L’opera un anno dopo

È passato un anno dall’entrata in esercizio del Passante di Mestre. Le code in tangenziale sono un lontano ricordo, è aumentato il pedaggio e anche il traffico sulla A4. Ma cos’è realmente cambiato nella vita dei residenti? Da Mirano a Scorzè, passando per Spinea, la considerazione è una sola: a 12 mesi di distanza la ferita si vede meno, ma fa ancora male. Le barriere, dove ci sono, non bastano. Dove mancano, sono necessarie come l’aria che si respira. Restano focolai caldi di tensione, come a Crea, in via Rossini, che prima del tracciato era una tranquilla stradina di un quartiere residenziale di campagna, oggi è quasi una parallela dell’autostrada, senza contare che a due passi dal paese ci hanno perfino costruito un casello, con tanto di rotatoria, cavalcavia e parcheggio. “Continuiamo a vivere coi camion in casa e a non dormire la notte — protesta la portavoce del locale comitato, Cristina Perzolla — hanno alzato due dune di terra piantumandole con alberi a foglie caduche, che se va bene svolgeranno la loro funzione di barriera tra 5 o 6 anni. È chiaro che protestiamo ancora, la salute dei cittadini rimane in secondo piano. È così da un anno, nonostante assemblee e promesse”. Qualcosa di positivo però sarà pure arrivato in questi lunghi mesi. “Se proprio dovessimo trovare una miglioria posso dire che effettivamente le dune ora ci sono e nascondono la vista sui camion, ma per quanto riguarda il rumore non è cambiato nulla. Le colline non svolgono la loro funzione di assorbimento e la notte continuiamo a non chiudere occhio, con pesanti ricadute sulle nostre vite private e lavorative”. Sul primo anno di Passante prende la parola anche il comitato “No al Passante”, che proprio un anno fa ha sottoscritto con Regione e Cav un accordo per mettere fine a un contenzioso che durava ormai da 16 anni. “Grazie a quel documento — spiega la portavoce Rosanna Zanon — abbiamo ottenuto sette aree verdi, finanziate con 20 milioni di euro ricavati dalla Finanziaria del 2007. Ora sono tutte in fase di realizzazione avanzata e di questo non possiamo che essere soddisfatti”. Restano tuttavia aperte molte questioni, prima tra tutte la realizzazione delle fasce arboree larghe 30 metri lungo entrambi i lati del tracciato. I famosi argini verdi che dovrebbero isolare il Passante lungo tutto il tracciato di 32 chilometri, nascondendolo a campagne e centri abitati. “Stiamo lavorando in questo senso con la Cav — ribadisce Zanon — sempre nello spirito di collaborazione inaugurato un anno fa e in alcuni punti è già iniziata la sperimentazione di questo progetto”. Naturalmente non manca, neppure in questo caso, il classico rovescio della medaglia. “Rimane aperto il problema del casello di Scorzè-Martellago — ricorda Zanon — quella è una parte di territorio ancora sotto scacco. Poi c’è la ricaduta sulla popolazione, che ancora soffre di notevoli disagi dovuti ai decibel che in molti casi hanno sforato i valori soglia previsti per legge. La vita è cambiata, inutile negarlo. Per questo il nostro lavoro non è finito: serviranno almeno altri 5 anni, se non di più, per completare un vero progetto di mitigazione”. Nonostante i buoni propositi alcuni territori hanno cambiato per sempre la loro conformazione. È il caso di Vetrego, che da Passante e connessi (sottopassi, caselli, bretelle) ha guadagnato solamente un aumento dell’isolamento.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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L’opera un anno dopo

È passato un anno dall’entrata in esercizio del Passante di Mestre. Le code in tangenziale sono un lontano ricordo, è aumentato il pedaggio e anche il traffico sulla A4. Ma cos’è realmente cambiato nella vita dei residenti? Da Mirano a Scorzè, passando per Spinea, la considerazione è una sola: a 12 mesi di distanza la ferita si vede meno, ma fa ancora male. Le barriere, dove ci sono, non bastano. Dove mancano, sono necessarie come l’aria che si respira. Restano focolai caldi di tensione, come a Crea, in via Rossini, che prima del tracciato era una tranquilla stradina di un quartiere residenziale di campagna, oggi è quasi una parallela dell’autostrada, senza contare che a due passi dal paese ci hanno perfino costruito un casello, con tanto di rotatoria, cavalcavia e parcheggio. “Continuiamo a vivere coi camion in casa e a non dormire la notte — protesta la portavoce del locale comitato, Cristina Perzolla — hanno alzato due dune di terra piantumandole con alberi a foglie caduche, che se va bene svolgeranno la loro funzione di barriera tra 5 o 6 anni. È chiaro che protestiamo ancora, la salute dei cittadini rimane in secondo piano. È così da un anno, nonostante assemblee e promesse”. Qualcosa di positivo però sarà pure arrivato in questi lunghi mesi. “Se proprio dovessimo trovare una miglioria posso dire che effettivamente le dune ora ci sono e nascondono la vista sui camion, ma per quanto riguarda il rumore non è cambiato nulla. Le colline non svolgono la loro funzione di assorbimento e la notte continuiamo a non chiudere occhio, con pesanti ricadute sulle nostre vite private e lavorative”. Sul primo anno di Passante prende la parola anche il comitato “No al Passante”, che proprio un anno fa ha sottoscritto con Regione e Cav un accordo per mettere fine a un contenzioso che durava ormai da 16 anni. “Grazie a quel documento — spiega la portavoce Rosanna Zanon — abbiamo ottenuto sette aree verdi, finanziate con 20 milioni di euro ricavati dalla Finanziaria del 2007. Ora sono tutte in fase di realizzazione avanzata e di questo non possiamo che essere soddisfatti”. Restano tuttavia aperte molte questioni, prima tra tutte la realizzazione delle fasce arboree larghe 30 metri lungo entrambi i lati del tracciato. I famosi argini verdi che dovrebbero isolare il Passante lungo tutto il tracciato di 32 chilometri, nascondendolo a campagne e centri abitati. “Stiamo lavorando in questo senso con la Cav — ribadisce Zanon — sempre nello spirito di collaborazione inaugurato un anno fa e in alcuni punti è già iniziata la sperimentazione di questo progetto”. Naturalmente non manca, neppure in questo caso, il classico rovescio della medaglia. “Rimane aperto il problema del casello di Scorzè-Martellago — ricorda Zanon — quella è una parte di territorio ancora sotto scacco. Poi c’è la ricaduta sulla popolazione, che ancora soffre di notevoli disagi dovuti ai decibel che in molti casi hanno sforato i valori soglia previsti per legge. La vita è cambiata, inutile negarlo. Per questo il nostro lavoro non è finito: serviranno almeno altri 5 anni, se non di più, per completare un vero progetto di mitigazione”. Nonostante i buoni propositi alcuni territori hanno cambiato per sempre la loro conformazione. È il caso di Vetrego, che da Passante e connessi (sottopassi, caselli, bretelle) ha guadagnato solamente un aumento dell’isolamento.

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