Per uscire dalla crisi serve uno sforzo maggiore

Anche se ad oggi nessuna azienda grossa ha chiuso, c’è tutto un sottobosco di piccoli imprenditori che fanno i salti mortali per pagare i propri dipendenti o che addirittura sono costretti a chiudere i battenti. “Sono le centinaia di aziende nel settore commerciale spazzate via senza neppure fare statistica”, dice Giovanni Nalin della Cgil. Invece è sotto gli occhi di tutti la pesante crisi che ha coinvolto la Socotherm e la Bassano Grimeca che, o per decisioni manageriali sbagliate o per un’effettiva difficoltà a recuperare risorse, da sole non riescono ad uscire dalla crisi e sono lo specchio impietoso di una situazione allarmante del nostro territorio sotto il profilo economico lavorativo.
Le misure messe in campo dalla Provincia, pur utili, possono essere integrate. Ecco allora alcune delle proposte avanzate dall’assessore di palazzo Celio, Guglielmo Brusco, a Elena Donazzan, assessore regionale alle politiche del lavoro: l’erogazione di finanziamenti provvisori utili alle aziende per il pagamento degli stipendi, un fondo di garanzia per le anticipazioni degli stipendi concessi dalle banche, o una finanziaria regionale che conceda una garanzia fidejussoria alle banche anticipatrici degli stipendi sollevando i lavoratori da oneri verso gli istituti di credito.
Anche all’ottava giornata dell’economia, ospitata alla Camera di commercio di Rovigo, si sono riuniti esperti del mondo della finanza per fornire un’analisi approfondita del sistema produttivo palesano. Il docente universitario Edoardo Gaffeo, ricercatore di politica economica alla facoltà di economia dell’università di Trento nonché consulente finanziario del gruppo San Paolo Imi e neoconsigliere della Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, ha spiegato come, nonostante il tasso di disoccupazione sia prossimo allo zero, ci sia qualcosa che inceppa il meccanismo. Questo blocco Gaffeo lo avrebbe individuato nella quota della popolazione che lavora. “Siamo in sostanza una provincia vecchia, anagraficamente parlando – ha spiegato – questo determina lo sfasamento della dinamica della produttività rispetto alle province di riferimento”. Riflessione appoggiata anche da Fabrizio Rossi, presidente di Unindustria, che ha confermato come nel sistema economico polesano, manchi il capitale umano.
Giudicato sufficiente da Nalin della Cgil il lavoro svolto dalla Provincia: “Ha fatto quanto poteva con le attribuzioni che ha, tenendo abbastanza alto il livello di sensibilizzazione. Però ci aspettiamo di più dalla Regione che potrebbe condizionare anche il sistema bancario. Per ora le casse integrazione in deroga, che fungono da ammortizzatore sociale, hanno ampliato le possibilità rispetto agli anni scorsi, ma restano solo soluzioni di difesa”.
Sulla stessa linea anche il segretario generale della Cisl Rovigo Valeria Cittadin: “Ci sono troppe imprese che vivono di ammortizzatori sociali, si istruiscono pratiche di disoccupazione o casse integrazione e si fanno troppi tavoli di lavoro, che restano solo l’ennesimo elemento di confronto. La Provincia è abbastanza presente e vicina alle necessità, ma occorre mettere in pratica le riflessioni”. La centrale dell’Enel, secondo Cittadin, potrebbe rappresentare quel fattore di crescita occupazionale, al quale tanto si anela.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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Per uscire dalla crisi serve uno sforzo maggiore

