Per l’Unità d’Italia combatteranno 3mila rodigini

Furono almeno tremila i giovani che lasciarono il Polesine per unirsi a Garibaldi nella stagione più intensa del Risorgimento, pronti anche al supremo sacrificio della vita pur di concretizzare il sogno dell’Italia unita. Un numero davvero ragguardevole, che sfata l’idea che le iniziative del Risorgimento fossero patrimonio esclusivo della borghesia.
Accanto ai giovani provenienti dalle classi più agiate, indicati come possidenti o esercitanti professioni impegnative, (avvocati, l’insegnanti, ingegneri) lasciarono infatti il Polesine, come volontari per partecipare alle azioni militari, calzolai, villici, caffettieri, camerieri, studenti, cuochi. Tutti pronti a rispondere prontamente al superiore richiamo della patria, in uno slancio di dedizione, oggi del tutto impensabile, che non può che destare ammirazione.
La consistente portata del volontariato risorgimentale polesano è emersa chiaramente dalle ricerche (non ancora concluse) avviate nel 2007 in occasione del bicentenario della nascita dell’eroe, ed è stata illustrata in occasione della presentazione del volumetto “Garibaldi in Polesine” nato per iniziativa di un apposito Comitato scientifico con l’obbiettivo di approfondire le tematiche risorgimentali in concomitanza di una riuscita mostra itinerante che è approdata in molti comuni tra Adige e Po.
E’ avvenuta nella sala del Consiglio della Provincia la presentazione della pubblicazione curata da Laura Fasolin e Sergio Garbato, introdotta da Lino Pietro Callegarin, coordinatore del Comitato, cui hanno fatto seguito gli interventi dell’assessore provinciale alla cultura Laura Negri, di Luigi Contegiacomo direttore dell’Archivio di Stato, di Gianni Marchesini e Fabio Ortolan rappresentanti della Fondazione Cariparo, dello storico Pierluigi Bagatin e dei curatori citati, tutti autori fra l’altro di contributi presenti nel catalogo.
Pagine di storia dunque. Tra le altre particolarmente coinvolgenti quelle in cui sono stati riportati gli scritti dei due più noti personaggi polesani dell’epoca, quali furono i coniugi Alberto Mario e Jessie White, nonché il testo redatto da Maria Teresa Pasqualini dal titolo “I Patrioti polesani incontrano Garibaldi” e quello di Laura Fasolin circa “La partecipazione polesana alle guerre risorgimentali” .
Ne è emersa una realtà sconosciuta o quantomeno sottostimata: quella di una partecipazione insospettabile alle iniziative e agli ideali del Risorgimento da parte dei polesani. Se dunque da qualche anno il Polesine, sotto il profilo storico, è balzato alla ribalta per l’importanza della Carboneria, radicatasi in particolare a Crespino e a Fratta, le iniziative per il bicentenario di Garibaldi hanno evidenziato la consistente diffusione nel territorio provinciale delle motivazioni che sono state alla base del processo di unificazione della nostra penisola.

di Lino Segantin

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento