Economia, timidi segnali di ripresa

L’economia della Riviera del Brenta riparte, a macchia di leopardo. E’ questa la lettura che dà della situazione delle imprese del comprensorio Elisabetta Fogarin, referente per Confindustria nei 10 comuni dell’area. Dopo un primo semestre del 2010 che dà buoni segnali di ripartenza. “Dopo un biennio terribile – dice Fogarin – la situazione sembra volgere al meglio. Ci sono settori fermi come l’edilizia, ma ci sono anche tante aziende che dopo di anni di crisi fortissima vanno bene e lavorano tanto con mercati come quello della Cina, dell’India e del Brasile che sono ripartiti. Quello che manca è una ripresa generale e poderosa. Ma ci sono tutti gli elementi perché fin dai prossimi mesi si assista ad un cambiamento dello scenario. Le imprese però vanno aiutate e la burocrazia che c’era prima della crisi permane tutt’ora“. Fermandosi un secondo sull’edilizia si vede che grosse aziende come ad esempio la Ormenese hanno tagliato il 50 % del personale all’inizio dell’anno, partendo dalle collaborazioni esterne e mantenendo il posto agli assunti a tempo indeterminato. Insomma anche qui la struttura essenziale è ancora in piedi e aspetta la ripresa per aggredire il mercato. Altre aziende edili che hanno lavorato con appalti pubblici hanno avuto meno problemi. Per Confindustria in Riviera insomma, ci sono tutti gli elementi per ripartire anche se colpi di coda della crisi si fanno sentire ancora oggi“. La filiera della Calzatura ha retto, anche se molte aziende terziste non hanno più lavorato. “Si sono avuti casi limite — continua anche qui e in particolar modo a Mira di centinaia di persone lasciate in cassa integrazione. Il caso della Nuova Pansac è un esempio. Ma per la maggioranza dei casi gli imprenditori ci hanno pensato tre volte prima di mandare a casa i propri dipendenti. Ora in tutti i settori la valanga di perdita di posti di lavoro si è fermata, ma le aziende hanno il fiato corto e sicuramente non hanno tanti fondi da investire in innovazione e tecnologia “. A frenare la crescita, spiega la Fogarin, in Veneto e in Riviera è anche la dimensione minima delle aziende. “Una dimensione che se prima è stata uno strumento vincente in termini di flessibilità ed adattamento – continua la Fogarin – ora è un handicap vistoso che da qualche problema, quando si deve puntare su innovazione e tecnologia, e quando si deve competere con attori mondiali dell’economia di dimensioni impressionanti“. La Fogarin fa un elogio alle banche locali, che hanno saputo credere e credono tutt’ora nella forza delle aziende. “Le banche di credito cooperativo — dice- a differenza dei grandi gruppi bancari — hanno avuto gli strumenti durante questa crisi per capire quali aziende sono sane e quali no perché conoscevano il tessuto economico del territorio in maniera migliore e hanno permesso a centinaia di realtà di non chiudere per crisi di liquidità. “Un segnale positivo arriva dal settore turistico di cui Elisabetta Fogarin è referente per Un industria a livello provinciale. ”Le prenotazioni in Riviera — spiega- negli alberghi e strutture ricettive, rispetto al 2009 sono aumentate del 2- 3% con punte del 5-6% in alcune zone. Il problema che per catturare turisti si è fatto leva sull’abbassamento dei prezzi, che non ha portato ad un aumento del fatturato“. Infine un auspicio. “Speriamo che il secondo semestre del 2010 consolidi i segnali di ripresa che si sono affacciati — conclude — e che il 2011, porti con se una forte espansione”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento

