Energie alternative, centrale nucleare o eolica?

L’11 dicembre 1997, 160 Paesi del mondo, tra i quali l’Italia, hanno firmato il protocollo di Kyoto, un trattato internazionale riguardante il riscaldamento globale. Il trattato prevede l’obbligo, per i paesi industrializzati, di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti in una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 – considerato come anno base – nel periodo 2008-2012. Per l’Italia la diminuzione dovrà essere del 6% entro il 2012. Considerando che le emissioni vengono prodotte soprattutto dalla combustione di fonti di energia fossile utilizzate soprattutto per i trasporti e il fabbisogno energetico, il nostro Paese dovrà trovare in breve tempo fonti di energia alternative a quelle impiegate sino ad oggi. Anche perché il mancato rispetto del protocollo di Kyoto sta costando all’Italia allo stato attuale 2 miliardi e mezzo di euro all’anno. Questo ha fatto decidere il Governo per un ritorno del nucleare, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% di energia elettrica dall’atomo, nonostante la decisione dei cittadini sancita nel 1987 con un referendum, di chiudere la porta a questa fonte di energia. Per arrivare a questo obiettivo l’Italia dovrebbe localizzare e costruire sul territorio nazionale 8 reattori. La tecnologia su cui vuole puntare il governo italiano è quella di “terza generazione evoluta” che purtroppo non ha ancora risolto molti dei problemi noti da anni, mentre nel 2030 vedrà la luce il nucleare di “quarta generazione”, sempre che abbia risolto nel frattempo il problemi emersi durante le ricerche in corso a livello internazionale. Per una centrale nucleare servono molta acqua e terreni sabbiosi: ecco perché in Veneto uno dei siti papabili potrebbe essere il territorio di Chioggia. Le dichiarazioni possibiliste del sindaco hanno fatto scoppiare la polemica in città, tra la maggioranza da una parte e l’opposizione e le categorie economiche dall’altra. Sono cominciate le campagne informative e uno dei primi incontri è stato quello organizzato da Rifondazione Comunista, che ha invitato Germano Salvagno a presentare la questione, stilando un documento che verrà presentato alla sesta commissione il 6 aprile prossimo alle 18, per invitare il Consiglio comunale ad adottare delle soluzioni alternative. Si chiederà di adottare una politica edilizia a impatto zero, con edifici autosufficienti in termini energetici, di rimboschire la città, di misurare le polveri sottili in città e incentivare l’acquisto di auto elettriche comunali e di servizio pubblico (Veritas, Actv, taxi), attraverso l’installazione di impianti per la ricarica dei mezzi, di creare un parco tecnologico con vari tipi di impianti di produzione energetica con fini didattici. L’adozione delle energie rinnovabili su larga scala, in Italia, secondo i dati forniti dalla Cgil, potrebbero avere una ricaduta, in termini occupazionali, di almeno 350.000 posti di lavoro. La costruzione di una centrale è stata totalmente bocciata, a Chioggia, come altrove, anche dal premio Nobel Carlo Rubbia, per la scarsa convenienza, in termini di costi e sicurezza. Per la costruzione di una centrale, che dovrebbe durare una ventina d’anni, sono stati infatti calcolati circa 5 miliardi di euro, escludendo però i costi di smantellamento e i costi militari di protezione della centrale stessa da possibili attacchi in caso di guerra. Inoltre, una ricerca condotta dall’Università di Chicago nel 2004 per conto del Dipartimento dell’energia statunitense sui costi del nucleare confrontati con quelli relativi alla produzione termoelettrica da gas naturale e carbone ha dimostrato che, considerando tutti i costi, dall’investimento iniziale e dalla progettazione fino ad arrivare alla spesa per lo smaltimento delle scorie (che incide fino al 12% del prezzo totale di produzione elettrica), il primo impianto nucleare che entrerà in funzione produrrà elettricità a 47-71 dollari per MWh, contro i 35-45 dei cicli combinati a gas naturale. Conclusioni paragonabili a quelle raggiunte dal MIT nel 2003, secondo il quale i costi del chilowattora prodotto con gas, sono di 4,1 centesimi di dollaro, mentre il chilowattora nucleare (di una centrale in grado di operare per quarant’anni) costa ben 6,7 centesimi di dollaro.

di Marta Boscolo

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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