La crisi economica colpisce il Miranese

Aprilia, Speedline, San Benedetto e poi Pometon, Kelemata, Dal Maschio e San Marco Plast. E per motivi diversi anche Ave Industries, Piovan e il colosso Safilo. In ginocchio aziende di Mirano, Scorzè, Santa Maria di Sala, Spinea, Martellago, Salzano: praticamente tutto il Miranese è coinvolto. La crisi si espande a macchia d’olio, fiocca ovunque la cassa integrazione e il futuro, da parte sindacale e non solo, è votato al pessimismo. «Si sta fermando tutta l’industria metalmeccanica veneziana, siamo all’alba del disastro» afferma senza mezzi termini il segretario generale di Fim-Cisl Venezia, Gianni Fanecco. L’inizio del nuovo anno ha portato un’ondata di cassintegrati che supera tranquillamente le duemila unità per i prossimi mesi, pur a rotazione, ma è ancora destinato ad aumentare. Significa che la produzione è in crisi, le eccedenze si accumulano nei magazzini senza essere smaltite, le banche non finanziano più le imprese. Il lavoro diventa inutile, meglio fermarlo per qualche periodo in attesa di smaltire gli ordini. Il Miranese che produce, dunque, soffre e tanto. Un territorio che, insieme al distretto di San Donà, occupa circa il 70% dei metalmeccanici di tutta la provincia. A Santa Maria di Sala, dove ha sede il secondo polo industriale della provincia dopo Porto Marghera, che da solo occupa circa 8mila lavoratori, alla crisi della Speedline, si è aggiunta ora anche quella della Piovan e della Safilo. Non aziende qualsiasi, ma veri e propri colossi con mercati di portata globale. Aziende leader nei rispettivi settori, marchi storici per l’industria italiana, con centinaia di dipendenti impiegati e un indotto di tutto rispetto. Nel resto del Miranese le cose non vanno meglio. Si conta anche la prima vittima, la Dal Maschio di Salzano, liquidata a Natale, ma anche casi a dir poco emblematici come quello della Ave a Spinea, che gode di ottima salute, ma fatica a sbloccare gli ordini a causa della crisi mondiale del sistema bancario che non finanzia più le aziende. Speedline, Pometon, San Marco e Piovan hanno ripreso la produzione a gennaio con cicli di cassa integrazione avviati o annunciati, necessari per assecondare un calo evidente della produzione. Safilo ha fatto lo stesso per assecondare un calo di vendite dovuto alla concorrenza spietata dei mercati mondiali. «Si sta passando — spiega Fanecco — da una crisi congiunturale legata alle fermate natalizie ad una crisi strutturale spaventosa, che risalterà la debolezza di molte aziende finora sottocapitalizzate. Il 2009 sarà un anno tragico, molte aziende arriveranno a fine anno stremate, ma tante non sopravvivranno all’estate se non verranno messe in campo misure a livello generale». «E’ una crisi che preoccupa molto — ribadisce anche Luca Trevisan della Fiom-Cgil — perché non risparmia nessuno, nemmeno quelle aziende che hanno sempre goduto di ottima salute, come la Piovan. Sono necessarie misure di sostegno all’economia e soprattutto serve aiutare sul reddito i lavoratori, che non possono essere gli unici a pagare questa crisi». Gli fa eco il collega Giuseppe Minto, sempre della Fiom: «Devono scendere in campo le istituzioni, bisogna aiutare le famiglie, intervenendo con sussidi per permettere a tutti di arrivare a fine mese. Da sole ormai in troppe non ce la fanno».
di Filippo De Gaspari

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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