Economia, timidi segnali di ripresa

L’economia della Riviera del Brenta riparte, a macchia di leopardo. E’ questa la lettura che dà della situazione delle imprese del comprensorio Elisabetta Fogarin, referente per Confindustria nei 10 comuni dell’area. Dopo un primo semestre del 2010 che dà buoni segnali di ripartenza. “Dopo un biennio terribile – dice Fogarin – la situazione sembra volgere al meglio. Ci sono settori fermi come l’edilizia, ma ci sono anche tante aziende che dopo di anni di crisi fortissima vanno bene e lavorano tanto con mercati come quello della Cina, dell’India e del Brasile che sono ripartiti. Quello che manca è una ripresa generale e poderosa. Ma ci sono tutti gli elementi perché fin dai prossimi mesi si assista ad un cambiamento dello scenario. Le imprese però vanno aiutate e la burocrazia che c’era prima della crisi permane tutt’ora“. Fermandosi un secondo sull’edilizia si vede che grosse aziende come ad esempio la Ormenese hanno tagliato il 50 % del personale all’inizio dell’anno, partendo dalle collaborazioni esterne e mantenendo il posto agli assunti a tempo indeterminato. Insomma anche qui la struttura essenziale è ancora in piedi e aspetta la ripresa per aggredire il mercato. Altre aziende edili che hanno lavorato con appalti pubblici hanno avuto meno problemi. Per Confindustria in Riviera insomma, ci sono tutti gli elementi per ripartire, anche se colpi di coda della crisi si fanno sentire ancora oggi“. La filiera della Calzatura ha retto, anche se molte aziende terziste non hanno più lavorato. “Si sono avuti casi limite — continua – anche qui e in particolar modo a Mira di centinaia di persone lasciate in cassa integrazione. Il caso della Nuova Pansac è un esempio. Ma per la maggioranza dei casi, gli imprenditori ci hanno pensato tre volte prima di mandare a casa i propri dipendenti. Ora in tutti i settori la valanga di perdita di posti di lavoro si è fermata, ma le aziende hanno il fiato corto e sicuramente non hanno tanti fondi da investire in innovazione e tecnologia “. A frenare la crescita, spiega la Fogarin, in Veneto e in Riviera, è anche la dimensione minima delle aziende. “Una dimensione che se prima è stata uno strumento vincente in termini di flessibilità ed adattamento – continua la Fogarin – ora è un handicap vistoso che da qualche problema, quando si deve puntare su innovazione e tecnologia, e quando si deve competere con attori mondiali dell’economia di dimensioni impressionanti“. La Fogarin fa un elogio alle banche locali, che hanno saputo credere e credono tutt’ora nella forza delle aziende. “Le banche di credito cooperativo — dice – a differenza dei grandi gruppi bancari, hanno avuto gli strumenti durante questa crisi per capire quali aziende sono sane e quali no. Questo perché conoscevano il tessuto economico del territorio in maniera migliore e hanno permesso a centinaia di realtà di non chiudere per crisi di liquidità. “Un segnale positivo arriva dal settore turistico di cui Elisabetta Fogarin è referente per Unindustria a livello provinciale. ”Le prenotazioni in Riviera — spiega – negli alberghi e strutture ricettive, rispetto al 2009 sono aumentate del 2- 3% con punte del 5-6% in alcune zone. Il problema che per catturare turisti si è fatto leva sull’abbassamento dei prezzi, che non ha portato ad un aumento del fatturato“. Infine un auspicio. “Speriamo che il secondo semestre del 2010 consolidi i segnali di ripresa che si sono affacciati — conclude — e che il 2011, porti con se una forte espansione”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento

