Nessuno vuole una centrale vicino a casa

Tra le reazioni alla riapertura del fronte sull’energia nucleare si conta anche quella di Attilio Pezzolato, segretario di sezione del Partito Socialista di Porto Tolle: “Il recente accordo sulla costruzione di quattro centrali nucleari in Italia ha riacceso polemiche che riportano l’orologio della storia italiana indietro di oltre vent’anni: la paura suscitata dalla tragedia di Chernobyl unita ai corposi interessi economici del partito dei petrolieri e del gas, ostile all’affermazione di un’industria nucleare, portarono all’abbandono di un campo in cui la ricerca e la tecnologia italiana erano tra le migliori del mondo”.
“Quel particolare fronte — Fa notare Pezzolato — usò i mass media di cui era padrone per alimentare una campagna di disinformazione e impedire ai cittadini di disporre delle elementari informazioni per un voto consapevole. Anche oggi si torna ad agitare quel referendum, un sole sorridente con la scritta “Nucleare? No grazie” per opporsi all’atomo ma l’ipocrisia di una parte della sinistra e degli ambientalisti non può raccontare ancora falsità”. Secondo il dirigente socialista è falso affermare che gli italiani con il referendum dell’epoca decisero il No al nucleare con il conseguente abbandono dei lavori a Montalto di Castro e la chiusura dei siti di Trino, Caorso e Latina: “La verità è che i tre quesiti referendari riguardarono la legge 8/83 che assegnava ai comuni sede di grandi centrali 0,25 lire per Kwh prodotto, indipendentemente dal tipo di combustibile; la norma che stabiliva il potere sostitutivo del CIPE, in caso di inadempienza dei comuni in materia di localizzazione di qualsiasi tipo di centrale e la possibilità per Enel di partecipare alla costruzioni di centrali nucleari all’estero”.
“Fu il governo del tempo sostenuto dalla totalità dei partiti —sottolinea Pezzolato — a dare al referendum un’interpretazione distorta, funzionale agli interessi della lobby petrolio-gas, e a prendersi la responsabilità di abbandonare il nucleare: viceversa altri esiti referendari furono allegramente ignorati da vari governi, anche nella così detta Seconda Repubblica (abolizione del ministero dell’Agricoltura, responsabilità civile dei magistrati, finanziamento pubblico ai partiti)”.
L’ex sindaco di Porto Tolle poi si chiede: “Il Governo, con piglio decisionista, sembra deciso a riaprire la partita dell’atomo: ci riuscirà? Penso sia difficile, poiché la stragrande maggioranza degli italiani, ancorché favorevole all’atomo come rivelano molti sondaggi, non vuole centrali atomiche vicino casa. Ma c’è qualcun altro contrario, molto più potente degli ambientalisti e di qualche comunità locale, che non appare mai, ma è sempre presente sui tavoli che contano. E’ ancora la lobby petrolio—gas che ostacola qualsiasi cambiamento degli attuali equilibri del mercato dell’energia in Italia, ivi compreso lo sviluppo del carbone”.
La spiegazione è lapidaria: “In questo mercato, regolato da sé medesimo, cioè da nessuno, Enel occupa circa un terzo dello spazio, e l’eventuale produzione di circa 1.900 Mw a carbone di Porto Tolle comporterebbe un automatico minor consumo di olio/gas da parte di qualche altro soggetto: questo è l’ostacolo vero su Porto Tolle, altro che legge sul Parco, e bene ha fatto il presidente Galan a non prestarsi al giochino della Commissione VIA, che da circa 1.400 giorni si sta baloccando sulla riconversione con un unico alibi: un’indagine senza indagati, sul progetto carbone, da parte della Procura di Rovigo. Sembra proprio vero che l’Italia è il paese di Alice dove tutto è capovolto, e il diritto è — appunto — rovescio”.
Al.Or.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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