L’economia del Delta funzionerà a carbone

Mai come lo scorso mese Polesine Camerini è stata al centro dell’attenzione dei media e di conseguenza dell’opinione pubblica. La centrale elettrica portotollese, infatti, ha occupato le pagine dei giornali e i servizi di apertura dei tg regionali, con notizie che hanno riguardato le dimostrazioni degli eco-guerriglieri di Greenpeace, il doppio concerto di Nek con Giusy Ferreri e la firma delle autorizzazioni che permetteranno la conversione a carbone dell’impianto. Infatti quasi senza soluzione di continuità si è passati dal “Co2 kills”, scritto in tono allarmante con caratteri cubitali sulla ciminiera dagli ambientalisti, alla distese note dei due big della musica leggera fino ad arrivare ai pareri favorevoli espressi dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e dalla Giunta Regionale, che di fatto hanno aperto la strada al futuro dell’impianto.
In poche parole un mese di assoluto protagonismo per la Centrale, forse un assaggio di quel ruolo di primaria importanza che i sostenitori della conversione a carbone vorrebbero che il Delta recitasse nel panorama della produzione energetica nazionale. Infatti, piaccia o non piaccia, il passaggio a carbone è ad un passo dall’autorizzazione definitiva e quello che manca, la firma del decreto Via da parte del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, è poco più che una formalità. I lavori che porteranno alla riconversione dell’impianto potrebbero partire già a primavera per concludersi entro i prossimi cinque anni.
Soddisfazione e ottimismo, ovviamente, sono stati espressi dal governatore del Veneto Giancarlo Galan, da sempre favorevole ad futuro a carbone dell’impianto, mentre si tratta di un’autentica disgrazia per le associazioni ambientaliste, preoccupate dai fumi che usciranno dalla ciminiera, tra le due posizioni invece, c’è un limbo di incerti per i quali è necessario vigilare con attenzione affinché Enel mantenga quanto ha promesso al territorio, in merito alla tutela dell’ambiente e alle ricadute occupazionali. Per il momento c’è l’avallo del ministro Prestigiacomo che ha parlato di un investimento di circa 2,2 miliardi di euro, di un cantiere che impegnerà in media 1600 lavoratori, toccando anche punte di 3500, per assestarsi attorno alle 700 unità, divise tra centrale ed indotto, quando l’impianto sarà in funzione.
Anche per quanto riguarda l’ambiente sono state spese parole di conforto rassicurando che il nuovo combustibile permetterà la riduzione di ossidi zolfo, azoto e polveri tra il 70-80% rispetto all’assetto attuale e la diminuzione di emissioni di circa due milioni di tonnellate di CO2 all’anno. L’impianto potrà inoltre utilizzare come combustibile biomasse e Cdr da rifiuti.
Insomma è evidente che ad essere soddisfatti sono soprattutto le categorie economiche che nella centrale vedono la via di uscita da una crisi profonda, capace di portare in meno di un anno oltre tre mila lavoratori polesani alla cassa integrazione, mentre più scetticismo viene manifestato nel settore della pesca e soprattutto da quello del turismo che comunque auspicano una felice convivenza con il futuro impianto.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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