Classe del ‘33 a rapporto amarcord fra vecchi amici

I coscritti del ’33, con il loro puntuale raduno ottobrino – cascasse il mondo – sono ormai un’istituzione di Terrassa Padovana.
La prima domenica di ottobre, come da 26 anni, i vecchi amici d’infanzia si sono dati appuntamento per una rimpatriata scandita dalla cerimonia religiosa al santuario locale e dal pranzo conviviale, assieme a parenti e simpatizzanti.
Si contarono ben 94 nascite in questa ormai storica annata. Terrassa era un paesino prettamente agricolo con poche strade sterrate, famiglie numerose e per lo più povere che abitavano nei tipici casolari o in grandi case che spiccavano tra la pianura sconfinata.
Al 1983 risale il primo grande raduno dei ragazzi e delle ragazze del ’33, in occasione del cinquantennio. Una giornata per rievocare i bei tempi passati assieme e per rincontrare i compaesani che, appena terminata la seconda guerra mondiale, in gran numero hanno lasciato il paese alla ricerca di lavoro e maggiore fortuna. Emigrati in Francia, Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, non è stata un’impresa facile rintracciare tutti.
Per rivedersi dovranno passare dieci anni. Il 1993 è la data del secondo raduno, a partire dal quale si decide di riproporlo di anno in anno. Nel 1995 viene redatto lo statuto del gruppo che segna nero su bianco l’impegno di ritrovarsi fino al 2033. Tra un’edizione e l’altra si registra anche qualche lutto, ma parenti e amici dei coscritti mancanti all’appello partecipano alla ricorrenza per rappresentare il proprio caro e farlo rivivere per mezzo dei ricordi e degli aneddoti di coetanei e compaesani.
Nell’ultimo raduno, gli organizzatori – tra cui gli assidui Ruggero Ubaldo e Gianni Vettore – hanno deciso di dare vita a una simpatica scenetta dalla morale profonda. Un botta e risposta tra un giovane del 2009 e un coscritto del ’33. “Potremmo ancora essere preziosi – propone il secondo – spiegando che ai nostri tempi non si ragionava come singola persona ma come comunità. Insieme si condividevano le cose belle come quelle brutte, cercando di non lasciare solo chi aveva bisogno di aiuto e conforto. Facendo ripartire i ragazzi di oggi dalla solidarietà e dal senso di appartenenza si potrà loro insegnare quella gioia di vivere che ancora oggi anima i ragazzi del ’33”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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