Il lavoro comincia a mancare, è allarme

La crisi si fa sentire anche nel Conselvano, non solo in termini di riduzione generale del lavoro e di cassa integrazione ma anche con la chiusura di alcune aziende storiche del territorio. E secondo gli esperti siamo solo all’inizio. I mesi prossimi saranno quelli più difficili prima di risalire la china. Il settore immobiliare, ad esempio, si aspetta una ripresa con il decollo del “piano casa” per questo chiedono alle amministrazioni locali di fare presto a concretizzare la legge in modo che si possa subito partire. L’artigianato per il momento tiene, nonostante la sensibile riduzione delle ore lavorate e degli addetti. Difficoltà soprattutto nell’industria, dove il ricorso alla cassa integrazione è più evidente e dove non mancano alcuni casi eclatanti, come le chiusure della Sirz Energy di Due Carrare e la crisi della Unifast di Bagnoli.
SIRZ ENERGY La notizia è arrivata come una doccia fredda il primo settembre: la storica azienda meccanica di Due Carrare che fino a luglio scorso dava lavoro a ben cento dipendenti, specializzata nella produzione di impianti per l’industria petrolifera esportati in tutto il mondo va verso il fallimento. I rappresentanti sindacali di Fim-Cisl e Fiom-Cgil insieme ai componenti della Rsu hanno informato i lavoratori riuniti in assemblea, dopo l’incertezza con cui avevano trascorso il mese di agosto. Per loro si apre la prospettiva della cassa integrazione e della messa in mobilità. Chi avrà i requisiti potrà andare in pensione mentre tutti gli altri dovranno trovarsi un nuovo lavoro. Nel frattempo i dipendenti hanno istituito un presidio fisso in azienda, organizzando dei turni, in attesa di confrontarsi con il curatore fallimentare. A fine agosto il giudice fallimentare si era riservato qualche giorno di riflessione dopo aver sentito la proprietà, la società in liquidazione Siveco, e l’acquirente del ramo d’azienda, l’imprenditore Roberto Rolle. I due avevano confermato le proprie posizioni e non è emersa nessuna soluzione alternativa. A quel punto non restava che il fallimento. Dura la reazione dei sindacati “La Sirz Energy muore perché non è stato raggiunto un accordo soddisfacente sulla vendita del ramo d’azienda produttivo. – afferma Daniele Cerato della Fim Cisl – La causa principale del fallimento in questo caso non è la crisi ma la diatriba sul concordato preventivo. A nostro avviso bisognava fare di tutto per trovare un accordo e salvare lo stabilimento insieme a cento posti di lavoro. Ci hanno detto che legalmente non c’erano altre possibilità. Abbiamo spiegato ai dipendenti che per la cassa integrazione straordinaria di dodici mesi manca solamente il via libera del ministero del Lavoro mentre c’è già l’accordo in Provincia. Con il curatore fallimentare, ormai il nostro unico interlocutore, cercheremo di accelerare le procedure per la messa in mobilità in modo che chi ha la possibilità di iniziare un nuovo lavoro possa farlo al più presto”. Intanto i lavoratori fanno i conti con lo stipendio che non arriva più. “Almeno due terzi di noi deve pagare un mutuo – afferma il rappresentante sindacale Amedeo Sguotti – e per molte famiglie quello della Sirz era l’unico stipendio sul quale potevano contare”.
UNIFAST Per settimane i 45 dipendenti della Unifast di Bagnoli, l’azienda produttrice di carri miscelatori per la zootecnia, hanno presidiato i cancelli della fabbrica sull’orlo del fallimento. Sono senza stipendio da alcuni mesi ma il titolare Fausto Faccia sostiene di avere fatto tutto il possibile ma di essere stato strangolato dalle banche. A fine settembre è fissata l’udienza in Tribunale per l’istanza di fallimento ma l’imprenditore afferma che ci sono i pressuposti per rilanciare l’azienda se solo gli istituti di credito fossero disponibili a ridare fiducia e a riaprire i rubinetti dei finanziamenti, visto che le prospettive di lavoro non mancherebbero.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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