Oltre metà dei lavoratori Emerson rischiano il posto

Sono decisi a non mollare. Tanto più ora che sanno di poter contare sull’appoggio di tutti gli amministratori della Saccisica, compresi l’onorevole Margherita Miotto e il consigliere regionale Leonardo Padrin. I dipendenti dello stabilimento di Tognana della Emerson Network Power, già Liebert Hiross, ora hanno solo un obiettivo: salvare i posti di lavoro che la direzione americana vorrebbe tagliare per trasferire a Nove Mesto, in Slovacchia, tre delle quattro linee di produzione piovesi. A rischio sono 144 lavoratori su un totale di 230. Se il progetto andasse a buon fine, su un totale di 230 dipendenti, nel Piovese ne rimarrebbero 86.
Qui la crisi non c’entra. O meglio, non è determinante. Nel 2007 l’azienda ha chiuso con quasi 15 milioni di utili. Lo dicono i sindacati della Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm di Padova che, tirando le somme, arrivano a questa conclusione. “Ci hanno usato — dicono all’unisono i rappresentanti delle sigle, Antonio Silvestri, Massimo Sartori e Marzio Giacomin -. Gli utili prodotti a Piove, grazie all’alta specializzazione dei nostri dipendenti, non sono mai stati investiti qui e ora la scelta di comodo, che deriva dal ragionamento: qui i lavoratori costano, meglio delocalizzare dove la gente guadagna 500 euro al mese. Vogliamo incontrare e parlare con chi sta prendendo questa decisione. Per far questo abbiamo bisogno dell’appoggio delle istituzioni, affinché facciano pressione perché venga modificata questa scelta strategica che non tiene conto della dignità dei lavoratori”.
L’appello è stato accolto dai sindaci del Piovese, che hanno incontrato i lavoratori in una partecipata riunione che si è svolta nella sala consigliare di palazzo Jappelli. “Siamo e saremo affinché questi licenziamenti non debbano avvenire — ha iniziato Mario Crosta di Piove di Sacco -. Senza mettersi di traverso con nessuno, non è accettabile che fino a che va bene si dia lavoro e quando cambia il vento venga portato da un’altra parte senza rispetto per le persone”. “La nostra non sarà solo una stretta di mano o una parola consolatoria – ha specificato Cesarina Foresti di Arzergrande — ma metteremo tutto il nostro impegno per aiutarvi”. “E’ il classico esempio in cui un lavoratore è visto come un costo e non una risorsa — secondo Romano Boischio di Sant’Angelo -. Alla nostra lotta si devono unire anche le categorie economiche”. “La questione investe anche l’indotto, costituito da altri lavoratori e aziende del Piovese che saranno messi in difficoltà”, ha considerato Federico Ossari di Pontelongo. “Nel periodo della globalizzazione i cinesi ci vengono a fare concorrenza in casa e ai nostri lavoratori non viene garantita la dignità”, la riflessione di Graziano Bacco di Codevigo. “Va bene il mercato libero ma dobbiamo tornare a ragionare in termini di regole, correttezza e giustizia — ha osservato Silvia Salvagnin di Brugine -. Altrimenti ci diciamo tante belle parole ma continuiamo in questa iniquità”. “Al di là delle dichiarazioni dobbiamo pensare ad azioni concrete”, ha concluso Mauro Fecchio di Correzzola, presente anche in veste di assessore provinciale. D’accordo con Fecchio anche il consigliere comunale Alberto Canova con il suo gruppo. Pieno sostegno ai lavoratori anche dal consigliere comunale e provinciale Lino Conte.

FEDERICA BERTAGGIA

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento