Ora manca solo il decreto ministeriale

Dopo il parere favorevole espresso dalla Commissione nazionale Via (Valutazione di impatto ambientale) è arrivato, ad inizio mese, anche il parere della Commissione regionale che ha confermato la possibilità di procedere nell’iter che porterà la centrale Enel di Polesine Camerini ad essere riconvertita a carbone. Ora infatti l’incartamento potrà essere trasmesso al ministero dell’Ambiente, che a sua volta darà avvio all’Autorizzazione integrata ambientale, ossia la procedura congiunta con il ministero delle Attività Produttive, per il “si” definitivo all’avvio dei lavori.
C’è già chi considera quest’ultima delibera come la scelta “più importante degli ultimi 30 anni per il Polesine” e sicuramente ne è stato felice anche il governatore Giancarlo Galan. “Sono soddisfatto di quanto deciso — ha spiegato — e proprio per questo voglio sottolineare il merito di una regione che si assume le proprie responsabilità su questioni decisive sia dal punto di vista economico, sociale e amministrativo”. In poche parole il governatore del Veneto vede concretizzarsi un progetto che è rimasto in stallo per troppi anni.
Era il dicembre 2005, infatti, quando l’Enel e la Regione Veneto firmarono il primo protocollo d’intesa per la conversione della centrale e già allora Galan aveva commentato positivamente il risultato sotto il punto di vista degli investimenti e delle opportunità occupazionali. Secondo alcune stime, fatte del Comitato d’Azione dei Lavoratori della centrale di Porto Tolle, la riconversione della centrale porterà circa 350 milioni di euro di indotto per le imprese del Veneto e dell’Emilia Romagna, fino a 3.500 lavoratori in cantiere, 700 posti di lavoro stabili con la centrale a regime e nuove professionalità e occasioni di formazione per la crescita delle imprese polesane, che attraverso la centrale Enel diventeranno più competitive nel mercato del lavoro. Ne è convinto anche il sindaco di Porto Tolle, silvano Finotti, che ha accolto il parere favorevole della commissione Via regionale come la fine di una tormentata epopea dove i partiti del no, quelli dei veti, delle verifiche e delle controverifiche parevano avere sempre la meglio. Il responso regionale ha rispettato quelle che erano anche le attese di Stefano Faci, segretario regionale della Filcem-Cgil, che ha auspicato l’emanazione del decreto autorizzativo del ministro Claudio Scajola subito dopo l’estate.
“L’avvio del cantiere — ha spiegato — sarà determinate per ridare slancio all’economia del Veneto, non fosse altro per i due milioni e 200 mila euro di investimento previsti per la conversione della centrale”.

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Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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