“Problema energetico prioritario, sono possibilista”

Qual è la sua posizione sulla creazione di un impianto di produzione di energia nel territorio comunale?
“Il problema energetico oggi è al primo posto. Il costo dell’energia nella produzione di un qualsiasi oggetto in Italia incide per il 30%, mentre in Francia, Germania, Inghilterra o in Spagna incide solo per il 10-12%. In passato la politica energetica italiana ha favorito soprattutto l’utilizzo di fonti non rinnovabili, ma ora è necessario invertire questa tendenza. Per questo motivo sono possibilista”.
Anche se si trattasse di una centrale nucleare?
“Ritengo che non si debbano fare barricate contro questa ipotesi perché le innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni hanno dato ottimi risultati. Non ho mai detto, beninteso, che il Comune di Chioggia si candida all’installazione di una centrale. Ma la presenza di un impianto di terza generazione nelle vicinanze mi preoccupa molto meno della centrale di Krsko, in Slovenia, che abbiamo a 70 km di distanza. La centrale di Abington, in Inghilterra, si trova a soli 12 chilometri da Stonehenge, il sito archeologico più importante della Gran Bretagna”.
E per quanto riguarda i depositi di scorie radioattive?
“Beh, quelli consiglierei di crearli da un’altra parte…”
Che cosa sta facendo l’amministrazione per incentivare l’uso delle energie rinnovabili?
“Il Comune si è impegnato con Veritas sul fotovoltaico, per la sua applicazione sul tetto degli edifici pubblici. Ci sarà inoltre una conferenza di servizi per discutere sulla creazione di un parco di energia eolica a basso impatto ambientale, proposta in Regione da alcuni privati”.
M.Bo.

L’opposizione è contro
Sarebbe un colpo
mortale per Chioggia
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Nelle stesse ore in cui il sindaco ha manifestato la sua opinione sul nucleare s’è costituito un Comitato per far dichiarare Chioggia e Cavarzere “città denuclearizzata”. Nel Consiglio comunale cittadino è stato presentata la richiesta di denominazione come uno dei punti che saranno discussi nelle prossime sedute. Contraria all’ipotesi di una centrale a Chioggia è tutta l’opposizione: socialisti, democratici, comunisti. “Abbiamo fatto le barricate contro l’impianto per il compost, ma se abbiamo preservato il territorio dagli olezzi del concime naturale per destinarlo ad una centrale nucleare c’è qualcosa che non torna” ha dichiarato Giorgio Muccio, de “La Sinistra”. Fortunato Guarnieri si dice strabiliato. “Il sindaco, a quanto pare, fa di tutto per affossare la città. Blocca il parco commerciale, ma apre le porte ad una centrale. La città difficilmente resisterebbe ad una botta simile: penso agli effetti devastanti sull’attività turistica”. Lucio Tiozzo, consigliere regionale del Pd ritiene che Chioggia abbia già dato abbastanza in termini energetici, con l’installazione del rigassificatore al largo di Porto Viro, il megatubo di Fusina, le future centrali di Cona e Porto Tolle, con pesanti ripercussioni sulle attività produttive in primis (pesca e agricoltura), sul turismo e sulla salvaguardia dell’ambiente. “La tecnologia su cui vuole puntare il Governo italiano — osserva — è quella di “terza generazione evoluta” che non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni. Insomma l’Italia si sta candidando a promuovere una tecnologia già vecchia”. “Le convinzioni dell’utilità di ricorrere all’energia atomica — prosegue Lucio Tiozzo — per ridurre la bolletta energetica del paese e la dipendenza dalle importazioni si scontrano con i tanti problemi irrisolti della tecnologia nucleare oggi disponibile. Tra tutti — elenca — i costi veri di un kwh da produzione elettronucleare, la sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti radioattivi e lo smaltimento degli impianti, la loro protezione da eventuali attacchi terroristici, il rischio della proliferazione di armi nucleari e la necessità di importare dall’estero l’uranio, le cui riserve naturali sono sempre più scarse”. Anche la Provincia, per voce del presidente del Consiglio provinciale, Mauro Boscolo Bisto, e del presidente Davide Zoggia, ha preso una posizione contraria: “Il territorio — spiega Boscolo Bisto — non è papabile, tenuto conto anche del recente passato, quando ci sono state vere e proprie sommosse popolari quando si parlava di un potenziamento della discarica di Ca’ Rossa o della realizzazione di un impianto di compostaggio. Costruire una centrale ora sarebbe un colpo mortale per il territorio, tenendo conto anche che col Prg e i Patti territoriali si ha l’opportunità di procedere finalmente con lo sviluppo delle attività produttive. Il consiglio provinciale ha già votato all’unanimità un ordine del giorno che ha dichiarato la provincia di Venezia denuclearizzata”.

La sicurezza non esiste

Con vari metodi le scorie radioattive sono incenerite, triturate, macinate, pressate, vetrificate e inglobate in fusti impermeabili a loro volta disposti in recipienti di acciaio inossidabile, veri e propri sarcofaghi in miniatura. I resti dell’energia nucleare vengono nascosti nelle profondità sotterranee e marine. “Non abbiamo la minima idea di quello che potrebbe succedere ai fusti con tonnellate di sostanze radioattive che abbiamo già seppellito e di quelli che aspettano di esserlo – ha dichiarato Carlo Rubbia in Parlamento qualche tempo fa – Ci liberiamo di un problema passandolo in eredità alle generazioni future, perché queste scorie saranno attive per millenni”. La sicurezza assoluta non esiste neppure in quest’ultimo stadio del ciclo nucleare. I cimiteri radioattivi possono essere violati da terremoti, bombardamenti, atti di sabotaggio. Malgrado tutte le precauzioni tecnologiche, la radioattività può, in condizioni estreme, sprigionarsi in qualche misura, soprattutto dai fusti calati nei fondali marini. Si sono trovate tracce di cesio e di plutonio e altri radioisotopi nella fauna e nella flora dei mari più usati come cimiteri nucleari. Rimangono anche tutti i problemi legati alla contaminazione “ordinaria” delle centrali nucleari in seguito al rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento dell’impianto a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione che vive nei pressi. Esiste anche la necessità di rendere inutilizzabile il materiale di scarto per evitarne il possibile uso a scopo militare, a maggior ragione in uno scenario mondiale in cui il terrorismo globale è una minaccia attualissima.
M.Bo.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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