Cogeneratore di Conselve ai blocchi di partenza

Questione di settimane, se non di giorni ormai, e il cogeneratore ad olio vegetale costruito dall’allora Cosecon in via della Tecnica entrerà in funzione dopo un anno e mezzo di “limbo”. La bolognese Newco 56, che ha firmato il contratto d’affitto per 15 anni a 600 mila euro l’anno, è intenzionata a partire quanto prima con la produzione di energia elettrica e calore sfruttando i due motori navali, adattati a funzionare con olio vegetale.
IL COMBUSTIBILE E’ proprio l’uso del combustibile il passaggio più interessante e controverso, che non ha mancato di sollevare polemiche. “Il nostro obiettivo è quello di produrre energia da fonti rinnovabili – afferma Marco Perticarari, procuratore speciale della Newco 56 – beneficiando così degli incentivi dei certificati verdi e mettendo in moto un attività sostenibile da punto di vista ambientale. Quindi cercheremo di mettere in moto subito delle trattative sul territorio e nel resto d’Italia per avere olio vegetale prodotto in zona, ma ci vorrà del tempo. Pertanto in questa prima fase useremo olio di jatropha, una pianta infestante che cresce nelle zone desertiche della Costa d’Avorio e del Brasile, in zone dove non potrebbe essere coltivato nient’altro. I suoi frutti sono tossici, quindi non andiamo ad incidere sul fabbisogno alimentare e chi la coltiva riceverà beneficio». Resta però il problema del trasporto in Italia: “E’ vero che importiamo l’olio, almeno in un primo periodo, però adiamo ad abbattere le emissioni di anidride carbonica per almeno 9000 tonnellate l’anno, producendo così energia pulita”.
LE REAZIONI Soddisfatta, ovviamente, Attiva (ex Cosecon) che finalmente è riuscita a piazzare sul mercato la centrale dopo una lunga attesa, intascando 1,8 milioni di anticipo e assicurandosi un reddito certo per 15 anni. “E’ un risultato importante, al quale abbiamo lavorato a lungo”, afferma il presidente di Attiva Gian Michele Gambato. La società ha anche lanciato l’idea di concedere in comodato ai coltivatori i terreni di proprietà non ancora urbanizzati per favorire la coltivazione di colza e girasole in loco.
Intanto arrivano le prime critiche. Alessandro Naccarato, deputato del Pd, osserva come “Le dichiarazioni dei responsabili dell’azienda affittuaria non fanno altro che confermare quanto abbiamo sempre sostenuto, e cioè che non stavano in piedi i presupposti di quel progetto e che il cogeneratore non andava finanziato con denaro pubblico. Le motivazioni che stanno alla base dell’elargizione da 2,6 milioni di euro di fondi dell’Unione Europea prevedono che la materia prima, l’olio vegetale, sia prodotto almeno per metà localmente”.
Posizione ribadita dall’associazione “il Moraro” che va oltre e reputa illeggittimo l’impianto, ricordando che ancora in fase di progettazione gli esperti avevano dichiarato che il saldo ambientale sarebbe stato positivo in caso di provenienza della materia prima dal Veneto o al massimo dalla regioni vicine, non dall’altro capo del mondo. “Proprio per questo motivo – affermano Isabella Ragazzo e Diego Boscarolo – le tre amministrazioni pubbliche che si sono occupate delle autorizzazioni hanno posto precise delimitazioni sul tipo di combustibile”. Mobilitati con gli stesi argomenti anche i gruppi di opposizione in consiglio comunale a Bagnoli “Terra” il Partito Democratico che hanno presentato un’interrogazione.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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