La crisi ha alterato i parametri di prelievo

Anche ad Adria qualche settimana fa è stato allestito il banchetto per la raccolta delle firme di coloro che vorrebbero la sospensione degli Studi di settore. L’iniziativa ha incontrato l’adesione soprattutto di coloro che nel sistema di predeterminazione del reddito, varato dal governo Prodi per contenere il fenomeno dell’evasione fiscale, ravvisano uno strumento che ulteriormente aggrava una situazione già resa difficile dalla crisi economica.
Una delle associazioni protagoniste della sottoscrizione è stata Confesercenti, associazione di categoria, che con il suo presidente provinciale Primo Vitaliano Bressanin, porta avanti questa battaglia.
Presidente cosa sono gli Studi di settore?
“Si tratta di uno strumento che consente di valutare la capacità di produrre ricavi o conseguire compensi dalle attività economiche. I parametri con i quali si confrontano i dati reali presentati da imprenditori, artigiani, professionisti, commercianti, derivano da un calcolo statistico di dati fiscali, di elementi strutturali, comprendendo anche il contesto economico in cui operano le aziende”.
Perché chiedete la sospensione?
“Perché la legge prevede cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore in quei casi in cui l’imprenditore si trovi in una situazione particolare tale da non rientrare nei parametri di riferimento, vedi attuale crisi globale.
Quando accade di essere al di fuori dei parametri determinati dagli studi di settore, scatta l’accertamento preceduto dal contraddittorio, nel quale è l’imprenditore che deve giustificare l’anomalia. A noi pare chiaro che la crisi sia motivo sufficiente per sospendere gli studi”.
Dalla vostra esperienza quanto sono utili gli studi?
“Potrebbero essere strumenti utili per la semplificazione del rapporto tra Stato e imprenditori. Questo se fossero aggiornati almeno ogni tre anni, tarati sulle esigenze delle categorie che cambiano secondo il mercato e le situazioni interne ed esterne alle aziende. Dovrebbe essere un meccanismo di confronto equo e non vessatorio. In realtà manca il contraddittorio, perché troppo spesso si giunge all’accertamento e al contenzioso, nel quale molte aziende, anche se possono dimostrare le anomalie, essendo il contenzioso lungo e costoso, decidono di patteggiare. Questo non aiuta l’equilibrio fra cittadino e lo Stato”.
A suo avviso quali soluzioni alternative potrebbero essere impiegate?
“Innanzitutto sospendere gli Studi perchè la crisi sta alterando tutti i parametri. La funzione pubblica dovrebbe riorganizzarsi per essere aggiornata e più vicina ai settori dell’imprenditoria, per chiarimenti più veloci e meno vessatori. Tutti dobbiamo pagare le tasse, ma occorrerebbe abbassare le aliquote, portarle ad un livello europeo e poter scaricare più spese. Purtroppo gli Studi di settore hanno portato delle aziende ad indebitarsi per pagare il concordato dopo il contenzioso. Altre invece proprio non ce la fanno”.
di Raffaello Morbiolo

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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