L’anno nero dei pescatori deltini

Tra sventure naturali, crisi economica, proteste e scontri politici non sembra così azzardato affermare che il 2009 potrà essere ricordato come l’anno nero per la pesca del Delta. Andando con ordine, il primo grido d’aiuto parte da Scardovari, dove negli ultimi giorni di maggio i pescatori aderenti al Consorzio Pescatori del Polesine hanno chiesto lo stato di calamità naturale al ministero delle politiche agricole e alimentari, con l’attivazione del fondo di solidarietà nazionale della pesca previsto secondo il decreto legge 154/2004. Il motivo è presto detto: i pescatori sono stati costretti per diverso tempo al blocco della coltura delle cozze a causa di un parassita acquatico denominato “salson”, all’apparenza un innocuo gamberetto, che sta — secondo le parole dei diretti interessati – “devastando le lagune e ha già compromesso almeno il 50% del raccolto stagionale”. La causa principale della diffusione di questo nemico dei mitili sembra essere il valore medio del grado di salinità di acqua, registrato sul 16 per mille rispetto ad un valore ottimale oscillante tra 23-27.
I miticoltori hanno puntato il dito contro i mancati lavori da parte del Consorzio di Bonifica Delta Po Adige, rivolti prevalentemente a risolvere il problema dell’occlusione delle bocche a mare, in particolare quelle a sud della Sacca degli Scardovari, che avrebbero rallentato il deflusso delle acque dolci. La combinazione con le ingenti piogge dei primi sei mesi del 2009 hanno generato una commistione letale: la calamità peraltro non ha risparmiato nemmeno le lagune adibite alla raccolta delle vongole veraci — Canarin e Basson — che, caratterizzate da fondali bassi, hanno un equilibrio salino piuttosto delicato. Le pesanti ricadute economiche del fenomeno hanno generato comprensibile nervosismo tra gli addetti ai lavori, che si sono trovati a confrontarsi durante tutto il mese di maggio con istituzioni locali e con i politici impegnati nella campagna elettorale per il rinnovo delle cariche provinciali. Il presidente del Consorzio di Bonifica, additato tra i responsabili della sciagura a causa dei mancati lavori nelle lagune, si è detto “rammaricato” per le accuse ricevute, specificando che “è doveroso sottolineare come certe posizioni non siano supportate da argomentazioni di carattere scientifico come nel caso delle lagune di Rosolina. Sono stati realizzati e sono in continua realizzazione importanti lavori di manutenzione nelle lagune di Barbamarco, Caleri e Sacca del Canarin che stanno dando un rilevante contributo alla vivificazione delle stesse lagune, la cui gestione e produttività è senza soluzione di continuità proprio grazie agli importanti lavori del Consorzio di bonifica resi possibili ai finanziamenti regionali”. Sulla questione è intervenuto a mezzo stampa anche l’assessore al lavoro Guglielmo Brusco, che chiama in causa la Regione Veneto: “A diversi mesi dall’incontro con l’assessore regionale Donazzan, in cui presentammo le linee guida per la gestione della crisi occupazionale e chiesi iniziative per gli ammortizzatori sociali anche ai pescatori del Basso Polesine, non c’è ancora una risposta. Dopo una prima indubbia dimostrazione di sensibilità nei confronti dei 1.550 addetti, ora sembra che il loro futuro sia delegato a regolamenti nazionali”.

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Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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