Mezzo comune finisce a mollo

Piove un intero giorno e mezzo comune finisce sott’acqua. Allagate Caltana, Caselle e in parte anche Veternigo e Santa Maria di Sala. Una piena che nel Graticolato non si vedeva da tempo e che i gli abitanti ricorderanno certamente a lungo. Il nubifragio del 16 settembre ha messo in ginocchio una vasta zona ad alto rischio idraulico, ma nessuno si sarebbe immaginato un disastro di simili dimensioni. Di acqua è vero, stavolta ne è caduta davvero tanta, ma i nemici questa volta hanno i nomi dei canali, Lusore, Cognaro e Caltana soprattutto. Ad andare in crisi è stata un po’ tutta la rete di scolo che corre lungo le strade della centuriazione romana, con fossi che non hanno più ricevuto acqua esondando e allagando strade, campi, parcheggi, scantinati, garage, giardini e pianterreni. L’elenco delle vie e dei quartieri finiti in ammollo è sterminato: via Caltana, via Marinoni, via Gorgo, via Cagnan, via Einaudi, via De Gasperi, via Pianiga, via Zinalbo, via Pioga, via Santa Lucia, via Gaffarello. Poi ancora via Cavin Caselle, via Rivale, via Desman e la trafficatissima Noalese, chiusa per un tratto in piena zona industriale. Mobilitate protezione civile e vigili del fuoco per portare in soccorso cittadini rimasti isolati e proteggere le case dall’acqua, con centinaia di sacchi di sabbia predisposti in poche ore. Strade chiuse ovunque, per evitare guai agli automobilisti. In crisi un centinaio di famiglie e una decina di aziende, nomi importanti come Fpt, Rexpol, Speedline, che hanno dovuto fermare interi cicli produttivi, con perdite economiche pesanti. Il Comune è stato costretto a istituire un’unità di crisi, chiedendo aiuto anche a Provincia e altri comuni limitrofi perché tecnici comunali, polizia locale e volontari di protezione civile non sono bastati per far fronte all’emergenza. Il sindaco Paolo Bertoldo ha subito chiesto lo stato di calamità naturale. “Si è trattato di una piena eccezionale — ha detto il vicesindaco e assessore alla Protezione civile Enrico Merlo — non prevedibile e non direttamente collegata alla rete di scolo, ma ai canali. Abbiamo fatto un’ispezione a campione dei tombini delle zone disastrate e li abbiamo trovati perfettamente puliti. Stavolta il problema è arrivato dai corsi d’acqua”. Ma inevitabili fioccano le polemiche. Duro l’attacco della Lega Nord, che mette sul tavolo un’interrogazione portata in Consiglio pochi mesi fa dal capogruppo Pier Luigi Masiero, che chiedeva conto della mancata manutenzione di alcune zone lungo la Noalese. Beatrice Damin, capogruppo di Unti per Santa Maria di Sala, chiede invece di rivedere, alla luce di quanto accaduto, alcuni capitoli del nuovo Piano di assetto del territorio, in via di elaborazione. “Quello che è successo — afferma — ha reso evidente la fragilità di questa parte di territorio. Occhio ai nuovi insediamenti previsti dal Pat, il suolo non ce la fa più, rischiamo che situazioni come questa diventino sempre più frequenti”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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