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“Ospedale unico? No grazie”

“Ospedale unico? Prima potenziamo Mirano, servono reparti in linea con le esigenze del territorio”. A chiederlo è il comitato Carlo Salvioli, nella presentazione dell’annuale rapporto sullo stato di salute dell’Asl 13. “Oggi quella del reparto di Ortopedia e Traumatologia — spiega il presidente Aldo Tonolo — non è più solamente una necessità del territorio, basti pensare all’apertura del Passante e all’accesso da Spinea”. Nel rapporto il Salvioli chiede anche di dare concretezza alla storica classificazione regionale di ospedale di Lungodegenza e Riabilitazione di Noale. “In realtà — afferma Tonolo — la Riabilitazione non è mai stata attivata, c’è solo il primario”. Prosegue il comitato: “Va valutata anche la necessità di aprire una sezione di Radioterapia a Mirano, con eventuale partecipazione finanziaria di privati, considerata l’eccellente attività dell’Unità operativa di Oncologia miranese”. Ma il comitato chiede anche maggior coraggio alla direzione dell’Asl per superare il vincolo della spesa storica del 2008 imposto dalla Regione, soprattutto in vista del nuovo riparto del fondo regionale che assegna alla Asl di Mirano-Dolo 26 milioni di euro in più. Ma sul futuro dell’Asl di Mirano e Dolo incombe prima di tutto lo spettro dell’ospedale unico. “L’attività degli ospedali — prosegue Tonolo — va valutata tenendo conto anche della capacità di attrazione e della fuga dei residenti, mentre per i funzionari regionali sembra contare solo il controllo della spesa corrente. Restiamo nettamente contrari all’ipotesi di ospedale unico, perché non se ne vede l’utilità. Gli ospedali dell’Ulss 13 sono moderni e funzionali, sotto-dimensionati, di costruzione recente, ben distribuiti sul territorio. Servono solo modesti interventi di completamento, il terzo monoblocco a Mirano e il quello operatorio di Dolo. L’Ulss 13 è stata classificata dall’Agenzia regionale la prima delle 22 Ulss venete per efficienza e complessità di interventi. Nonostante ciò è al penultimo posto nella graduatoria dei finanziamenti procapite”. Per il Salvioli serve invertire la tendenza: “Il processo è solo all’inizio — prosegue Tonolo — la forbice tra Ulss ricche (ad esempio la 12) ed Ulss povere (la nostra) è ancora troppo ampia a fronte di necessità sanitarie dei cittadini che sono sempre le stesse”. Insomma per il comitato i problemi dell’Asl 13 non sono le strutture, ma i finanziamenti. “La chiusura dei reparti e le liste d’attesa sono questioni dove l’edilizia ospedaliera non c’entra. Contano invece i finanziamenti ridotti che non consentono l’adeguamento degli organici. È vero che qualche spesa può essere razionalizzata con l’ospedale unico, ma a costo di un intasamento della viabilità e di scomodità per i residenti che oggi godono invece di una sanità diffusa sul territorio, invidiata dai residenti di altre Ulss. La zona di Veneto City è in un territorio con un sistema viario già congestionato di suo, senza aggiungerci anche l’ospedale unico”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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