Dalla pesca al turismo

Si aprono nuove prospettive per il turismo a Chioggia. I proprietari di un allevamento di molluschi in laguna hanno avviato un’attività di ristorazione direttamente nell’insediamento produttivo. Oggi, parte della lavorazione del prodotto raccolto, come la cernita, si è spostata sulle barche, liberando così parte dello spazio dei casoni, che possono ora ospitare le cucine e le tavolate di clienti su prenotazione. Un’idea che è piaciuta molto ai turisti, che da quando il servizio è stato avviato hanno letteralmente tempestato i gestori di prenotazioni.
Già dall’inizio dell’estate era tutto pronto per avviare l’attività, ma purtroppo un ritardo nel rilascio dei permessi necessari da parte del Comune ha rallentato la partenza.
Tutto era partito l’inverno scorso, quando Enrico Boscolo Lisetto si era rivolto agli uffici comunali per capire come muoversi. Aveva così scoperto che il Comune non si era mai dotato di un vero e proprio regolamento di igiene pubblica per la ristorazione in laguna. Dopo vari tentativi di superare le difficoltà burocratiche, aggravate da una certa confusione legislativa (ben 27 gli Enti interessati!), tutto è stato risolto alla metà del mese di agosto, grazie anche all’interessamento dell’assessore Maria Grazia Marangon.
Da allora, nel casone al bivio tra il canale Pocopesce e il Perognola sono state accolte a pranzo e cena oltre 600 persone, che talvolta hanno organizzato anche delle feste danzanti.
I promotori dell’iniziativa, appartenenti alla due diverse cooperative produttrici di molluschi, la Cav e la Atena, gestiscono dal 1998 complessivamente 3 allevamenti e sono proprietari di una decina di imbarcazioni e di 3 casoni, nei quali producono vongole e mitili. Se i permessi verranno confermati anche nei prossimi anni, potranno avviare delle migliorie, come la chiusura di una parte del casone per offrire la ristorazione anche in inverno inoltrato, e chiedere un punto di attracco riservato a Chioggia. Intanto è ancora piacevole, nelle giornate di sole non ancora troppo fredde, mangiare immersi nel silenzio della laguna, in un paesaggio di estremo fascino, accolti dalle gentilissime Laura e Michela. Il menu è fisso e propone piatti della tradizione locale: saore, fritto misto, e gli immancabili molluschi rigorosamente autoprodotti.
Per il prossimo anno altri 7 o 8 allevamenti hanno chiesto di trasformare i loro bilancioni per avviare un’attività di ristorazione. Se la cosa dovesse prendere piede si verrebbe così a creare un certo movimento e anche un indotto: servirebbero ad esempio dei trasportatori, dei fornitori e così via. Certamente, come ha sottolineato Leo Ranieri (Consorzio Con Chioggia Si), in un territorio dove si assiste alla saturazione del turismo balneare, attivare nuove nicchie di turismo con un’offerta differenziata non può che giovare all’immagine della città. Anche perché dai pranzi e dalle cene in laguna si potrebbe ben presto passare a un servizio di ospitalità notturna o di condivisione del lavoro in laguna. Questo diventerebbe anche un modo per sensibilizzare i turisti, attraverso la conoscenza delle valli e dell’ecosistema lagunare, all’importanza della sua conservazione. Oltre al cibo si potrebbero infatti offrire giri in laguna, anche per i birdwatcher di tutta Europa, raccontando le leggende legate al nostro ambiente.
Insomma la laguna sud di Venezia non ha nulla da invidiare a quella di Caorle, che già da diversi anni offre questo tipo di servizio nei casoni dei pescatori. E’ così che l’attività di ittiturismo potrà diventare anche un’attività di supporto alla pesca in un periodo di difficoltà economica come quello che stiamo vivendo.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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