Entro ottobre verrà approvato il Pat

La pianificazione urbanistica del territorio e della città oltre ad aver raggiunto nuove frontiere, è arrivata anche ad avere dei tempi certi. La legge regionale 11 del 2004, infatti, aveva dato avvio ad un nuovo modo di concepire e di regolare la programmazione dello sviluppo locale che, per quanto riguarda la città di Rovigo, era partito sotto la precedente amministrazione, guidata da Paolo Avezzù, ma che solo in questi mesi sta tagliando gli ultimi traguardi. Uno di questi nuovi strumenti al vaglio dell’Amministrazione e prossimo ad essere approvato è il Pat, ossia il Piano di assetto del territorio, nel quale vengono delineate le scelte di assetto e di sviluppo per il governo del territorio comunale, individuando le specifiche vocazioni di ogni sua componete in ragione alla natura geologica, geomorfologica, idrogeologica, paesaggistica, ambientale, storico-monumentale o architettonica del territorio stesso in conformità agli obiettivi ed indirizzi espressi nella pianificazione territoriale di livello superiore (Pati) ed alle esigenze dalla comunità locale. Il Pat, in poche parole ha mandato in soffitta il vecchio Piano regolatore comunale, che definiva in modo analitico ogni aspetto urbanistico, per una pianificazione più aperta dove sono indicate solo le linee generali, ritenute strategiche per il futuro della città. Insomma si tratta di una cornice dentro alla quale viene indicata la natura dello sviluppo che si intende intraprendere e la direzione verso la quale esso debba evolvere. Il Piano rodigino, solo per citare qualche esempio, per il futuro immagina una città deputata ai servizi, votata al terziario e designa come aree strategiche per lo sviluppo locale la realizzazione del Centro intermodale all’ex scalo merci, la valorizzazione dell’Interporto, la zona commerciale a sud del capoluogo o l’Urban labor nella zona dell’università e del Censer. Per quanto riguarda la tutela dell’ambientale, invece, è prevista come auspicabile la realizzazione di un parco urbano, di uno fluviale arginale lungo l’Adige e il potenziamento della rete ciclo pedonale. Rispetto alla pianificazione precedente il Pat migliora anche le tempistiche burocratiche, in quanto una volta che la Regione avrà approvato le linee generali in esso contenute, non verrà più coinvolta per gli interventi specifici evitando dunque i tempi biblici ai quali ogni autorizzazione era soggetta dovendo attendere la valutazione e l’approvazione del consiglio di Palazzo Ferro Fini. Ora sarà il Comune, invece, attraverso il Piano degli interventi (Pi), detto anche Piano del sindaco, ad occuparsi direttamente di ogni iniziativa, sempre a patto, però, che si collochi all’interno di quel quadro di riferimento che è il Pat stesso. Assoluta novità anche la partecipazione della società civile all’elaborazione del Piano. Proprio in questi giorni, infatti, si è concluso il ciclo di incontri che ha portato l’assessore all’Urbanistica, Giuseppe Osti, ad interfacciarsi con le associazioni, gli istituti e gli enti del territorio e a raccogliere le loro osservazioni in merito sia al Piano di assetto territoriale che alla Valutazione ambientale strategica. “Ora abbiamo qualche mese di tempo — ha spiegato – per prendere in visione le considerazioni che ci sono pervenute ma immagino che entro ottobre il Pat possa essere definitivamente approvato in Consiglio comunale”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento