Con la Gelmini si ritorna al passato

“Come preside di una scuola superiore in linea di massima non ho nessuna pregiudiziale per l’impianto che c’è, ho però un timore, che ci sia una specie di prosciugamento o annullamento delle attività che supportano la didattica”, è questo il commento del primo cittadino, Antonio Lodo, che in veste di dirigente scolastico, compie una disamina dell’istruzione italiana, dei cambiamenti introdotti della legge Gelmini e si esprime sulla scuola di Adria.
Il professor Lodo vanta una notevole esperienza in campo d’istruzione, essendo stato preside di molti istituti e licei di Adria e studente negli anni in cui la scuola era “seria”, per usare un suo termine, quando si credeva che solo restando chiusi nelle aule si potesse imparare. “Ma oggi non è più così — ci spiega — perché si apprende da tante altre fonti che la scuola ha il compito di mettere a disposizione.
Per quanto riguarda i cambiamenti della legge Gelmini — continua — la scelta del maestro unico non è scandalosa in modo assoluto. C’è già in tanti altri paesi d’Europa, ma da noi viene a contraddire una tendenza consolidata ed efficiente. La scuola primaria con più maestri, in Italia, aveva raggiunto buoni risultati anzi era il settore dell’istruzione che forse funzionava meglio. La legge Gelmini più che una riforma ha presentato un taglio e per di più è stato imposto battendo il pugno sul tavolo. Oltre al contenuto, dunque, anche la forma è da biasimare”.
Tralasciando volutamente la componente occupazionale “a questo ci pensano i sindacati”, il professor Lodo spiega che quella della razionalizzazione è una tendenza che sta andando avanti da molti anni: “Ciò che lascia perplessi è il fatto che si sia andati a toccare la primaria in un punto così delicato. Mancano invece piani a lungo periodo che vanno a toccare la massa dei docenti. La frammentazione politica, che ha portato al susseguirsi di governi che cambiavano continuamente le leggi, non ha giovato per niente alla nostra istruzione. Inoltre negli anni ’70 e ’80 si è utilizzata la scuola come un serbatoio per la disoccupazione, con le grandi immissioni in ruolo. Oggi ne stiamo pagando le conseguenze”.
Uno dei problemi che la nostra città ha, comune a molte altre del nostro paese, è l’inadeguatezza delle strutture scolastiche: “Sono problemi secolari di edifici adattati a causa di una perenne scarsità delle risorse che hanno fatto mancare anche veri piani di formazione del personale. Posso dire però che le scuole di Adria sono di buon livello perché funzionano regolarmente, si fanno attività aggiornate e innovative, abbiamo molti insegnanti che lavorano bene e danno un tono alla scuola”.
Sulla nuova riforma si esprime anche Aldo Rondina, consigliere di Forza Italia, che spiega: “Non si tratta di demonizzare il passato insegnamento, credo ci debba essere invece un approccio più tranquillo e interessato senza porsi in contrasto in maniera drastica.
Da parte degli insegnanti c’è la preoccupazione legittima di salvare il posto di lavoro, ma nessuno ha mai parlato di mandarli a casa.
Credo ci debba essere un passaggio graduale, non si deve incriminare la figura del maestro unico, che riusciva a gestire meglio l’alunno senza creare confusioni, soprattutto nei primi anni scolastici. Io penso che le proposte che vengono dal ministero siano costruttive non distruttive”.
di Marina Ravara

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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