L’Ue mette in ginocchio il mondo della pesca

Dal 1 giugno sono entrate in vigore le nuove norme europee sulla pesca, che hanno causato la sollevazione di tutte le marinerie d’Italia. L’Unione europea ha deciso che le maglie delle reti da pesca nei mari che bagnano tutta l’Europa abbiano dimensioni maggiori di quelle in uso prima di giugno 2010, 40 mm quadrata o 50 mm a losanga, che non permettono di catturare alcune specie apprezzate sulle tavole italiane. Addio quindi a seppie, calamaretti, telline e fritturine di pesce.
Altro aspetto che ha messo in ginocchio il settore è il divieto di pesca a strascico entro le tre miglia. La definizione di nuove distanze dalla costa, a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, come telline e cannolicchi che vivono e si riproducono a pochi metri dalla costa, sono finalizzate a garantire la tutela delle specie a rischio e il nutrimento dei pesci adulti. Contro la direttiva non si può opporre alcun referendum poiché, trattandosi di un provvedimento a livello dell’Unione, l’iniziativa referendaria dovrebbe essere proposta in tutti i 27 Stati membri: impresa non solo ciclopica ma anche impossibile dal punto di vista del diritto poiché in parecchi di essi non esiste il diritto di referendum. Quando poi la “direttiva” viene recepita dall’ordinamento di un Paese come l’Italia, dove il diritto di referendum esiste (seppur in modo più limitato che in Svizzera) la legge o il regolamento non sono impugnabili essendo applicazioni di direttive europee comunque non modificabili con voto popolare. A questa situazione si oppongono le marinerie d’Italia e del Veneto. Per Chioggia, in particolare, si tratta di 132 imbarcazioni senza più autorizzazione di pesca entro le tre miglia. Ecco perché nei primi giorni di giugno più di 200 pescherecci si sono fermati in segno di protesta lungo il canale della Giudecca a Venezia e un migliaio di persone hanno manifestato contro il regolamento europeo per la pesca mediterranea. Con le barche a strascico hanno protestato, per solidarietà, anche le volanti. I pescatori di Chioggia hanno poi attuato una serie di scioperi e proteste, vagliando anche la possibilità di un fermo pesca da qua ad agosto. “Il problema sociale è diventato insostenibile con più di 800 famiglie coinvolte”. E’ il grido dall’allarme lanciato alle istituzioni dal sindaco di Chioggia, Romano Tiozzo che, assieme ai sindaci delle altre due principali cittadine pescherecce del Veneto, Caorle e Porto Tolle, ha preso parte a Venezia alla riunione a Palazzo Balbi con l’assessore regionale alla Pesca Franco Manzato e i rappresentanti delle cooperative dei pescatori ai primi di giugno. Dall’incontro è uscita la proposta di puntare per la pesca a strascico ad un nuovo piano di gestione, coerente con le direttive europee, che tenga conto delle specificità del mare Adriatico. “L’assessore Manzato – ha detto Tiozzo – ci ha assicurato un provvedimento immediato per consentire una sperimentazione nelle nostre coste. I risultati di tale intervento consentiranno di produrre a Bruxelles, in tempi brevi, un piano di gestione coerente con le direttive europee, che tenga tuttavia conto delle specificità della nostra pesca”. La Giunta regionale ha approvato un provvedimento che introduce un programma di sperimentazione che prevede l’introduzione in via straordinaria di attrezzi da pesca e lo stanziamento di risorse regionali per attivare interventi di sostegno ed emergenziali.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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