Economia, timidi segnali di ripresa

L’economia della Riviera del Brenta riparte, a macchia di leopardo. E’ questa la lettura che dà della situazione delle imprese del comprensorio Elisabetta Fogarin, referente per Confindustria nei 10 comuni dell’area. Dopo un primo semestre del 2010 che dà buoni segnali di ripartenza. “Dopo un biennio terribile – dice Fogarin – la situazione sembra volgere al meglio. Ci sono settori fermi come l’edilizia, ma ci sono anche tante aziende che dopo di anni di crisi fortissima vanno bene e lavorano tanto con mercati come quello della Cina, dell’India e del Brasile che sono ripartiti. Quello che manca è una ripresa generale e poderosa. Ma ci sono tutti gli elementi perché fin dai prossimi mesi si assista ad un cambiamento dello scenario. Le imprese però vanno aiutate e la burocrazia che c’era prima della crisi permane tutt’ora“. Fermandosi un secondo sull’edilizia si vede che grosse aziende come ad esempio la Ormenese hanno tagliato il 50 % del personale all’inizio dell’anno, partendo dalle collaborazioni esterne e mantenendo il posto agli assunti a tempo indeterminato. Insomma anche qui la struttura essenziale è ancora in piedi e aspetta la ripresa per aggredire il mercato. Altre aziende edili che hanno lavorato con appalti pubblici hanno avuto meno problemi. Per Confindustria in Riviera insomma, ci sono tutti gli elementi per ripartire, anche se colpi di coda della crisi si fanno sentire ancora oggi“. La filiera della Calzatura ha retto, anche se molte aziende terziste non hanno più lavorato. “Si sono avuti casi limite — continua – anche qui e in particolar modo a Mira di centinaia di persone lasciate in cassa integrazione. Il caso della Nuova Pansac è un esempio. Ma per la maggioranza dei casi, gli imprenditori ci hanno pensato tre volte prima di mandare a casa i propri dipendenti. Ora in tutti i settori la valanga di perdita di posti di lavoro si è fermata, ma le aziende hanno il fiato corto e sicuramente non hanno tanti fondi da investire in innovazione e tecnologia “. A frenare la crescita, spiega la Fogarin, in Veneto e in Riviera, è anche la dimensione minima delle aziende. “Una dimensione che se prima è stata uno strumento vincente in termini di flessibilità ed adattamento – continua la Fogarin – ora è un handicap vistoso che da qualche problema, quando si deve puntare su innovazione e tecnologia, e quando si deve competere con attori mondiali dell’economia di dimensioni impressionanti“. La Fogarin fa un elogio alle banche locali, che hanno saputo credere e credono tutt’ora nella forza delle aziende. “Le banche di credito cooperativo — dice – a differenza dei grandi gruppi bancari, hanno avuto gli strumenti durante questa crisi per capire quali aziende sono sane e quali no. Questo perché conoscevano il tessuto economico del territorio in maniera migliore e hanno permesso a centinaia di realtà di non chiudere per crisi di liquidità. “Un segnale positivo arriva dal settore turistico di cui Elisabetta Fogarin è referente per Unindustria a livello provinciale. ”Le prenotazioni in Riviera — spiega – negli alberghi e strutture ricettive, rispetto al 2009 sono aumentate del 2- 3% con punte del 5-6% in alcune zone. Il problema che per catturare turisti si è fatto leva sull’abbassamento dei prezzi, che non ha portato ad un aumento del fatturato“. Infine un auspicio. “Speriamo che il secondo semestre del 2010 consolidi i segnali di ripresa che si sono affacciati — conclude — e che il 2011, porti con se una forte espansione”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento

Economia, timidi segnali di ripresa

L’economia della Riviera del Brenta riparte, a macchia di leopardo. E’ questa la lettura che dà della situazione delle imprese del comprensorio Elisabetta Fogarin, referente per Confindustria nei 10 comuni dell’area. Dopo un primo semestre del 2010 che dà buoni segnali di ripartenza. “Dopo un biennio terribile – dice Fogarin – la situazione sembra volgere al meglio. Ci sono settori fermi come l’edilizia, ma ci sono anche tante aziende che dopo di anni di crisi fortissima vanno bene e lavorano tanto con mercati come quello della Cina, dell’India e del Brasile che sono ripartiti. Quello che manca è una ripresa generale e poderosa. Ma ci sono tutti gli elementi perché fin dai prossimi mesi si assista ad un cambiamento dello scenario. Le imprese però vanno aiutate e la burocrazia che c’era prima della crisi permane tutt’ora“. Fermandosi un secondo sull’edilizia si vede che grosse aziende come ad esempio la Ormenese hanno tagliato il 50 % del personale all’inizio dell’anno, partendo dalle collaborazioni esterne e mantenendo il posto agli assunti a tempo indeterminato. Insomma anche qui la struttura essenziale è ancora in piedi e aspetta la ripresa per aggredire il mercato. Altre aziende edili che hanno lavorato con appalti pubblici hanno avuto meno problemi. Per Confindustria in Riviera insomma, ci sono tutti gli elementi per ripartire, anche se colpi di coda della crisi si fanno sentire ancora oggi“. La filiera della Calzatura ha retto, anche se molte aziende terziste non hanno più lavorato. “Si sono avuti casi limite — continua – anche qui e in particolar modo a Mira di centinaia di persone lasciate in cassa integrazione. Il caso della Nuova Pansac è un esempio. Ma per la maggioranza dei casi, gli imprenditori ci hanno pensato tre volte prima di mandare a casa i propri dipendenti. Ora in tutti i settori la valanga di perdita di posti di lavoro si è fermata, ma le aziende hanno il fiato corto e sicuramente non hanno tanti fondi da investire in innovazione e tecnologia “. A frenare la crescita, spiega la Fogarin, in Veneto e in Riviera, è anche la dimensione minima delle aziende. “Una dimensione che se prima è stata uno strumento vincente in termini di flessibilità ed adattamento – continua la Fogarin – ora è un handicap vistoso che da qualche problema, quando si deve puntare su innovazione e tecnologia, e quando si deve competere con attori mondiali dell’economia di dimensioni impressionanti“. La Fogarin fa un elogio alle banche locali, che hanno saputo credere e credono tutt’ora nella forza delle aziende. “Le banche di credito cooperativo — dice – a differenza dei grandi gruppi bancari, hanno avuto gli strumenti durante questa crisi per capire quali aziende sono sane e quali no. Questo perché conoscevano il tessuto economico del territorio in maniera migliore e hanno permesso a centinaia di realtà di non chiudere per crisi di liquidità. “Un segnale positivo arriva dal settore turistico di cui Elisabetta Fogarin è referente per Unindustria a livello provinciale. ”Le prenotazioni in Riviera — spiega – negli alberghi e strutture ricettive, rispetto al 2009 sono aumentate del 2- 3% con punte del 5-6% in alcune zone. Il problema che per catturare turisti si è fatto leva sull’abbassamento dei prezzi, che non ha portato ad un aumento del fatturato“. Infine un auspicio. “Speriamo che il secondo semestre del 2010 consolidi i segnali di ripresa che si sono affacciati — conclude — e che il 2011, porti con se una forte espansione”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento

