Un tavolo dei sindaci per evitare altri danni

C’è gente che ancora adesso, dopo quasi due mesi dal nubifragio del 16 settembre, ha ancora sotto gli occhi i segni dei danni che l’acqua a riportato nelle abitazioni. E’ vero che nella circostanza l’abbondanza di acqua caduta dal cielo è da considerarsi eccezionale. Ma, il cambiamento del clima che si sposta sempre più verso quello tropicale, richiede una presa di posizione forte da parte del servizio pubblico. A questo proposito il sindaco di Piove Alesandro Marcolin ha aperto un tavolo con i suoi colleghi della Saccisica allo scopo di studiare ed attuare tutte quelle misure necessarie per mettere in sicurezza il territorio ed i cittadini. L’incontro è avvenuto a palazzo Jappelli e segue un precedente svolto con i responsabili della Protezione Civile del Piovese. “L’esigenza di questo incontro — ha esordito Marcolin – è di dare forza al grido di allarme dei sindaci nei confronti della Regione e della Provincia nel predisporre un piano per le grandi opere che sono costose e certamente al di fuori delle capacità economiche dei singolo comuni. Abbiamo concordato che tutti devono fare la propria parte, vale a dire eseguire la pulizia e la ricalibratura dei fossi, elaborare una normativa sulla compatibilità idraulica dei nuovi insediamenti edilizi. Il nostro territorio è fragile sotto l’aspetto idrologico, attualmente il punto debole dell’intero sistema di smaltimento delle acque è rappresentato dalla strozzatura presente in due punti, le botti a sifone di Corte e l’idrovora di Cambroso: le prime risalgono al 1600 quando difficilmente avvenivano nubifragi come quello dello scorso settembre. Pertanto con il consorzio Brenta Bacchiglione abbiamo previsti una serie di interventi, come la realizzazione della quarta canna nelle botti a sifone di Corte, di un impianto idrovoro di emergenza sempre a Corte ed il potenziamento dell’idrovora di Cambroso”.
Altre segnalazioni ed esigenze sono arrivate dai sindaci della Saccisica. Graziano Bacco, di Codevigo, nel mettere in evidenza che il suo territorio è quello più a rischio inondazione tanto da paventare il ricorso ad una arginatura contro l’innalzamento del mare, ha puntato il dito sul fatto che anche le imprese agricole devono prendere coscienza del problema evitando di colmare fossi e ripristinare la micro canalizzazione preesistente. “Il mio territorio — gli ha fatto eco Eric Sturaro, primo cittadino di Correzzola — è terreno di bonifica e per questo più esposto ai danni derivanti dall’acqua, considerato che abbiamo avuto danni anche ai ponti per l’eccezionale flusso d’acqua che hanno dovuto sopportare, proprio la nostra peculiarità ci ha consigliato di stilare il Pati da soli, basti pensare da noi scorre l’acqua del padovano ed anche del Conselvano, tanto che stiamo collaborando sia col consorzio Brenta Bacchiglione che con il Brenta Adige”. La necessità di un collegamento dell’Idrovia col Brenta per aumentare la capacità di deflusso è stata esplicitata da Arturo De Biagi, assessore alla Protezione civile di S.Angelo che ha aggiunto la necessità di mantenere il territorio agricolo nelle forme primitive e non continuare a cementarlo come succede spesso specialmente negli insediamenti agricoli specializzati. “Bene la collaborazione con il Brenta Bacchiglione — ha dichiarato Unberto Favarato, assessore di Arzergrande — ma servono anche degli invasi naturali, delle aree di temporaneo allagamento per dare modo all’acqua di defluire senza arrecare danni alle abitazioni”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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