Cie nella base di Zelo. Sindaci e Provincia insorgono

Il recupero della base militare di Zelo è da tempo uno degli argomenti presenti sull’agenda dei politici del territorio. In più occasioni erano state avanzate ipotesi per un suo reimpiego: non ultima quella di destinare parte delle strutture utilizzate fino al 1987, dai soldati americani del 79esimo Gruppo intercettatori teleguidati, alla Protezione civile polesana. Ora il tempo delle congetture sembra essere superato. La scelta è stata fatta: l’ex area militare diventerà il Cie (Centro identificazione ed espulsione per i clandestini) del Veneto. La decisione è stata comunicata all’inizio del mese scorso dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, al governatore del Veneto, Luca Zaia. Ai giornalisti, infatti, Maroni aveva dichiarato: “Il Cie nel Veneto? Abbiamo individuato il sito insieme al presidente della Regione, ma non è Tessera, come ha anticipato qualche giornalista”. Cancellata Venezia, i tentativi di capire la localizzazione si erano spostati verso Verona, dove nei mesi scorsi erano state fatte diverse ipotesi: da quella del capoluogo, in un’altra caserma dismessa, a Bovolone ma in entrambi i casi la protesta dei cittadini non si era fatta attendere, costringendo il Ministero ad altre scelte: il Polesine appunto. Ora, la protesta non è che manchi nemmeno nella provincia di Rovigo e molti sono i convinti che la decisione di Maroni risponda più che altro all’esigenza della Lega di spostare il problema al di fuori dei confini dei propri feudi, individuando nell’unica provincia veneta guidata dal Centrosinistra la collocazione ideale del Cie, tra l’altro in posizione strategica e utile per servire anche la vicina provincia scaligera. I sindaci altopolesani: da Marco Trombini, sindaco di Ceneselli, ad Eugenio Boschini e da Antonio Larucciaa a Natale Pigaiani, rispettivamente sindaci di Castelmassa, Trecenta e Giacciano con Baruchella, tutti alla guida di giunte di Centrodestra, si sono detti disposti a scendere in piazza pur di evitare la realizzazione del Cie. Della stessa opinione anche l’assessore provinciale Leonardo Raito, convinto che la scelta concertata dal Ministro e dal Governatore del Carroccio sia del tutto fuori luogo. “La Provincia — ha spiegato — dopo aver incontrato le amministrazioni del territorio e capigruppo del consiglio di Palazzo Celio è del parere che, certo i Cie servono ma, il sito individuato sia inadeguato. La caserma è dismessa ormai da moltissimo tempo, gli stabili sono prossimi alla fatiscenza e un suo reimpiego richiederebbe un investimento decisamente elevato. Ricordiamoci, infatti, che ad occupare questi spazi sarebbero delle persone alle quali andrebbe comunque garantita una struttura in ordine ed efficiente”. Ma la contrarietà della Provincia di Rovigo non verte solamente sulle questioni logistiche, tra l’altro mancherebbero anche le infrastrutture necessarie ai rimpatri come per esempio un aeroporto a portata di mano, ma si estendono anche a ragioni di sicurezza sociale e alla richiesta al rispetto di quegli investimenti sui quali Palazzo Celio da tempo ha riposto i propri sforzi. “Contrariamente a quello che pensa Zaia — ha specificato Raito — il Cie non porterà sicurezza nel nostro territorio, a Gradisca d’Isonzo, in cui è stata fatta la stessa operazione, i problemi ci sono e se si registrassero nel nostro territorio, potrebbero essere deleteri per quella vocazione residenziale sui quali i nostri comuni, da anni scommettono per evitare lo spopolamento dei piccoli centri. Inoltre contestiamo il metodo con il quale è stata presa la decisione, in quanto riteniamo che su questioni così importanti non si possano fare progetti senza interpellare preventivamente tutti gli amministratori del territorio”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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