Il Polesine rivive gli anni di piombo

Ancora una volta il Polesine è stato scelto come set per l’ambientazione di scene decisive in film importanti. Passando in rassegna la galleria di pellicole, che sullo sfondo hanno immortalato il profilo unico dii questa terra, non si possono dimenticare i nomi illustri di Visconti, Rosselini o Mazzacurati. Questa volta, però, sono stati i volti noti di Giovanna Mezzogiorno e Riccardo Scamarcio ad onorare con la loro presenza la terra rodigina.
Recentemente, infatti sono stati ad Adria per girare una scena del film del regista Renato de Maria, “La Prima linea”.
La città ha prestato via Manzoni e l’Armeria da Simone alla troupe del regista, per ambientarvi un episodio realmente accaduto nell’ultimo scorcio degli anni di piombo.
I due celebri attori infatti ad Adria hanno interpretato la scena in cui fanno irruzione nel deposito di armi, per prelevare fucili e munizioni da destinare alla lotta armata. Il fatto è raccontato nel libro “Miccia corta”, di cui il film è la versione cinematografica, scritto dall’ex comandante del gruppo terroristico Prima Linea, Sergio Segio, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio del giudice Emilio Alessandrini.
Nel film dedicato alla vita del terrorista, il ruolo del protagonista è stato affidato a Scamarcio mentre la moglie, Susanna Ronconi, avrà il volto della Mezzogiorno. Nel 1982 il fuori legge si trovava in Polesine per organizzare, insieme ai Combattenti per la liberazione proletaria, l’evasione dal carcere di Rovigo della moglie Susanna, di Loredana Biancamano, di Federica Meroni e di Marina Premoli.
Il tre gennaio il penitenziario saltò in aria e nello scoppio mori Angelo Furlan, che al momento della deflagrazione si trovava a passeggio con il proprio cane nei pressi della cinta muraria.
La pellicola sarà prodotta dalla Luky Red in collaborazione con RaiCinema, Sky e della società belga dei registi Dardenne. Il costo complessivo dell’iniziativa si aggira attorno ai cinque milioni di euro, una somma raggiunta con non poche polemiche e risolta dalla commissione del ministero della Cultura, che ha partecipato al budget con un milione e mezzo di euro. Polemiche che hanno coinvolto anche il figlio del giudice ucciso da Segio, Marco Alessandrini, in combutta con il comune di Milano per aver deciso di patrocinare il film esentando la casa di produzione dalla spese per quelle scene in cui sarebbe comparsa la città meneghina.
Contro la produzione si è espresso anche il magistrato Armando Spataro, pm durante gli anni di piombo e attuale coordinatore del dipartimento anti terrorismo della procura di Milano.

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Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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Il Polesine rivive gli anni di piombo

Si sono concluse il 19 marzo a Ca’ Zuliani le riprese polesane, durate due settimane, del nuovo film di Renato De Maria, “Prima Linea”. Il film avrà come protagonisti Giovanna Mezzogiorno e Riccardo Scamarcio, che interpreterà la vita di Sergio Segio, l’ex comandante del gruppo terroristico Prima Linea, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio del giudice Emilio Alessandrini. Il Polesine fu interessato dalla vicenda in merito agli eventi del 3 gennaio 1982, giorno in cui il gruppo terroristico fece saltare in aria le mura di cinta della prigione di Rovigo uccidendo un passante.
L’esplosione era finalizzata alla liberazione di quattro compagne tra cui Susanna Ronconi, fidanzata di Segio che nel film è interpretata da Giovanna Mezzogiorno. La storia è tratto dal libro “Miccia Corta” scritto dello stesso Segio ed è prodotto dalla Lucky Red in collaborazione con Sky e Rai Cinema.
Durante le due settimane di registrazioni, le scene del set si sono svolte ad Adria, Taglio di Po, Mazzorno Destro, Corbola, Polesine Camerini, alla Sacca degli Scardovari, al Faro del Bacucco e a Ca’ Zuliani, offrendo agli abitanti di queste zone la possibilità di poter partecipare attivamente alle riprese come comparse. Non è inoltre mancato il peregrinare delle numerosissime fans di Scamarcio e di tanti curiosi, accorsi nella speranza di ottenere un agognato autografo o, in rari casi, qualche scatto col giovane attore.
La produzione di Prima Linea è stata largamente criticata a causa del finanziamento di un milione e mezzo di euro, un quinto della spesa complessiva, stanziato dal ministero per i Beni Culturali. Ciò che ha creato disappunto tra l’opinione pubblica e soprattutto tra i parenti delle vittime provocate da Prima Linea, era il timore che dei personaggi negativi come quelli descritti nella storia, potessero essere dipinti come eroi romantici.
Capita spesso che i finanziamenti pubblici per i film che trattano di terrorismo vengano criticati e proprio a tale proposito la Commissione Cinema ha approvato il finanziamento dopo aver valutato la sceneggiatura ritenendo che non costituisce apologia del fenomeno del terrorismo.
di Elisa Cacciatori

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