“L’istruzione è venuta meno”

Parte del corpo insegnanti è stata protagonista negli ultimi mesi di molte manifestazioni contro il decreto 112, passato poi a legge 133, meglio nota come legge Gelmini. Bersaglio grosso della nuova riforma è la scuola primaria. “Non mi interessano le questioni politiche, ma è evidente che con l’approvazione di questa legge è la qualità dell’insegnamento che viene meno”, è il commento di Patrizia Cassetta, insegnante della scuola primaria di primo grado e membro della segreteria della Cisl scuola provinciale.
Secondo alcuni degli insegnanti interpellati l’introduzione del maestro unico toglierebbe specificità all’istruzione, ossia finora i maestri si erano specializzati nell’insegnamento di alcune materie acquisendo notevoli competenze professionali e un metodo specifico. Queste competenze, per esempio, aiutavano il maestro a individuare con precisione i casi di bambini con difficoltà di apprendimento o di relazione, per poi affidarli alle cure dell’Ulss. “Nella mia materia — continua la professoressa Cassetta — ci metto un attimo a rendermi conto se un bambino ha problemi legati all’apprendimento. La stessa cosa, però, non può avvenire per quelle materie che non sono nella mia specialità e quindi dovrò ricorrere più frequentemente all’azienda sanitaria”. La conseguenza prevedibile, dunque, sarebbe un dilatamento delle tempistiche di intervento a favore dello studente disagiato. E’ stato fatto notare, inoltre, come con l’introduzione del maestro unico venga a mancare il confronto professionale tra insegnanti. “Il pre-giudizio – continua Cassetta – spesso sta alla base del giudizio, se c’è un unico insegnante questi dovrà ragionare, sulle carenze di un alunno, solo con se stesso”.
Ossia se lo studente zoppica in una materia, ma è brillante nelle altre, oggi è prima di tutto il docente che si fa un esame di coscienza. Se invece non si hanno termini di paragone, sarà più facile che il bambino venga penalizzato per tutti i cinque anni. A suffragio di quanto dichiarato sull’importanza dell’istruzione impartita da più maestri, dall’insegnante è stata citata anche l’opinione fornita in merito dal mondo della psicologia. “I ragazzi già in famiglia sono abituati a riconoscere l’autorità in almeno due figure, così deve accadere anche nella scuola, dove impareranno a rapportarsi con più insegnanti”.
L’attuazione della legge Gelmini si scontrerebbe inoltre con problemi di natura tecnica, cioè di “inadeguatezza di alcune strutture scolastiche — come spiega Patrizia Cassetta — non sempre abbiamo aule tarate per 27 alunni”. Infatti la legge fornisce i parametri su come formare le classi: non meno di 18 alunni e non più di 27, ma ad esempio le aule più grandi della scuola elementare del De Amicis non potrebbe contenere più di 18 bambini, altrimenti si metterebbe a rischio l’incolumità di alunni e insegnanti. Gli studenti in esubero verrebbero dirottati in altre scuole, a volte in altri territori, ciò significa “sradicare i bambini dal loro territorio”, conclude Cassetta.
Infine tornare alle 24 ore significa togliere sei ore d’insegnamento alla settimana che moltiplicate per i cinque anni diventano 200 ore in meno.
A conti fatti si tratta di un intero anno di lavoro, in precedenza usato per perfezionare la formazione degli studenti.
Ma.Ra

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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