Anche se ad oggi nessuna azienda grossa ha chiuso, c’è tutto un sottobosco di piccoli imprenditori che fanno i salti mortali per pagare i propri dipendenti o che addirittura sono costretti a chiudere i battenti. “Sono le centinaia di aziende nel settore commerciale spazzate via senza neppure fare statistica”, dice Giovanni Nalin della Cgil. Invece è sotto gli occhi di tutti la pesante crisi che ha coinvolto la Socotherm e la Bassano Grimeca che, o per decisioni manageriali sbagliate o per un’effettiva difficoltà a recuperare risorse, da sole non riescono ad uscire dalla crisi e sono lo specchio impietoso di una situazione allarmante del nostro territorio sotto il profilo economico lavorativo.
Le misure messe in campo dalla Provincia, pur utili, possono essere integrate. Ecco allora alcune delle proposte avanzate dall’assessore di palazzo Celio, Guglielmo Brusco, a Elena Donazzan, assessore regionale alle politiche del lavoro: l’erogazione di finanziamenti provvisori utili alle aziende per il pagamento degli stipendi, un fondo di garanzia per le anticipazioni degli stipendi concessi dalle banche, o una finanziaria regionale che conceda una garanzia fidejussoria alle banche anticipatrici degli stipendi sollevando i lavoratori da oneri verso gli istituti di credito.
Anche all’ottava giornata dell’economia, ospitata alla Camera di commercio di Rovigo, si sono riuniti esperti del mondo della finanza per fornire un’analisi approfondita del sistema produttivo palesano. Il docente universitario Edoardo Gaffeo, ricercatore di politica economica alla facoltà di economia dell’università di Trento nonché consulente finanziario del gruppo San Paolo Imi e neoconsigliere della Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, ha spiegato come, nonostante il tasso di disoccupazione sia prossimo allo zero, ci sia qualcosa che inceppa il meccanismo. Questo blocco Gaffeo lo avrebbe individuato nella quota della popolazione che lavora. “Siamo in sostanza una provincia vecchia, anagraficamente parlando – ha spiegato – questo determina lo sfasamento della dinamica della produttività rispetto alle province di riferimento”. Riflessione appoggiata anche da Fabrizio Rossi, presidente di Unindustria, che ha confermato come nel sistema economico polesano, manchi il capitale umano.
Giudicato sufficiente da Nalin della Cgil il lavoro svolto dalla Provincia: “Ha fatto quanto poteva con le attribuzioni che ha, tenendo abbastanza alto il livello di sensibilizzazione. Però ci aspettiamo di più dalla Regione che potrebbe condizionare anche il sistema bancario. Per ora le casse integrazione in deroga, che fungono da ammortizzatore sociale, hanno ampliato le possibilità rispetto agli anni scorsi, ma restano solo soluzioni di difesa”.
Sulla stessa linea anche il segretario generale della Cisl Rovigo Valeria Cittadin: “Ci sono troppe imprese che vivono di ammortizzatori sociali, si istruiscono pratiche di disoccupazione o casse integrazione e si fanno troppi tavoli di lavoro, che restano solo l’ennesimo elemento di confronto. La Provincia è abbastanza presente e vicina alle necessità, ma occorre mettere in pratica le riflessioni”. La centrale dell’Enel, secondo Cittadin, potrebbe rappresentare quel fattore di crescita occupazionale, al quale tanto si anela.

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Anche se ad oggi nessuna azienda grossa ha chiuso, c’è tutto un sottobosco di piccoli imprenditori che fanno i salti mortali per pagare i propri dipendenti o che addirittura sono costretti a chiudere i battenti. “Sono le centinaia di aziende nel settore commerciale spazzate via senza neppure fare statistica”, dice Giovanni Nalin della Cgil. Invece è sotto gli occhi di tutti la pesante crisi che ha coinvolto la Socotherm e la Bassano Grimeca che, o per decisioni manageriali sbagliate o per un’effettiva difficoltà a recuperare risorse, da sole non riescono ad uscire dalla crisi e sono lo specchio impietoso di una situazione allarmante del nostro territorio sotto il profilo economico lavorativo.
Le misure messe in campo dalla Provincia, pur utili, possono essere integrate. Ecco allora alcune delle proposte avanzate dall’assessore di palazzo Celio, Guglielmo Brusco, a Elena Donazzan, assessore regionale alle politiche del lavoro: l’erogazione di finanziamenti provvisori utili alle aziende per il pagamento degli stipendi, un fondo di garanzia per le anticipazioni degli stipendi concessi dalle banche, o una finanziaria regionale che conceda una garanzia fidejussoria alle banche anticipatrici degli stipendi sollevando i lavoratori da oneri verso gli istituti di credito.
Anche all’ottava giornata dell’economia, ospitata alla Camera di commercio di Rovigo, si sono riuniti esperti del mondo della finanza per fornire un’analisi approfondita del sistema produttivo palesano. Il docente universitario Edoardo Gaffeo, ricercatore di politica economica alla facoltà di economia dell’università di Trento nonché consulente finanziario del gruppo San Paolo Imi e neoconsigliere della Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, ha spiegato come, nonostante il tasso di disoccupazione sia prossimo allo zero, ci sia qualcosa che inceppa il meccanismo. Questo blocco Gaffeo lo avrebbe individuato nella quota della popolazione che lavora. “Siamo in sostanza una provincia vecchia, anagraficamente parlando – ha spiegato – questo determina lo sfasamento della dinamica della produttività rispetto alle province di riferimento”. Riflessione appoggiata anche da Fabrizio Rossi, presidente di Unindustria, che ha confermato come nel sistema economico polesano, manchi il capitale umano.
Giudicato sufficiente da Nalin della Cgil il lavoro svolto dalla Provincia: “Ha fatto quanto poteva con le attribuzioni che ha, tenendo abbastanza alto il livello di sensibilizzazione. Però ci aspettiamo di più dalla Regione che potrebbe condizionare anche il sistema bancario. Per ora le casse integrazione in deroga, che fungono da ammortizzatore sociale, hanno ampliato le possibilità rispetto agli anni scorsi, ma restano solo soluzioni di difesa”.
Sulla stessa linea anche il segretario generale della Cisl Rovigo Valeria Cittadin: “Ci sono troppe imprese che vivono di ammortizzatori sociali, si istruiscono pratiche di disoccupazione o casse integrazione e si fanno troppi tavoli di lavoro, che restano solo l’ennesimo elemento di confronto. La Provincia è abbastanza presente e vicina alle necessità, ma occorre mettere in pratica le riflessioni”. La centrale dell’Enel, secondo Cittadin, potrebbe rappresentare quel fattore di crescita occupazionale, al quale tanto si anela.

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