Ha vinto Vinicio Capossela con “Lettere di soldati”

Sarà Vinicio Capossela a salire sul Palco di Villadose il 19 luglio per ritirare il Premio Amnesty Italia. Il cantante di origine avellinese, infatti, si è aggiudicato la settima edizione del concorso indetto dalla Sezione Italiana di Amnesty International e dall’Associazione culturale Voci per la libertà, per premiare il migliore brano sui diritti umani pubblicato nell’anno precedente. Ad incontrare i favori della giuria è stata la canzone “Lettere di soldati”, uscita nell’ultimo album “Da solo”, scelta tra altri 9 brani impegnanti nel denunciare gli effetti delle guerre o lo sfruttamento di cui ancora oggi sono vittima alcuni paesi del mondo.
“La guerra dell’acqua” di Ivano Fossati era tra questi, oppure “Non mettere le mani in tasca” di Caparezza e “Radio Conga” dei Negrita, solo per citare i più famosi. “ Ma il brano di Capossela è stato scelto — ha spiegato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International — perché porta a riflettere sulla negazione dei diritti umani implicita in ogni guerra, in questo primo decennio del XXI secolo ancora attraversato da conflitti sanguinosi e spesso, apparentemente, senza soluzione. Racconta immagini di guerra crude e realistiche, prive di ogni retorica romantica e senza alcuna traccia di eroismo. Descrive la guerra come luogo della spersonalizzazione assoluta e ci porta in una dimensione in cui l’uomo perde la propria identità e umanità”.
Una canzone nata dopo la guerra nel Golfo, come ha spiegato lo stesso Capossela, un conflitto che per la prima volta è entrato direttamente nelle case degli italiani attraverso la televisione. “Anni sono passati e a quella guerra ne sono seguite altre, per quanto possibile ancora peggiori” — ha aggiunto l’autore – dopo la Paura, ho voluto provare a mettere a fuoco l’impersonalità dell’uccidere. La gente che salta in aria da lontano, senza vedersi. E soprattutto il meccanismo della regola d’ingaggio. Il regolamento dell’uccidere. Lo stabilire quando è legale ammazzare. La freddezza della tecnologia delle armi. L’applicazione della chirurgia per cambiare i pezzi rotti, i crani, gli arti a chi salta in aria.
L’ho fatto a mezzo di una canzone e di un battito del cuore, cercando di rendere oggettivamente la negazione dell’uomo, l’affidare la sua anima alle lettere. Le lettere, più vere di ogni retorica, che sono quelle che non arrivano a destinazione, nella grande Paura videodiffusa. Una canzone non è nulla confrontata a quanto fanno le persone che lavorano in organizzazioni come Amnesty International. Dunque ringrazio Amnesty International per il lavoro che svolge e per l’attenzione che ha dedicato al mio”.
Prima di Vinicio Capossela, hanno vinto il Premio Amnesty Italia Daniele Silvestri (“Il mio nemico”, 2003), Ivano Fossati (“Pane e coraggio”, 2004), Modena City Ramblers (“Ebano”, 2005) e Paola Turci (“Rwanda”, 2006), Samuele Bersani (“Occhiali rotti”, 2007) e i Subsonica (“Canenero”, 2008).

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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