La banchina off-shore rimane sospesa

“Il Polesine deve esserci”. Si potrebbe riassumere così quanto sostenuto dal presidente della Provincia di Rovigo, Tiziana Virgili, nella relazione ai consiglieri tenutasi recentemente a palazzo Celio. Ed infatti si è trattato di un’accorata manifestazione di volontà alla quale tuttavia mancano ancora alcune decisive certezze. Il tema sul quale la Virgili ha speso le sue migliori parole di auspicio, è stato quello relativo alla probabile realizzazione della banchina off-shore al largo di Porto Levante che, dopo essere stata presentata qualche mese fa come una delle opere strategiche per il Polesine di domani, ora sembrerebbe appartenere più al futuro di Venezia. Colpa dei fondali bassi, avevano spiegato dall’Interporto, ma la realtà è che non sono ancora state fatte tutte le perizie necessarie per il posizionamento del grande alaggio dalle dimensioni di circa 60.000 mq e del costo di circa 700 milioni di euro. Si sa che l’ipotetico posizionamento potrebbe avvenire a circa tre miglia dalla costa di Porto Levante ma ora si tratta di capire quali sarebbero le ricadute in termini di costi/benefici che conseguirebbero all’istituzione di una nuova autorità portuale nel delta polesano. Se fosse solo questo il nodo da sciogliere, l’impresa potrebbe apparire piuttosto semplice ma in realtà i nodi sono molti e dovranno passare tra i denti di più di un pettine. Gli interrogativi, infatti, continuano a riguardo dell’impatto ambientale, degli effetti sulla pesca e l’agricoltura, settori che più dipendono da uno sviluppo ambientale sostenibile, e ancora: a proposito dei vantaggi economici di cui beneficeranno le imprese locali e il livello occupazionale dei comuni limitrofi, senza trascurare il come sarà possibile censire e quantificare il concreto interesse dell’economia padana per la modalità fluviale e a quando gli studi di fattibilità che stimino realisticamente e prudenzialmente la capacità del nuovo sistema di incidere positivamente sull’ambiente? Nell’attesa di fugare questi interrogativi istituendo un tavolo di lavoro più tecnico e meno dichiarativo, che porti a stilare un documento più convincente dell’attuale, la Provincia di Rovigo si è dichiarata comunque convinta e determinata nel difendere questa progettualità in terra polesana. Un decisa presa di posizione che ha trovato l’unanimità dei consiglieri nel riconoscere l’imprescindibile presenza della provincia di Rovigo attorno ad un tavolo di confronto con Regione veneto e autorità portuale di Venezia, per discutere il futuro dei trasporti marittimi che interesserà, nel bene o nel male, anche la nostra asta navigabile. Infatti, per far sì che la banchina sia al servizio dell’intero sistema portuale veneto, occorrerà studiarne l’ubicazione ottimale e, anche se fosse realizzata a Venezia, il potenziamento dell’asta navigabile fissero-tartaro-canalbianco garantirebbe alla Provincia di Rovigo un posto fisso al tavolo di lavoro con l’obiettivo di trovare un indirizzo che sia di equilibrio e che ci consenta di portare a casa importanti benefici per il nostro territorio.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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