Visite rinviate di mesi

Ancora attese, ritardi nell’assistenza, servizio non tempestivo. Nonostante l’ospedale di Rovigo “Santa Maria della Misericordia” abbia reparti di eccellenza e nutra ottima reputazione in tutto il Veneto, sembra ci sia ancora qualche settore da perfezionare.
E il problema, segnalatoci da alcuni pazienti dell’ospedale, riguarda proprio il tempo di attesa per poter accedere determinate visite.
“Sette mesi di attesa per una visita cardiologica! Non è possibile!”. E’ comprensibile la rabbia e la delusione di Gianni Bogliolo, rodigino, che, di recente, si è scontrato con uno dei problemi che affligge maggiormente la sanità pubblica in Polesine. Quello degli enormi ritardi nelle visite. Bogliolo ci ha raccontato che si è recato con il figlio di nove anni dal pediatra.
Il medico, dopo averlo visitato, ha ritenuto opportuno fare alcuni controlli per verificare se ci fossero problemi di soffio al cuore.
“Appena siamo usciti dall’ambulatorio del pediatra — spiega il signor Bogliolo — sono andato a casa e ho telefonato al Cup, impegnativa alla mano, per prenotare la visita che il dottore ci ha suggerito. Ebbene — è la delusione del rodigino — mi hanno detto che il primo appuntamento lo potevano fissare per il giorno 28 aprile del 2010”. Insomma, avrebbe dovuto aspettare ben sette mesi di tempo per una visita cardiologica, con elettrocardiogramma, all’ospedale di Rovigo.
“Sono davvero allibito: è assurdo che facciano attendere un bambino, per una visita cardiologica, sette mesi. Non si tratta certo di un certificato dello sport. Potrebbe essere anche qualcosa di serio. Ho parlato anche con il pediatra — continua Bogliolo furioso — per riferirgli della data che mi era stata prospetta, e lui stesso ha sgranato gli occhi. Insomma, la sanità pubblica dovrebbe offrire un servizio: io posso capire un’attesa di qualche mese, questo lo metto in conto. Ma così tanto, non è accettabile”.
Ed altro episodio assai inquietante è quello capitato a Francesco Renesto. In braccio il figlio di soli otto mesi, in mano l’impegnativa del pediatra, che ordinava di fare urgentemente, alla piccola, i raggi al torace. Con la paura che il piccolo avesse la broncopolmonite, il rodigino, è corso all’ospedale, insieme alla moglie. Ma si è trovato ad attendere quasi due ore.
“Come padre provo rabbia per quanto mi è successo per due giorni consecutivi all’ospedale rodigino – ci racconta Renesto — Una sera della scorsa settimana, con l’impegnativa del pediatra che recava anche la dicitura ‘urgente’ mi sono recato al pronto soccorso — prosegue il padre — al mio piccolo di otto mesi dovevano essere fatti subito i raggi, per sospetta broncopolmonite. Ebbene l’attesa durò per ben due ore perché il tecnico era impegnato in un’urgenza grave”.
Tempo d’attesa biblico, per la mancanza di personale, che ha traumatizzato il povero Renesto.
“Mi chiedo: mia figlia era grave, ma non in pericolo di vita, ma se fosse giunta un’altra urgenza grave cosa avrebbero fatto all’ospedale visto che il tecnico dei raggi era uno per tutti? Qualcuno ci avrebbe rimesso la vita?”.
Domande alle quali purtroppo è difficile dare una risposta. Certo è, che lo sfogo di Francesco Renesto, come quello di Gianni Bogliolo sono comprensibili: almeno per le categorie di pazienti, come i bambini e gli anziani, ci vorrebbe forse più rispetto e considerazione.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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