Il Polesine una delle porte d’Europa

L’attuale crisi economica è destinata a lasciare segni profondi nelle economie degli stati occidentali. Il sistema produttivo di alcuni paesi, tra cui il nostro, uscirà completamente stravolto da questa stagione. Certi settori, come il manifatturiero, sono inesorabilmente giunti al capolinea, strangolati più che dalla crisi dall’affacciarsi sulla scena del mercato globale di nuovi soggetti come l’India o la Cina dove produrre costa notevolmente meno rispetto a quanto avviene nell’impresa nostrana. L’empasse economica di questi ultimi mesi, dunque, non è la causa ma l’acceleratore di un fenomeno che era già latente da parecchio tempo.
Oggi si parla di ripresa ma questa non avverrà certo per forza d’inerzia. Il tempo del ritorno alla crescita economica, invece, sarà strettamente connesso alla velocità con la quale il mondo dell’impresa saprà reinventarsi, andandosi a prendere spazi finora poco o per niente sfruttati. Insomma occorre immaginare un futuro diverso da quanto è stato in passato in quanto è altrettanto recente la consapevolezza che le materie prime non sono infinite e per questo è diventato di capitale importanza salvaguardare l’ambiente. Insomma se necessariamente dovessimo tracciate una prospettiva del domani questa non potrà che mostrare un mondo capovolto rispetto all’esistente e, forse, è per questo che il Polesine, finora fanalino di coda della locomotiva Nordest, potrà essere un motore di traino dell’economia del domani. Questo almeno è quanto è stato auspicato in occasione della presentazione del progetto “Crocevia dell’autostrada Mare Adriatico Cremona — Rovigo” avvenuta recentemente in un convegno tenutosi al Censer. All’elaborazione di questo progetto hanno lavorato la Regione Veneto, l’Unione di navigazione interna italiana e il Consorzio per lo sviluppo del Polesine che raccogliendo l’impulso, nato nel ’92 a Maastricht, delle “Autostrade del Mare” propone l’utilizzo delle vie d’acqua per il trasporto delle merci.
La volontà è quella di mettersi al passo con ciò che sta accadendo in Europa, dove le idrovie vengono ampiamente utilizzate, con i vantaggi che questo determina per la competitività delle imprese e la sostenibilità ambientale e per rendere strategica l’asta navigabile Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante è in progetto anche la realizzazione di un terminal merci al largo di Porto Levante che dovrebbe intercettare i carichi delle grandi navi transoceaniche, che per loro natura non possono avvicinarsi ai porti che non garantiscono almeno ventidue metri di pescaggio.
Il percorso delle merci, dunque, una volta caricato sulle betoline potrebbe continuare lungo l’asta dei fiumi polesani alimentando gli interporti e le aree logistiche fino a Cremona o continuare fino al centro Europa fruttando la linea ferroviaria o l’intermodalità. La capacità di questo sistema viario è valutabile in circa 1.500.000 tonnellate l’anno, che ridurrebbe il peso del traffico stradale in misura di 57.000-58.000 camion completi. Una grande opportunità dunque per il mondo industriale e logistico; evidente infatti l’importanza delle vie navigabili per il trasporto delle merci, capaci di garantire alle nostre imprese costi inferiori per la logistica, la salvaguardia dell’ambiente e l’annullamento o quasi dei costi sociali senza contare che la stessa asta fluviale rappresenta un’opportunità importante anche per il turismo.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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