Dolore e desolazione in Abruzzo

Sei giorni tra le macerie dell’Abruzzo, a portar conforto a chi in quelle scosse ha perso tutto. Un’esperienza che ha segnato, lo si legge nel volto, gli 8 volontari della Protezione civile di Chioggia che sono partiti all’alba del 7 aprile verso quel che restava di L’Aquila e dintorni. Il tempo di salutare i propri familiari e di caricare sui camion tutto quello che poteva servire per portar aiutare alle popolazioni terremotate e arrangiarsi nei 6 giorni di permanenza. Acqua, chili di bossolà con cui fermare la fame, caffé per stare svegli, una stufetta elettrica per placare le morse del freddo.
Com’erano le vostre giornate?
“Si lavora anche per 20 ore al giorno, sotto il sole nelle ore diurne e a -1 di notte — raccontano Ubaldo Penzo, coordinatore delle 17 squadre veneziane in Abruzzo, e Alberto Perini, responsabile della sezione di Chiogga – Non c’erano orari, le cose da fare si susseguivano a ritmo incalzante, spesso le urgenze cambiavano al volo e bisognava essere elastici nell’organizzazione. Facevamo continue spole nei paesini di montagna a 1400 metri con jeep stracariche di attrezzature perché lì i camion con i container non riescono a salire. La sveglia era alle 6, un rapido briefing con gli altri capisquadra e poi alle 7.30 tutti in marcia verso i luoghi di assegnazione. Si continuava finché la luce del sole lo permetteva, ma spesso abbiamo lavorato anche di notte per scaricare i camion e portarci avanti con il lavoro”.
Che cosa avete provato a contatto con persone che hanno perso tutto?
“Vivono nel terrore. Sobbalzano ad ogni minimo rumore perché temono sia il terremoto. È straziante. Solo lì si può capire la gravità della situazione. Non c’è più nulla, alcuni di loro hanno vissuto in auto fino a Pasqua, con bambini piccoli, senza acqua e con pochissimo cibo. Il momento più tragico è quando ai funerali di Stato abbiamo dovuto accompagnare i parenti alle bare dei loro cari. Una scena che non dimenticheremo mai. Ci chiamano eroi, ma non ci sentiamo affatto degli eroi. Da quando siamo tornati ci svegliamo nel cuore della notte in attesa di sentire la scossa che lì puntualmente arrivava ogni notte tra le 3 e le 5”.
Quali erano i vostri compiti principali?
“L’urgenza era dare un riparo a chi continuava da giorni a dormire in auto. In 6 giorni abbiamo montato 350 tende a Poggio di Roio, Bagno Grande, Sassa Scalo, spesso su paesini arroccati sui monti. Ad ogni tenda montata la gente voleva ringraziarci regalandoci cibo e vino, una cosa toccante se si pensa che non avevano cibo nemmeno per loro. In un paesino abbiamo montato una tenda per una famiglia con un figlio disabile di 30 anni che per 6 giorni aveva vissuto su una specie di capanna di nylon realizzata da loro”.
Ora che siete tornati cosa vi sentite di dire?
“Ci auguriamo che aumenti la sensibilità verso questo tipo di impegno sociale. La nostra sezione conta 40 volontari con 7 donne. Ogni anno da ottobre ad aprile la Provincia propone un corso di formazione, speriamo abbia sempre più seguito”.

ELISABETTA BOSCOLO ANZOLETTI

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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