Il nucleare in Veneto, per ora solo voci… assicurano

La prospettiva di avere una centrale atomica sotto casa si trasforma da timore a paura concreta dopo la diffusione di notizie sull’individuazione di un eventuale sito idoneo proprio nel Veneto e più precisamente nel Polesine. Nulla di ufficiale, ma nell’imminenza del 15 febbraio, data in cui dovrebbe essere definito il quadro normativo per poter costruire le nuove centrali, voci insistenti circolano sul fatto che il governo sarebbe orientato a realizzare al Nord il prima dei quattro reattori e che, nella mappa dei siti possibili, figurerebbe, tra gli altri ma con qualche punto in più degli altri, anche l’area del Polesine nel delta del Po. Il Governatore Giancarlo Galan in un recente passato si era detto possibilista circa la localizzazione di una centrale in Veneto ed è stato uno di quegli amministratori che non ha fatto ricorso alla Corte costituzionale contro le legge 99 del 2009 che ha riaperto la strada al nucleare. La delega nucleare al Governo prevista dalla legge in questione sarebbe — denunciano le amministrazioni che hanno fatto ricorso alla Consulta – in contrasto con quanto stabilito dal Titolo V della Costituzione sui poteri concorrenti delle Regioni in materia di governo del territorio e sul principio di leale collaborazione, dal momento che esclude proprio le Regioni sulla localizzazione nel territorio nazionale degli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile e dei rifiuti radioattivi e per lo smantellamento degli impianti nucleari. Di fatto si tratta per ora di siti presunti, in quanto l’iter che porta alla definizione di una mappa ufficiale è ancora lungo. Non è stata ancora costituita nemmeno l’Agenzia per la sicurezza nucleare, cui spetta la scelta dei siti idonei, tuttavia si lavora da fine dicembre, al decreto sulle localizzazioni che consente di cominciare per lo meno ad individuare i siti in cui non si possono fare centrali. Una volta circoscritta l’area, con l’esclusione degli impossibili, allora l’impresa che vorrà realizzare un impianto potrà avanzare delle proposte che l’Agenzia vaglierà e deciderà se tenere in considerazione o meno nella mappa finale. Nel decreto sono previste anche le misure compensative per enti locali e cittadini della località che accettano di ospitare i 4 impianti in programma. Il sindaco di Chioggia, Romano Tiozzo, anch’esso in apprensione perché tra le ipotesi dei siti del Nord circola anche il nome della sua città, ricevuto dal Capo del Dipartimento per l’energia del ministero dello Sviluppo economico l’ingegner Guido Bortoni, dice di aver avuto rassicurazioni in merito. “Tutte le ipotesi sui siti emerse finora non hanno alcun fondamento — racconta e riporta — l’unica proposta su cui gli uffici attualmente stanno lavorando in sintonia con gli indirizzi del governo, riguarda il Piano energetico nazionale che oltre alle fonti tradizionali (idrocarburi, gas naturale, energia idroelettrica) e rinnovabili (fotovoltaico) introduce la possibilità di produrre, in collaborazione con partner tecnologici internazionali, energia proveniente dal nucleare anche nel nostro Paese. In questo testo il governo quindi intende proporre una norma che verrà presentata alle Camere che non individua i siti, bensì i criteri generali, in base ai quali le imprese produttrici di energia potranno presentare delle proposte per la realizzazione degli impianti”.

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Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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Il nucleare in Veneto, per ora solo voci… assicurano

La prospettiva di avere una centrale atomica sotto casa si trasforma da timore a paura concreta dopo la diffusione di notizie sull’individuazione di un eventuale sito idoneo proprio nel Veneto e non distante da Chioggia, ad appena 30 chilometri, nel Polesine.
Nulla di ufficiale, ma nell’imminenza del 15 febbraio, data in cui dovrebbe essere definito il quadro normativo per poter costruire le nuove centrali, voci insistenti circolano sul fatto che il Governo sarebbe orientato a realizzare al Nord il primo dei quattro reattori e che, nella mappa dei siti possibili, figurerebbe, tra gli altri ma con qualche punto in più degli altri, anche l’area del Polesine nel delta del Po.
Il Governatore Giancarlo Galan in un recente passato si era detto possibilista circa la localizzazione di una centrale in Veneto ed è stato uno di quegli amministratori che non ha fatto ricorso alla Corte costituzionale contro le legge 99 del 2009 che ha riaperto la strada al nucleare. La delega nucleare al Governo prevista dalla legge in questione sarebbe — denunciano le amministrazioni che hanno fatto ricorso alla Consulta – in contrasto con quanto stabilito dal Titolo V della Costituzione sui poteri concorrenti delle Regioni in materia di governo del territorio e sul principio di leale collaborazione, dal momento che esclude proprio le Regioni sulla localizzazione nel territorio nazionale degli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile e dei rifiuti radioattivi.
Di fatto si tratta per ora di siti presunti, in quanto l’iter che porta alla definizione di una mappa ufficiale è ancora lungo. Non è stata costituita nemmeno l’Agenzia per la sicurezza nucleare, cui spetta la scelta dei siti idonei. Tuttavia si lavora, da fine dicembre, al decreto sulle localizzazioni che consente di cominciare per lo meno ad individuare i siti in cui non si possono fare centrali. Una volta circoscritta l’area, con l’esclusione degli impossibili, allora l’impresa che vorrà realizzare un impianto potrà avanzare delle proposte che l’Agenzia vaglierà e deciderà se tenere in considerazione o meno nella mappa finale. Nel decreto sono previste anche le misure compensative per enti locali e cittadini delle località che accetteranno di ospitare i quattro impianti in programma. Il sindaco di Chioggia, Romano Tiozzo, in trasferta a Roma i primi giorni di dicembre, ricevuto dal Capo del Dipartimento per l’energia del ministero dello Sviluppo economico l’ingegner Guido Bortoni, dice di aver avuto rassicurazioni in merito. “Tutte le ipotesi sui siti emerse finora non hanno alcun fondamento — racconta e riporta — l’unica proposta su cui gli uffici stanno lavorando in sintonia con gli indirizzi del governo, riguarda il Piano energetico nazionale che oltre alle fonti tradizionali (idrocarburi, gas naturale, energia idroelettrica) e rinnovabili (fotovoltaico) introduce la possibilità di produrre, in collaborazione con partner tecnologici internazionali, energia proveniente dal nucleare anche nel nostro Paese. In questo testo il governo quindi intende proporre una norma che non individua i siti, bensì i criteri generali, in base ai quali le imprese produttrici di energia potranno presentare delle proposte per la realizzazione degli impianti”.

ORNELLA JOVANE

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