Funzionerà a carbone. No sarà nucleare… forse a metano?

La storia infinita continua. Nell’ultimo mese sono state molte, come ormai normale, le parole spese attorno al tema della Centrale Enel di Polesine Camerini, senza però che giungesse alcun cambiamento significativo nel percorso che dovrebbe —e qui il condizionale si fa obbligatorio — portare alla riconversione a carbone dell’impianto portotollese.
Ad aggiungere benzina sul fuoco è giunto l’accordo italo-francese per lo sviluppo dell’energia nucleare nel nostro Paese: è risaputo come l’atomo sia ben visto dall’attuale maggioranza di centro-destra, nonostante le ragioni del referendum che nel 1987 decretò lo sbarramento al nucleare e che condiziona ancora il pensiero dell’opinione pubblica.
È possibile pensare ad un impianto atomico nel Delta?
Già in passato il governatore della regione Veneto Giancarlo Galan aveva aperto all’idea, seppure con dei distinguo: “Mi è stato detto che Porto Tolle non è un sito adatto. Credo infatti che tra i quattro siti italiani, nessuno di questi riguarderà il Veneto. In ogni caso, la posizione è quella di assoluta apertura verso il nucleare”.
Mentre il progetto del carbone, fermo sulla carta da cinque anni, tarda a divenire realtà il sindaco di Porto Tolle Silvano Finotti si è dimostrato possibilista sul tema del nucleare: “L’ipotesi di esplorare la possibilità del nucleare — ha dichiarato alla stampa locale – trova il nostro territorio disposto ad affrontare questa nuova sfida nella speranza che non diventi, però, un pretesto per mantenere inalterato lo stato attuale delle cose: la centrale di Polesine Camerini mostra tutti i limiti di un impianto tecnologicamente non più all’avanguardia e l’opportunità per una sua radicale trasformazione già esiste, ma è ferma alla Commissione Via al Ministero dell’Ambiente”.
“Così facendo — ha proseguito il primo cittadino – si permette ad un impianto obsoleto di continuare nel suo esercizio quando invece potrebbe essere tranquillamente sostituito da uno molto più moderno ed efficiente: la sfida a cui siamo chiamati per il futuro ci vede direttamente coinvolti nell’obiettivo di fornire energia al sistema economico nazionale, impegnando sempre meno risorse, contenendo i costi per renderla più competitiva sul mercato, tutelando l’ambiente per consegnarlo alle generazioni future più integro possibile. Rifiutare di ragionare su questi argomenti molto importanti, significa rimanere al palo e non riuscire a garantire alcun futuro alla nostra Italia”.
Segnali di apertura, con i dovuti “se” e “ma” sono arrivati anche da Giorgio Crepaldi, coordinatore dei comitati per l’ambiente di Porto Tolle: “La scelta più intelligente e idonea per l’impianto di Polesine Camerini, vista la vicinanza al nuovo rigassificatore di Porto Levante resta la conversione a metano. Perché una centrale nucleare nel Delta creerebbe una situazione troppo pericolosa.
A meno che la sua entrata in funzione fosse ipotizzata dopo la dismissione del terminal e lo stop al passaggio di navi gasifere; il nucleare? Solo con impianti di quarta generazione che sono ancora ben lontani dall’essere realizzati”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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