Il “decreto salvaprecari” non migliora le cose

La scuola è nell’occhio del ciclone, mentre tutt’intorno si scatena la bufera. Qualcuno l’aveva preannunciata ma ora non è il momento di guardare indietro. “C’è un malessere diffuso — spiega Antonio Rossi, segretario provinciale dello Snals — tra il personale docente e ata: in Italia i precari sono circa 300 mila e, nonostante i pensionamenti, faticano ad essere assunti stabilmente. Anzi, molti di coloro che l’anno scorso avevano avuto un incarico dall’Ufficio scolastico provinciale, quest’anno sono rimasti senza lavoro”. Per il Polesine i dati relativi agli insegnanti, nel momento in cui scriviamo l’articolo, non sono ancora stati resi noti, ma la tendenza dovrebbe rispecchiare la situazione degli ata: nel 2008-2009 l’Usp ha esaurito le proprie graduatorie e 50 posti sono stati assegnati dai dirigenti, quest’anno le graduatorie di istituto sono state utilizzate solo per 3 posti. Secondo le previsioni della Cgil i tagli in Polesine riguarderanno circa 150 persone tra docenti e ata. “Ma anche tra gli insegnanti di ruolo — precisa Teresa Brandiani, della Cgil-Flc provinciale — molti sono risultati in sovrannumero e non hanno più una sede.
La colpa non è della crisi ma delle scelte del governo, che mira esclusivamente al recupero di risorse economiche senza investire nella formazione e nella cultura”. Di fronte alla protesta è arrivato come salvagente tra le onde un decreto del ministro Ronchi. Il cosiddetto “decreto salvaprecari” prevede un sussidio di disoccupazione per periodi non lavorativi fino a otto mesi: non occorre presentare alcuna richiesta, perché saranno le scuole a segnalare i nominativi all’Inps.
Sarà garantita la precedenza per le assegnazioni di supplenze brevi: se la proposta verrà rifiutata, si perderà il diritto al sussidio di disoccupazione.
Nelle graduatorie a esaurimento verrà attribuito il punteggio pari a un intero anno di servizio. I beneficiari di queste nuove norme all’inizio erano solo quanti avevano avuto nello scorso anno scolastico una nomina dall’Usp. Ora sembra che siano stati inclusi anche quanti avevano ricevuto un incarico annuale dai dirigenti. A livello nazionale rimarrebbero escluse, comunque, circa 25 mila persone. Per il segretario provinciale dello Snals la soluzione è unica: “Tra il 1978 e il 1982 le nomine in ruolo sono state molte: ora bisognerebbe incentivare il loro pensionamento per agevolare l’entrata di nuovi insegnanti”.
Più netta la posizione della Cgil che sul decreto Ronchi esprime un giudizio “per niente positivo”: “La norma — spiega Teresa Brandiani — è troppo fumosa, non prevede veri ammortizzatori sociali ma solo un sostegno al reddito, si basa su accordi con le singole regioni prospettando la possibilità di trattamenti differenziati, fa ricorso a fondi dell’Unione europea che vengono tolti alle iniziative di riconversione professionale”. E la Cgil annuncia già una giornata di mobilitazione nazionale. È nato un comitato dei precari del Veneto, che ha costituito un gruppo anche su Facebook.
Ma a complicare il quadro si aggiungono coloro che hanno conseguito l’abilitazione tra maggio e giugno di quest’anno, senza aver prestato servizio nello scorso anno scolastico. A loro tutela si sta mobilitando l’Anief che ritiene illegittimo il decreto Ronchi. Si preannuncia una guerra tra poveri dall’esito incerto per tutti.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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