Slogan razzisti su Facebook della Lega

“Stamattina aprendo Facebook ho visto una e-mail inviatami da un’amica: è la foto che la sezione di Mirano della Lega usa come immagine del profilo. Un manifesto col simbolo della Lega e sotto la scritta: immigrati clandestini, torturarli è legittima difesa. Credo che questo sia inaccettabile e contrario a ogni forma di civiltà, prima ancora che alla nostra storia e alla nostra tradizione di emigranti”. È una frase dell’ex segretario del Pd Walter Veltroni a scatenare il ciclone. Frasi razziste su Facebook: sul social network più frequentato la vergogna finisce per infangare Mirano e la sua gente. La bufera è di portata nazionale: il manifesto razzista appare su tutti i maggiori quotidiani nazionali, finisce in tv e se ne parla per giorni. Dito puntato sul locale gruppo della Lega Nord, a cui la pagina appartiene, ma i vertici del Carroccio, locali e nazionali, si affrettano a smentire. Anche perché molti di loro compaiono tra gli amici: Umberto Bossi, Roberto Cota, Massimo Bitonci, Francesca Zaccariotto. Tutti affermano di essere caduti nella trappola, giurando di non aver mai dato la loro amicizia a quel profilo o comunque di non condividerne il messaggio. Troppo tardi. Scatta la mobilitazione del popolo di Internet, in migliaia chiedono di oscurare la pagina e di trovare i responsabili, incriminandoli per istigazione all’odio razziale. Il titolare del profilo Facebook viene però allo scoperto da solo: è il vicesindaco leghista di Mirano Alberto Semenzato, che però precisa: quell’immagine non l’ho messa io. Come ci è finita allora? «Mi hanno rubato la password, sono entrati nel profilo e l’hanno caricata al posto di quella che avevo messo io: il logo della Lega». Lo slogan razzista in realtà è una vecchia caricatura creata in funzione anti-Lega. Ma come ci è finito su Facebook? L’uscita allo scoperto di Semenzato solleva un polverone. Il Pd, dal circolo locale al regionale, chiede la testa del vicesindaco e invita anche il primo cittadino Roberto Cappelletto, che ne ha preso le difese, a dimettersi. Il democratici organizzano anche un sit-in in piazza, al grido di “Vergogna!”. Cappelletto risponde per le righe: “E’ tutta una macchinazione orchestrata da chi non ha più argomenti per attaccarci. Abbiamo subito dei furti in passato, e tra questi c’erano anche le password del vicesindaco. Tutto è stato regolarmente denunciato ai carabinieri, noi siamo puliti e lo dimostreremo”. Semenzato, che in un primo momento aveva dato disponibilità a rassegnare le dimissioni, ora tiene duro: “E’ un complotto contro di noi, non mollo” afferma. In campo anche le associazioni di volontariato, mentre la procura di Venezia apre un’inchiesta per incitamento all’odio razziale. Tra colpevolisti e innocentisti la città si divide, mentre il nome di Mirano tenta di riemergere dal fango.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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