Economia, timidi segnali di ripresa

L’economia della Riviera del Brenta riparte, a macchia di leopardo. E’ questa la lettura che dà della situazione delle imprese del comprensorio Elisabetta Fogarin, referente per Confindustria nei 10 comuni dell’area. Dopo un primo semestre del 2010 che dà buoni segnali di ripartenza. “Dopo un biennio terribile – dice Fogarin – la situazione sembra volgere al meglio. Ci sono settori fermi come l’edilizia, ma ci sono anche tante aziende che dopo di anni di crisi fortissima vanno bene e lavorano tanto con mercati come quello della Cina, dell’India e del Brasile che sono ripartiti. Quello che manca è una ripresa generale e poderosa. Ma ci sono tutti gli elementi perché fin dai prossimi mesi si assista ad un cambiamento dello scenario. Le imprese però vanno aiutate e la burocrazia che c’era prima della crisi permane tutt’ora“. Fermandosi un secondo sull’edilizia si vede che grosse aziende come ad esempio la Ormenese hanno tagliato il 50 % del personale all’inizio dell’anno, partendo dalle collaborazioni esterne e mantenendo il posto agli assunti a tempo indeterminato. Insomma anche qui la struttura essenziale è ancora in piedi e aspetta la ripresa per aggredire il mercato. Altre aziende edili che hanno lavorato con appalti pubblici hanno avuto meno problemi. Per Confindustria in Riviera insomma, ci sono tutti gli elementi per ripartire, anche se colpi di coda della crisi si fanno sentire ancora oggi“. La filiera della Calzatura ha retto, anche se molte aziende terziste non hanno più lavorato. “Si sono avuti casi limite — continua – anche qui e in particolar modo a Mira di centinaia di persone lasciate in cassa integrazione. Il caso della Nuova Pansac è un esempio. Ma per la maggioranza dei casi, gli imprenditori ci hanno pensato tre volte prima di mandare a casa i propri dipendenti. Ora in tutti i settori la valanga di perdita di posti di lavoro si è fermata, ma le aziende hanno il fiato corto e sicuramente non hanno tanti fondi da investire in innovazione e tecnologia “. A frenare la crescita, spiega la Fogarin, in Veneto e in Riviera, è anche la dimensione minima delle aziende. “Una dimensione che se prima è stata uno strumento vincente in termini di flessibilità ed adattamento – continua la Fogarin – ora è un handicap vistoso che da qualche problema, quando si deve puntare su innovazione e tecnologia, e quando si deve competere con attori mondiali dell’economia di dimensioni impressionanti“. La Fogarin fa un elogio alle banche locali, che hanno saputo credere e credono tutt’ora nella forza delle aziende. “Le banche di credito cooperativo — dice – a differenza dei grandi gruppi bancari, hanno avuto gli strumenti durante questa crisi per capire quali aziende sono sane e quali no. Questo perché conoscevano il tessuto economico del territorio in maniera migliore e hanno permesso a centinaia di realtà di non chiudere per crisi di liquidità. “Un segnale positivo arriva dal settore turistico di cui Elisabetta Fogarin è referente per Unindustria a livello provinciale. ”Le prenotazioni in Riviera — spiega – negli alberghi e strutture ricettive, rispetto al 2009 sono aumentate del 2- 3% con punte del 5-6% in alcune zone. Il problema che per catturare turisti si è fatto leva sull’abbassamento dei prezzi, che non ha portato ad un aumento del fatturato“. Infine un auspicio. “Speriamo che il secondo semestre del 2010 consolidi i segnali di ripresa che si sono affacciati — conclude — e che il 2011, porti con se una forte espansione”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento