmente duemila ore di lavoro”.
Poi è passato ai cannoni?
“Sì, grazie all’ottone che ho conservato e al grande aiuto dei cataloghi, sto costruendo tutta una serie di cannoni precisi nei minimi particolari; come vede ci sono quelli di epoca napoleoonica, le colubrine, le spingarde… Parto prima dall’affusto in legno e poi man mano costruisco il resto”.
Il suo sogno nel cassetto?
“Se nota sto facendo un po’ di spazio tra le mie cose. Il motivo è semplice e proprio per questo ho donato ai miei figli gran parte delle mie navi: per il prossimo anno ho intenzione di costruire il più grande galeone di tutti i tempi ed anche il più laborioso, la Sovrana dei Mari, un galeone bellissimo e molto elaborato. A questo seguirà un altro galeone il San Felipe”.
Ma tutti questi piccoli capolavori ha intenzione di venderli?
“Il mio motto è “fare ma non vendere”, sono una parte di me, e non riesco a separarmene. Vede, ho già fatto delle mostre, a Rovigo, ma sono rimaste fini a se stesse, a me basta che la gente apprezzi quello che faccio, non mi interessa vendere”.
di Gianni Naccari

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento