Varato il regolamento per l’apertura di nuovi bar

Anni addietro aprire un bar significava lavorare una decina d’anni eppoi per poi ritirarsi e godere dei profitti incamerati. E’ vero che la vita del barista di altri tempi era dura. Si doveva lavorare per più di venti ore al giorno, ma alla fine il sacrificio pagava. Ora non è più così a causa del numero di pubblici esercizi che negli anni sono stati aperti. La concorrenza è tanta e il guadagno si è via via assottigliato. Proprio il gran numero di bar aperti in centro storico ha consigliato l’amministrazione comunale a dotarsi di un regolamento di disciplina per i pubblici esercizi, documento approvato anche dal pubblico consesso di palazzo Jappelli. Ne parliamo con l’assessore alle attività produttive e vicesindaco Andrea Recaldin: “La valenza strategica del documento è notevole, in quanto disciplina i parametri, i criteri e soprattutto le aree cittadine entro cui sarà possibile aprire nuovi esercizi per la somministrazione di bevande ed alimenti nel nostro territorio. Sulle basi delle linee guida impartite dalla legge regionale legge regionale n°29 del 21/09/2007, un team di lavoro composto da alcuni funzionari del comune del settore del commercio ha provveduto a fare una attenta disamina tecnica del territorio comunale, dal punto di vista demografico, sociale, economico,etc.. In seconda battuta, si è passati alla fase di analisi critica del lavoro svolto, sempre sulla base dei criteri regionali i quali hanno identificato e definito i tre drivers di analisi: la concorrenza, l’accessibilità delle strutture e la loro sostenibilità”. Particolare attenzione, sul documento è stata rivolta a quest’ultimo indicatore, che rappresenta, di fatto, il cardine e l’obbiettivo del lavoro stesso: valutare cioè se e in che modo l’attuale conformazione commerciale dei pubblici esercizi risulta coerente e sostenibile, ovvero non impattante, con l’assetto socio economico del nostro territorio. “Ne è emerso — aggiunge Recaldin – che zone come il centro storico o la zona di Sant’Anna-sud, ad esempio, siano già ampiamente coperti da tali attività, e l’eventuale apertura di una nuova struttura, andrebbe a minare l’equilibrio socio-economico dell’area. Viceversa in altre zone, come ad esempio Corte o Piovega, non sussistono vincoli per dare un diniego in tal senso. E’ stato colmato un vuoto normativo – continua Recaldin – visto che la legge regionale prevedeva che i comuni provvedessero a regolamentare tale disciplina entro la fine di Maggio e che tale compito non era ancora stato svolto da chi ci ha preceduto. La nuova amministrazione si è fatta subito carico di tale onere, e credendo fortemente nel lavoro dei propri funzionari, ha dato vita a tale testo, che, oltre a tutelare il territorio e le attività ora presenti, integra ed aggiorna in modo consistente la disciplina comunale di tali esercizi”.
Inoltre, sempre all’interno del piano stesso, è stato approvato contemporaneamente il regolamento che disciplina le attività stesse di somministrazione degli alimenti e delle bevande.
Quale era la finalità di questo documento? E’ stato raggiunto tale scopo?
“L’obiettivo è proprio questo, ha infine specificato il vicesindaco: a partire dal territorio, dalle sue caratteristiche sociali, economiche e demografiche, fornire uno strumento normativo coerente con lo stesso, in modo che il suo sviluppo economico risulta sempre in equilibrio con il territorio stesso. In una parola…sostenibile. E ritengo, personalmente, che il target possa dirsi raggiunto.
Questo testo evidenzia un’importante e fondamentale aspetto, ma non è che un punto di partenza. Il mio target personale, infatti, si poggia su un progetto a medio – lungo termine ed a più ampio respiro: fare di Piove di Sacco e delle sue attività commerciali, uno dei principali poli della provincia, innalzando sia il livello dei servizi, la loro fruibilità, e la loro qualità degli stessi”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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