Fine degli ammortizzatori sociali, arrivano le chiusure

Tra speranze e paure, la primavera di centinaia di lavoratori si presenta già torrida. Non è finita la crisi dell’occupazione nel Miranese, con molte aziende che restano in bilico in attesa di un segnale positivo dal mondo dell’economia e dalle istituzioni. In molti casi l’argomento “ammortizzatori sociali” è ormai superato, i bonus esauriti. Si passa allo stadio successivo, più drammatico, che contempla anche termini come “chiusura”. È il caso della Speedline, forse la maggiore tra le aziende in crisi del comprensorio. La fabbrica di cerchi in lega conta oggi 540 dipendenti. Buona parte di loro sono corsi a Roma a marzo, vestiti da polli, per protestare contro la proprietà e sostenere la vertenza che vede impiegate anche le istituzioni, a tutti i livelli. La multinazionale svizzera Ronal però, quella che loro vedono ormai come un avversario, non si è presentata. Ad arrivare è stata invece arrivata la notizia che la produzione esclusiva delle ruote per Corvette sarà trasferita in Messico e si tratta del secondo brutto colpo dopo che la stessa sorte è toccata anche a sei codici di ruote Audi, col trasferimento della loro produzione a Landau, in Germania. Il gruppo elvetico ha fatto capire che il piano per i prossimi mesi prevede tagli produttivi importanti, con un calo quasi immediato di operai a 470 che per il futuro, esternalizzando alcuni servizi, potrebbe arrivare addirittura a quota 250. “Il Governo — dice Gianni Fanecco, segretario della Fim-Cisl Venezia — non ha condiviso le posizioni aziendali. Una filosofia inaccettabile, che va verso la dismissione progressiva del sito di Santa Maria di Sala”. Intanto il sindaco Paolo Bertoldo si è detto disposto a revocare le concessioni per l’ampliamento in area agricola della fabbrica, qualora la proprietà non mantenesse gli impegni di sviluppo. A pochi chilometri di distanza non va meglio all’ex San Marco Plast di Mirano, ora Andelini. La proprietà di Ancona vuole chiudere senza vendere, ma i lavoratori presidiano da settimane lo stabilimento per impedire il trasferimento dei macchinari. La vicenda è finita anche in tribunale, col giudice che ha decretato il sequestro cautelativo degli impianti, poi sbloccati, ma solo in cambio della liquidazione del Tfr per 15 lavoratori, per un ammontare complessivo di circa 200 mila euro. I dipendenti restano in azienda, pagati ma ormai quasi senza lavoro, dato che ora scarseggiano anche le materie prime. “Noi continuiamo a chiedere che la fabbrica venga ceduta ad un altro imprenditore locale — afferma Paolo Marra della Filcem-Cgil — alcuni si sono già fatti avanti”. Soffre anche il mondo della grande distribuzione. A Spinea i dipendenti della Pam hanno protestato davanti agli uffici del gruppo contro la disdetta del contratto integrativo e l’interruzione della trattativa per il suo rinnovo. “Da un anno e mezzo — spiega Cristina Silvestri, segretaria provinciale della Filcams-Cgil — la proprietà non si siede a un tavolo per discutere del rinnovo del contratto integrativo, dopo averlo disdetto unilateralmente. La crisi dei consumi colpisce tutto il settore della grande distribuzione, tagliare unilateralmente il costo del lavoro e cancellando i diritti acquisiti nel tempo non serve”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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Fine degli ammortizzatori sociali, arrivano le chiusure

Tra speranze e paure, la primavera di centinaia di lavoratori si presenta già torrida. Non è finita la crisi dell’occupazione nel Miranese, con molte aziende che restano in bilico in attesa di un segnale positivo dal mondo dell’economia e dalle istituzioni. In molti casi l’argomento “ammortizzatori sociali” è ormai superato, i bonus esauriti. Si passa allo stadio successivo, più drammatico, che contempla anche termini come “chiusura”. È il caso della Speedline, forse la maggiore tra le aziende in crisi del comprensorio. La fabbrica di cerchi in lega conta oggi 540 dipendenti. Buona parte di loro sono corsi a Roma a marzo, vestiti da polli, per protestare contro la proprietà e sostenere la vertenza che vede impiegate anche le istituzioni, a tutti i livelli. La multinazionale svizzera Ronal però, quella che loro vedono ormai come un avversario, non si è presentata. Ad arrivare è stata invece arrivata la notizia che la produzione esclusiva delle ruote per Corvette sarà trasferita in Messico e si tratta del secondo brutto colpo dopo che la stessa sorte è toccata anche a sei codici di ruote Audi, col trasferimento della loro produzione a Landau, in Germania. Il gruppo elvetico ha fatto capire che il piano per i prossimi mesi prevede tagli produttivi importanti, con un calo quasi immediato di operai a 470 che per il futuro, esternalizzando alcuni servizi, potrebbe arrivare addirittura a quota 250. “Il Governo — dice Gianni Fanecco, segretario della Fim-Cisl Venezia — non ha condiviso le posizioni aziendali. Una filosofia inaccettabile, che va verso la dismissione progressiva del sito di Santa Maria di Sala”. Intanto il sindaco Paolo Bertoldo si è detto disposto a revocare le concessioni per l’ampliamento in area agricola della fabbrica, qualora la proprietà non mantenesse gli impegni di sviluppo. A pochi chilometri di distanza non va meglio all’ex San Marco Plast di Mirano, ora Andelini. La proprietà di Ancona vuole chiudere senza vendere, ma i lavoratori presidiano da settimane lo stabilimento per impedire il trasferimento dei macchinari. La vicenda è finita anche in tribunale, col giudice che ha decretato il sequestro cautelativo degli impianti, poi sbloccati, ma solo in cambio della liquidazione del Tfr per 15 lavoratori, per un ammontare complessivo di circa 200 mila euro. I dipendenti restano in azienda, pagati ma ormai quasi senza lavoro, dato che ora scarseggiano anche le materie prime. “Noi continuiamo a chiedere che la fabbrica venga ceduta ad un altro imprenditore locale — afferma Paolo Marra della Filcem-Cgil — alcuni si sono già fatti avanti”. Soffre anche il mondo della grande distribuzione. A Spinea i dipendenti della Pam hanno protestato davanti agli uffici del gruppo contro la disdetta del contratto integrativo e l’interruzione della trattativa per il suo rinnovo. “Da un anno e mezzo — spiega Cristina Silvestri, segretaria provinciale della Filcams-Cgil — la proprietà non si siede a un tavolo per discutere del rinnovo del contratto integrativo, dopo averlo disdetto unilateralmente. La crisi dei consumi colpisce tutto il settore della grande distribuzione, tagliare unilateralmente il costo del lavoro e cancellando i diritti acquisiti nel tempo non serve”.

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