I pescatori sono in difficoltà

La crisi della pesca. Non possiamo ancora smettere di parlarne perché il problema è sempre più serio, anche e soprattutto per le sue ricadute sociali ed economiche nel tessuto locale.
Sulla questione si sono espressi gli assessori, il sindaco, i politici di varie aree. Ora la parola passa ai diretti interessati: i pescatori. Denis Padoan, vicepresidente dell’associazione Armatori, presidente regionale di Federpesca e socio fondatore del consorzio Marinerie d’Italia e d’Europa parla, insieme ad un gruppo di suoi colleghi, della vicenda pesca. Sottolinea che le cariche che ricopre non sono importanti in questo momento: la sua è la testimonianza di un pescatore, di uomo che vive e conosce intimamente il mare da molti anni, proprio come gli uomini che lo circondano.
Le questioni affrontate sono molteplici, ma tutto ruota intorno alla nuova direttiva europea, entrata in vigore il 1 giugno 2010, che prevede il divieto di pesca entro le tre miglia e le maglie delle reti di una misura che varia dai 40 ai 50 mm (a seconda della forma, quadrata o romboidale). I pescatori non negano il problema della desertificazione del mare, ma sanno individuare cause e soluzioni ben precise. Innanzitutto ci tengono a precisare: “Il problema maggiore è costituito dai pescatori abusivi che, a differenza di noi, – dicono – pescano indiscriminatamente, senza rispettare i periodi di “fermo” necessari al riequilibrio della fauna ittica. Il lavoro degli abusivi danneggia tutti. In secondo luogo, un punto fondamentale che si continua a fingere di non vedere ma che va tenuto presente è l’inquinamento delle acque”. “Inoltre, – osservano – nessuno pare essersi battuto per spiegare all’Europa (che ovviamente non può conoscere le tipicità delle regioni di ogni stato membro), che il pesce pescato qui è di piccole dimensioni, ma già adulto”.
Questo pare essere il punto focale. Detto questo, come risolvere il problema, per evitare che il nostro mare si trasformi, in breve tempo, in un “deserto blu”? La risposta loro la danno: “Qui il fermo non dovrebbe essere solo ad agosto, ma anche a luglio e a settembre sarebbe necessaria una pesca regolamentata. Infine il problema si risolverebbe limitando le ore di cattura, per tutti. Noi, con le nostre piccole barche, già lo facciamo” suggerisce Denis.
Un altro tasto dolente pare essere quello delle attrezzature, che paiono irreperibili. I pescatori raccontano di esser riusciti a “scovare” una rete a norma solo dopo vari tentativi, perché il tutto è a discrezione della capitaneria di porto, dunque, come fanno notare: “se un pescatore di Ancona viene a pescare qua con le sue reti, probabilmente verrà multato”. Disorganizzazione, dunque.
Pare che l’Europa abbia “calato dall’alto” un provvedimento così, da un giorno all’altro; ci si dimentica invece che la direttiva è vecchia di quattro anni e che bisognava arrivare al 1 giugno preparati per evitare che un’intera classe di lavoratori si trovasse spiazzata.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento