Il rilancio è obbligatorio, ma come?

Da quel progetto Polesine nato da un accordo tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, la zona industriale dal ’78 ha subito qualche evoluzione, ma non quella che molti speravano e si aspettavano.
Dopo 31 anni, infatti, c’è chi si chiede che futuro possa avere l’Aia e quale la via migliore per un suo rilancio. Il consigliere di minoranza Sandro Gino Spinello, ex sindaco per due mandati di Adria, ricorda bene quali furono i progetti iniziali di quella zona industriale che avrebbe dovuto sviluppare il settore industriale del Polesine allora solo agricolo. Ma un susseguirsi di eventi, la crisi del settore chimico e siderurgico, i fondi statali e regionali che sono venuti meno, non hanno permesso all’Aia di decollare. “Molti Comuni consorziati come Cavarzere, Porto Tolle, Porto Viro, Taglio di Po e Corbola si sono staccati, lasciando Loreo, Rosolina, Ariano Polesine, Papozze e Adria che per 12 anni si è accollata molte spese, scegliendo di tenere in piedi l’Aia in attesa di tempi migliori – spiega Spinello — sul futuro dell’Aia trovo un po’retrò il programma del sindaco Barbujani che opta per un’apertura ad attività di produzione artigianale, credo che migliore sarebbe la scelta di darla in gestione, con un accordo di programma, a ditte del settore, seguendo l’esempio della collaborazione con la Zip in zona Ca’Bianca”. Cambiare gestione affidandosi a collaborazioni esterne perché comunque si riconosce all’Aia grandi potenzialità. “Bisogna credere nello sviluppo”, conclude Spinello.
“Dipende da cosa si vuol fare — afferma invece Ares Michieletti, portavoce del partito socialista – Se deve restare un consorzio fra comuni senza risorse e idee, con dentro comuni come Rosolina e Papozze che non hanno nessun interesse, allora non ha futuro. Se invece si pensa che è una zona servita da un canale navigabile, ferrovia, che lì vicino passerà la nuova autostrada Romea, che prima o poi lo sviluppo riprenderà, allora un futuro potrebbe averlo”. Il rilancio dell’Aia secondo Michieletti potrà avvenire solo quando “non si guarderà più al problema in modo burocratico e secondo le regole imposte da qualche funzionario di nuova nomina. La questione è più ampia e i comuni di Adria e Loreo dovranno decidere cosa fare. Va pensata una nuova forma societaria che abbia scopo e caratteristiche per poter operare in modo rapido, competente e autosufficiente. Ho già avuto occasione di dire che invece di pensare al nuovo presidente e al cda, i sindaci di Adria e Loreo dovrebbero pensare a cosa fare dell’Aia. E credo che sia indispensabile la ricerca di un socio pubblico o privato in grado di reperire risorse, con le giuste professionalità e rapporti adeguati”.
Lasciar perdere un approccio inutile e burocratico, è il primo passo da fare per Michieletti che conclude: “ Il problema non è chi deve pagare l’affitto della sede o il telefono. Se si fanno scelte coraggiose i comuni più che a pagare saranno chiamati ad incassare. Però serve sapere cosa si vuol fare. Ho l’impressione che ancora non lo si sappia”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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