La fabbrica di clinker, una minaccia per il comitato

“Un polmone nero. È quello che rischia di diventare la zona interportuale alle porte di Rovigo, se dovessero sorgere la centrale ad olio di colza e il cementificio, in una zona già classificata come A1, vale a dire altamente inquinata”. A preoccupare il comitato intercomunale dei Borsea, Rovigo, Pontecchio, S.Apollinare e Bosaro, coordinato da Claudio Battocchio sono le notizie che arrivano da Venezia in merito all’udienza relativa appunto alla fabbrica di clinker che dovrebbe sorgere in area interporto. La sentenza del Tar arriverà tra qualche mese ma, dice Battocchio, pare che l’impresa (Iniziative industriali, che si è appellata al Tar dopo che il Comune di Rovigo aveva negato l’insediamento del cementificio ndr) non sia particolarmente preoccupata, nonostante anche le valutazioni fatte dall’Ulss 18”. La domanda nasce spontanea. È proprio necessario soffocare ulteriormente la prima periferia di Rovigo, che prende il nome di Borsea, con un ulteriore insediamento industriale, in una zona tra le più industrializzate e inquinate di Rovigo? Tra cementificio, centrale a olio di Colza, la Nogara Mare il triangolo Borsea-Bosaro-Pontecchio vedrebbe uno stravolgimento non da poco, in una zona che sta conoscendo un notevole incremento demografico. “Noi chiediamo, dice Battocchio, che venga semplicemente rispettato l’articolo 32 della Costituzione dove “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e l’articolo 23 del piano di attuazione dell’Interporto che vieta l’insediamento ad aziende che producano fumi ed esalazione nocive. Ora, in attesa della sentenza del Tar, vogliamo stimolare tutti i soggetti pubblici coinvolti in questa situazione, sapere la posizione del rappresentante legale del Comune, l’avvocato Lembo, e che se la sentenza dovesse essere negativa, di ricorrere al Consiglio di Stato”. L’area dell’interporto di Borsea, continuerà dunque a far discutere, una superficie di quasi due milioni di metri quadri che per alcuni rappresenta il futuro come sede strategica per la logistica, per altri una minaccia ambientale nel caso l’area continuasse a essere amministrata lasciando spazio ad attività produttive inquinanti. Il Comitato intercomunale continuerà la sua azione di protesta e vigilanza. “Vogliamo che l’Interporto, conclude Luigi Zanforlin, faccia una sola cosa: fornire l’intermodalità e la logistica, come avviene nei comuni di Arquà e Villamarzana. Siamo stufi dei giochi di potere che ci sono dietro questi insediamenti. Quello dell’Interporto è un marketing pilotato a chi offre di più” Nessuno è contro lo sviluppo, basta che questo sia fatto con criterio e che alla fine a pagarne le eventuali conseguenze negative non siano sempre e solo i “semplici” cittadini.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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